Il tweet della cruda realtà. Fatevene una ragione.

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Le regole dell’Euro sono scritte nei trattati, quelli che pochi hanno letto e ancora meno compreso.

Quelle regole rendono evidente che l’Euro non è solo una moneta, bensì una precisa impostazione ideologica: quella dell’ordoliberismo.

Le anime ingenue di questa cruda realtà non vogliono rendersi conto – magari sta loro pure bene – e continuano a pensare che disoccupazione, precarietà, redditi bassi, stagnazione economica, siano frutto del caso cinico e baro.

Così deve intervenire la BCE a chiarire i termini della questione. Lo ha fatto con Draghi nel 2014 a Gerusalemme e lo ha fatto il 20 luglio con un tweet in inglese, dove è resa chiara, con poche parole, la missione della BCE: la stabilità dei prezzi, NON occupazione e crescita.

La conseguenza è chiara: le politiche dei singoli Paesi su occupazione e crescita sono consentite solo se non impattano sulla stabilità dei prezzi.

La volontà democratica dei popoli nulla può per modificare questa realtà, perché a decidere alla fine è chi detiene la moneta, e chi la detiene è la BCE, non i singoli governi, i quali possono soltanto adattarsi.

Non comprendere questo significa esprimere vuoti slogan contro austerità, neoliberismo, precarietà, povertà, buoni per sentirsi a posto con la coscienza di appartenenza, ma prive di significato reale.

Discutiamone.

Democrazia in Movimento.

Austerità e flussi migratori. Possiamo discuterne?

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Il dibattito sui flussi migratori a destra e sinistra è bloccato da becere semplificazioni ideologiche che non consentono di affrontare seriamente il fenomeno.

Un aspetto del tutto trascurato è l’impatto delle spese per le operazioni di soccorso, assistenza sanitaria, alloggio e istruzione per i minori non accompagnati che ammontano,  al netto dei contributi dell’UE, a 3,6 miliardi (0,22 per cento del Pil) nel 2016 e previste pari a 4,2 miliardi (0,25 per cento del Pil) nel 2017, in uno scenario stazionario. Se invece i flussi dovessero continuare a crescere, come mostrano i dati sugli arrivi dei primi mesi dell’anno, le spese potrebbero appunto salire di altri 400 milioni, fino a 4,6 miliardi.

Questi sono i dati del DEF 2017.

Il punto fondamentale è questo: possiamo prevedere qualsiasi importo per rispondere alle esigenze che derivano dall’accoglienza, però dobbiamo sapere che allo stato delle regole dell’U.E. e dell’Euro, delle esigenze di stabilità dei bilanci, tutto questo determina aggiustamenti dei conti pubblici che passano attraverso ulteriori e pesanti tagli alla spesa pubblica (sanità, pensioni, istruzione, infrastrutture, etc.) che determinano un impoverimento complessivo che colpisce tutti indistintamente, cittadini e migranti.

Questo ovviamente non potrà che acuire le tensioni sociali, già evidenti nelle proteste dei sindaci e delle popolazioni in varie parti d’Italia, per fermare le quali non bastano l’indignazione e la generica accusa di razzismo.

Lo Stato italiano non ha il controllo della propria spesa pubblica, non ha il controllo della moneta, pertanto non ha alcuno strumento efficace per rispondere alle esigenze che nascono dai flussi migratori e dalla necessaria accoglienza.

La flessibilità che pure può essere accordata dalla U.E. per reperire le risorse è solo un palliativo di breve respiro, in quanto comunque poi saranno chiesti tagli e aggiustamenti al bilancio, anche in virtù di quanto prevede oggi l’art. 81 Cost., con le solite ricette di austerità che conosciamo e che hanno impoverito oltre misura il Paese e creato le enormi diseguaglianze sociali di questi ultimi anni.

Soluzioni?

E’ chiaro che se non si incide decisamente sulle cause dei flussi migratori questi non potranno che continuare e crescere. Affrontare tali cause equivale ad affrontare il neoliberismo globalista neocoloniale.

In ogni caso occorre avere ben chiaro che restare all’interno dell’ordinamento della U.E. e dell’Euro significa accettare le regole di tale sistema, principalmente quello della stabilità dei prezzi, ossia del controllo dei bilanci e della spesa pubblica. Se accettiamo questo la riduzione della spesa sociale sarà inevitabile e inevitabile saranno i conflitti sociali tra coloro che maggiormente subiranno i tagli alla spesa sociale, le fasce più povere della popolazione (cittadini e immigrati), le quali saranno costrette a competere per poter sopravvivere.

E questo non è populismo o xenofobia: solo la vittoria della classe dominante neoliberista che nella divisione dei popoli e all’interno dei popoli domina e accresce le proprie fortune.

Per questo riteniamo assolutamente necessario una seria riflessione, un ampio dibattito, sulla partecipazione dell’Italia all’U.E e all’Euro, sulla accettazione acritica del globalismo neoliberista, e speriamo che prima o poi tale dibattito si faccia senza le semplificazioni ideologiche di certa destra e sinistra.

Democrazia in Movimento

Le nuove forme di manifestazione del fascismo: Meccanismo Europeo di Stabilità.

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Il dibattito social continua ad essere monopolizzato dal fascismo delle immagini di un’epoca sconfitta dalla storia.
Al contempo, le nuove forme di fascismo, quelle che si manifestano sotto forma di dittatura della burocrazia finanziaria globalista e ordoliberista, impongono le loro decisioni ai governi democraticamente eletti, determinando sottrazione di diritti alle popolazioni e obblighi di cessione di asset fondamentali allo sviluppo economico di quei Paesi.
 
Il Meccanismo Europeo di Stabilità è una delle forme di questo fascismo finanziario, del quale ben pochi in Italia conoscono finalità, regole, decisioni. Fino a quando quelle finalità, regole e decisioni non saranno prese anche per il nostro Paese e allora ne conosceremo gli effetti devastanti, ma sarà troppo tardi. Come lo è per la Grecia.
 
Scusate la franchezza, ma vi diciamo baloccatevi pure con il fascismo sconfitto, noi come moderne Cassandre non abbiamo alcuna intenzione di farci distrarre e continueremo a denunciare il fascismo nella sua forma attuale, quella che ha già di fatto portato in Italia un milione e mezzo di famiglie, quasi cinque milioni di persone, alla povertà assoluta.
 
Ognuno decida le proprie priorità. Le nostre sono quelle di combattere senza sosta l’ordoliberismo globalista di questa Unione Europea della burocrazia finanziaria.
 
Perché vincano i popoli e non gli speculatori.
 
https://www.esm.europa.eu/assistance/greece
Democrazia in Movimento
www.democraziainmovimento.org
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https://www.facebook.com/democraziainmovimento.org/

G20: La ragione e il manganello

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Anche in questo G20 di Amburgo si ripetono le proteste, che ormai ciclicamente circondano questi incontri, soprattutto quando vengono fatte nelle grandi cittá e non in piccoli centri piú isolati e piú isolabili.

Si ripete la solita reazione della polizia, con provocazioni e cariche favorite dall’infiltrazone dei soliti black block.

Purtroppo gli scontri fanno dimenticare una cosa, che a 17 anni del G8 di Genova é ormai chiara: chi protesta ha ragione!

Chi protesta e protestava non ha creduto alla favola dei nuovi posti di lavoro creati dalla globalizzazione, dell’Euro che ci avrebbe fatto guadagnare di piú lavorando di meno, delle magnifiche sorti e progressive promesse dai potenti.

Chi protesta vede e vedeva tutti i problemi che sono ormai sempre piú visibili a tutti e che la propaganda del mainstream non riesce piú a coprire: la globalizzazione e il neoliberismo rendono i ricchi sempre piú ricchi e i poveri sempre piú poveri. Demolendo la classe media occidentale a vantaggio di quella di altri paesi (ad es. la Cina) e ridistribuendo solo in parte la ricchezza verso i paesi meno sviluppati (dove i lavoratori continuano comunque ad essere sfruttati dai soliti noti).

Manganellate pure quante volete, quindi, ma la Storia dará ragione a chi protesta e piano piano anche la popolazione lo sta capendo, come dimostrano la Brexit, l’elezione di Trump e il No al Referedum del 4 Dicembre.

Il problema é incanalare questa protesta su binari politici che possano provocare un nuovo cambiamento. Le violenze in questo senso non aiutano perché fanno facilmente passare chi protesta dalla parte del torto.

Democrazia in Movimento non crede che la rivolta violenta sia la soluzione, perché é facilmente contrastabile coi mezzi ben noti dei poteri forti. Una rivolta pacifica e politica é invece piú difficile da contrastare, sfruttando l’ipocrisia dei potenti e il fatto che devono ancora salvare le apparenze della democrazia occidentale. I giá citati Brexit, Trump e Referendum Costituzionale hanno dimostrato che i potenti non hanno piú il controllo dei media e con essi dei voti dei cittadini. Sta a noi sfruttare questo spiraglio per ottenere i cambiamenti che vogliamo. La vittoria di Macron in Francia é stato un punto a loro favore, ma potrebbe essere solo un’episodio.

Dimostrazione G20

Pizzarotti, Donnarumma e Steve Jobs

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É interessante tracciare paralleli tra queste tre storie. Tutte e tre sono storie di fedeltá e tradimento, ascese e cadute.

Steve Jobs uscí dalla Apple che aveva fondato per divergenze col management, per poi ritornarci quando l’azienda andó in crisi e riportarla al successo.

Donnarumma é stato preso giá da piccolo dal Milan, coltivato nella primavera e poi lanciato in serie A con ottimi risultati. Pare peró ora voler rompere con la societá che voleva spingerlo ad accettare un’offerta e che gli ha fatto pressioni e ripetuti ultimatum, minacciandolo anche di lasciarlo in tribuna tutta la prossima stagione.

Pizzarotti é stato il primo eletto del M5S in una cittá importante dopo aver contributo al buon successo delle Regionali del 2010. Viene peró poi successivamente fortemente criticato da Grillo e poi sospeso, fino ad uscire e a ricandidarsi  per poi essere rieletto Sindaco di Parma.

Tre storie diverse, ma con interessanti paralleli. C’é chi ha fondato, chi ha contribuito a fondare, chi é stato selezionato e portato alla ribalta. Da Donnarumma e Pizzarotti si pretende riconoscenza. Ma Donnarumma giocherebbe diversamente se fosse rimasto a Castellamare di Stabia? E Pizzarotti sarebbe potuto essere eletto in una lista civica?

Credo che le polemiche su Donnarumma e Pizzarotti siano frutto anche della cultura italica, la stessa che vede il lavoratore dover sempre ringraziare il datore di lavoro, mai il contrario. Dove i meriti non vengono quasi mai riconosciuti e i successi sono sempre dovute a fortuna e spintarelle di cui si deve ringraziare.

La conclusione della storia di Steve Jobs la sappiamo, quella di Donnarumma e Pizzarotti non ancora.

Pizzarotti
da https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Federico_Pizzarotti_-_Aung_San_Suu_Kyi_31_ott_13_034.jpg

Donnarumma

da https://de.wikipedia.org/wiki/Datei:Gianluigi_Donnarumma_(31895135436).jpg

Steve Jobs
da https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Steve_Jobs_Headshot_2010-CROP.jpg

IUS SOLI: e se si migliorasse la legge in Parlamento?

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Il dibattito sullo Ius Soli si é fatto via via sempre più ideologico e di muro contro muro.

Rimandiamo a  questo articolo che spiega bene la situazione e le modifiche proposte.

Il problema reale é che la legislazione attuale é carente, visto che dá solo un anno per presentare la domanda e non dá requisiti chiari. Occorre migliorarla non per favorire l’immigrazione ma per dare diritti a chi non li ha.

Il dibattito invece si concentra su una lotta a prescindere pro o contro il concetto stesso di ius soli, che non e neanche quello che é contenuto nel testo di riforma.
Quello proposto é infatti uno ius soli TEMPERATO cioé limitato, visto che non basta essere nati in Italia per avere la cittadinanza ma occorre essere nati da almeno un genitore in possesso di permesso di soggiorno a tempo indeterminato.

Altro discorso é la cosiddetta IUS CULTURAE che consente a chi, arrivato prima dei 12 anni, ha seguito almeno 5 anni di scuola in Italia o a chi ha conseguito un titolo di studio italiano.

Non é quindi una cittadinanza “regalata” come chi é contro vuole far credere.
C’é comunque spazio per migliorare la legge in Parlamento, che dovrebbe servire a questo, ad esempio aggiungendo un esame di Lingua e Cultura Italiana, soprattutto di Educazione Civica. E giá questo sarebbe un requisito che molti “veri italiani” non passerebbero.

Altra critica alla legge sono i tanti (quasi 1 milione) che sarebbero aquisirebbero improvvisamente la cittadinanza e che potrebbero votare “per ringraziare” proprio il PD che gliel’ha concessa con queste modifiche. Si potrebbe prevedere allora una moratoria e un periodo in cui questi “nuovi italiani” non possano votare (basterebbe un anno per escluderli dalle prossime politiche) cosí da lasciar passare un po’ di tempo e togliere il pericolo di “voto di scambio”. Non é infatti detto che gli immigrati votino PD, le statistiche ci dicono che probabilmente il loro voto si ditribuirebbe piú o meno equamente tra i vari partiti, compreso la Lega (perché chi é giá qui non sempre vede di buon occhio i nuovi che entrano).

Si richiede anche la reciprocitá coi paesi d’origine e con gli altri paesi europei, ma questa é una cosa che richiederebbe troppo tempo mentre questi “nuovi cittadini” hanno il problema reale di veder riconosciuto il loro diritto all’integrazione ora.

Queste modifiche, poi, non credo aumenteranno l’emergenza immigrazione, dovuta ad altri fattori. Anzi paradossalmente é possibile che questi “nuovi italiani” usino questo loro status per andare all’estero, come fanno giá oggi molti connazionali.

Purtroppo é probabile che si continuerá con il muro contro muro su questo tema. Speriamo almeno si arrivi a un referendum in cui possano essere gli stessi italiani a decidere su un tema cosí divisiva e che riguarda chi si vuole far entrare nella nostra comunitá, come e con quali requisiti.

La nuova Rifondazione a Sinistra

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L’assemblea convocata ieri al Teatro Brancaccio da Anna Falcone e Tomaso Montanari é stata una tappa importante del processo di riaggregazione della Sinistra in Italia.

C’é molto entusiasmo intorno a questo progetto, e lo dimostrano le tante persone intervenute ieri. Purtroppo tra quelle persone ci sono anche molti volti noti, da D’Alema a Vendola, e per pura fortuna non ha partecipato Pisapia.

Molte sono le domande che sorgono guardando lo svolgersi dell’assemblea.
Riusciranno a rimanere indipendenti dai vari capi e capetti?
Creeranno davvero una lista unica a sinistra del PD?
Terranno davvero conto del volere della base?

Ci sono peró alcune certezze che non fanno ben sperare.

  1. Il progetto nasce dichiaratamente a sinistra. Pare che in molti non vogliano rinunciare a questa dicitura, nonostante gli esempi di Podemos e Mélenchon, pure citati, che hanno saputo andare oltre i confini della Sinistra classica
  2. I soliti noti sono stati messi in prima fila, generando giá non poche contestazioni. É chiaro che questi vorranno avere un ruolo, nonostante tutto il loro passato non certo encomiabile. Speriamo che si vogliano quantomeno sottoporre al voto di primarie interne, al che magari almeno qualcuno potrá essere eliminato.
  3. Non si parla in alcun modo di recupero della sovranitá monetaria, ma al massimo di ridiscussione dei trattati europei, necessitá ormai evidente a tutti, ma non é chiaro il fine e i metodi.
  4. L’iniziativa é dichiarata “dal basso” ma sono stati accuratamente scelti i relatori. La partecipazione dei cittadini é relegata all’invio di questionari che sono, al solito, vagliati da un vertice non chiaro (a parte Falcone e Montanari) e non eletto da nessuno.
  5. Il nuovo soggetto politico si vuole contendibile, ma non é chiaro quali saranno le regole interne per prendere le decisioni. Temiamo la contendibilitá sia paragonabile a quella di Possibile, cioé scarsa non avendo i piú gli strumenti per coinvolgere un numero sufficiente di circoli con iniziative veramente dal basso.

Con tutte queste domande e questi dubbi, anche se il progetto riuscisse a formare una vera lista unica a Sinistra, o comunque una lista che punti alla doppia cifra percentuale, come dichiarato da Montanari, non c’é alcuna possibilitá che questa lista riesca, da sola, ad ottenere la maggioranza.

Proprio per la sua caratterizzazione a Sinistra, questa lista si autolimita e si condanna ad essere, se va bene, una nuova Rifondazione Comunista destinata a fare lotte di Sinistra a fianco degli schieramenti piú grandi, portando acqua se va bene al M5S e se va male persino al PD a cui continuano a guardare e attorno al quale continuano ad orbitare.

Noi di Democrazia in Movimento riteniamo sia possibile e utile cercare un’aggregazione delle forze che si riconoscono nella Costituzione e ne vogliono l’attuazione e il miglioramento, al di lá delle obsolete sigle Sinistra-Centro-Destra e delle ideologie.

Riteniamo inoltre punto imprescindibile il recupero della Sovranitá Monetaria, senza la quale lo Stato rimarrá sempre succube della Finanza e l’attuazione della Costituzione é destinata a rimanere un miraggio.

Per questo lavoriamo alla creazione di un Quarto Polo, che non guardi alle vecchie categorie di Centro-Sinistra e Centro-Destra e che superi i problemi del M5S, per un vero polo post-ideologico e non legato a leader, capi e capetti ma con una vera democrazia interna.

Anna Falcone e Tomaso Montanari
da YouTube https://www.youtube.com/watch?v=aZ1d8Abe_bI

M5S : l’onestá non basta

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Le ultime elezioni amministrative sembrano rappresentare una battuta d’arresto per il M5S.
I soliti fanatici si sono affrettati a dire che non é vero, che in molti casi c’é stato un aumento dei voti,
ma é un dato di fatto che i comuni in cui il m5s é andato al ballottaggio sono pochi, quasi nessuno tra quelli principali.
E dire che l’analoga tornata elettorale di 5 anni fa aveva visto il primo exploit dei 5 stelle che avevano conquistato Parma e altri comuni.
L’attuale affermazione del m5s come primo partito, nei sondaggi e giá alle scorse politiche, faceva intuire ben altro risultato.

Questo risultato deve far riflettere sulla reale portata ed appetibilitá del M5S.
Presentatosi come forza anti-sistema basato soprattutto sull’onestá dei propri candidati, esso ora mostra i suoi limiti.
Soprattutto a livello locale, in assenza di grandi scandali la proposta di onestá non basta per far presa sui cittadini.
Occorre proporre candidati credibili e competenti con reali soluzioni per i problemi cittadini.

Questo risultato é poi conseguenza del sostanziale abbandono della gestione dei meetup, che costituivano la linfa vitale del M5S degli inizi,
a favore dei gruppi parlamentari e della comunicazione dall’alto, come dimostrano anche le votazioni/plebiscito per il programma, con scarse o nulle
possibilitá per i singoli iscritti di incidere sul testo finale da votare.

Questo risultato é poi figlio delle tante espulsioni e delle conseguenze fuoriuscite di attivisti a livello locale, in primis il conflitto con quel Pizzarotti che
5 anni fa consentí l’exploit a Parma e sembra poterlo ripetere in solitaria, a conferma della sua buona amministrazione della cittá.
Gli scarsi risultati e i problemi avuti nell’amministrazione delle altre cittá governate dal M5S non é che un’aggravante.

C’é da chiedersi se questo risultato getti ora ombre sulla possibile vittoria del M5S alle politiche.
La stessa “scusa” dell’essere soli mentre gli altri candidati sono sostenuti da varie liste si potrebbe riproporre per le politiche e
il successivo voto parlamentare dove il M5S con ogni probabilitá non potrá contare sulla maggioranza assoluta.

La veritá é che il M5S, con le sue posizioni ondivaghe e cerchiobottiste, non puó da solo essere la soluzione ai problemi degli italiani.
Occorre costruire una nuova forza che aggreghi chi non si riconosce nei tre poli di centrosinistra, centrodestra e M5S.
In vista di un possibile governo a M5S, assai piú auspicabile di un nuovo governo a guida PD, occorre raccogliere i voti di chi ancora cede all’astensione,
e sono sempre di piú, e non si tura il naso per votare nemmeno il M5S, che ha dimostrato di essere un ulteriore partito padronale e non quel partito di democrazia diretta
che si proponeva all’inizio.

Ci stiamo organizzando per raccogliere queste forze, con la stessa derisione e scarsa considerazione che aveva il M5S degli inizi, quando prendeva a malapena il 3% in qualche comune.
Lo stiamo facendo perché crediamo in questo progetto e nel fatto che l’Italia si possa salvare dal declino, cambiandola in meglio e ripartendo dai valori della Costituzione del 1948.

Elezioni francesi e amministative: due pessimi sistemi

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Lo scorso week end si é votato sia in Francia per le parlamentari sia in Italia per le amministrative.

In entrambi i casi si sono visti all’opera due pessimi sistemi elettorali, che deprimono la rappresentanza per inseguire la tanto decantata governabilitá.

Macron con circa il 30% dei voti otterrá quasi il 70% dei seggi, grazie a un sistema maggioritario a doppio turno che qualcuno vorrebbe anche iin Italia.
Alle amministrative italiane invece ad alcune liste non basta il 10% per ottenere un consigliere, grazie alla riduzione del numero dei consiglieri di qualche anno fa, in nome di una risibile riduzione dei costi della politica. Il doppio turno consente poi anche qui ad alcune liste di diventare maggioranza assoluta in Comune rappresentando una minoranza dei cittadini.

A queste regole “truccate” si aggiunge la forte astensione che rende ancora piú risicate le maggioranze relative rispetto alla popolazione, Macron infatti “vince” pur essendo appoggiato solo dal 15% degli aventi diritto. Allo stesso modo Orlando passa direttamente al primo turno, grazie anche alla legge siciliana “opportunamente” modificata, pur avendo meno del 25% dei voti degli aventi diritto a Palermo.

Purtroppo temiamo che i risultati, soprattutto francesi, portino a un nuovo tentativo di imporre leggi di questo tipo anche in Italia.
E d’altra parte c’é giá l’intervista di Amato che dice

Quindi il sistema francese e ovviamente quello delle comunali non violano la Costituzione?

 

«È così».

da https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5b/Emmanuel_Macron_%283%29.jpg

Alla rivoluzione col fucile a tappi

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Abbiamo letto con interesse l’appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari pubblicato sul Manifesto.
Ci troviamo peró d’accordo con le repliche di Enzo di Salvatore e JeSoPazzo

In particolare, ci pare che l’appello riduca pesantemente l’orizzonte di questa ipotetica nuova lista elettorale, chiudendolo nel ghetto della Sinistra e non citando alcuni temi importanti.
Non si accenna ad alcuna critica a questa Europa, che di fatto impedisce e impedirá qualsiasi tentativo di attuazione reale della Costituzione.
É l’ordoliberismo insito in questa Unione Europea, infatti, il vero nemico da combattere, assieme al neoliberismo di matrice internazionale che é la vera origine del pensiero unico oggi imperante e degli attacchi alla Costituzione e alla Democrazia che si cerca affannosamente di combattere.
E l’arma principale per combattere questo nemico é, assieme alla Costituzione coi suoi principi, valori e progetto di fondo, il sovranismo cioé il tentativo di riappropriarsi delle sovranitá perdute a livello europeo, in primis quella monetaria.
Senza sovranitá monetaria infatti lo Stato rimarrá succube dell’economia e della finanza e non potrá agire per l’uguaglianza e il reale progresso della societá.

Una semplice ridistribuzione della ricchezza, come presumibilmente si propongono di fare a Sinistra, non é sufficiente perché troppi, nel mondo, sono i modi in cui oggi i ricchi riescono ad eludere il fisco in maniera legale. L’evasione fiscale che rimane in Italia é per lo piú evasione di sopravvivenza visti gli altissimi livelli di imposizione fiscale.
In questo scenario non si capisce come vorrebbe la “nuova” Sinistra risolvere i problemi degli italiani. Si rischia di continuare a tartassare i soliti e lasciare campo libero ai potenti.

Questo tentativo é probabilmente un ulteriore tentativo di conquistare un posto al sole dei soliti noti, che infatti non hanno voluto partire con un progetto serio giá dopo l’incontro del 22 Gennaio, come da noi proposto, e si precipitano solo ora a “fare qualcosa” con l’avvicinarsi delle elezioni.

Non é cosí che si puó sperare di cambiare l’Italia, per farlo ci vuole un progetto serio e di lungo respiro, che punti a dare vere soluzioni ai problemi dell’Italia mettendo insieme tutte le forze che concordano su alcuni obiettivi comuni. É quello che stiamo cercando di fare insieme alla Confederazione per la Sovranità Popolare e a vari soggetti con cui siamo in contatto.

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