Archivio mensile:gennaio 2016

LE MANCETTE ELETTORALI DI RENZI.

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Ci sono notizie che sembrano minori.

Certo, un Presidente del Consiglio che si reca in Arabia Saudita e non dice una parola sulle esecuzioni dei dissidenti e sulle continue violazioni dei diritti umani degli sceicchi ben può coprire le nudità delle statue per non irritare il rappresentante di un altro Stato oscurantista dove si eseguono altrettante esecuzioni di dissidenti e violazioni di diritti umani.

In ogni caso, la questione delle statue coperte evidenzia l’ennesima truffa renziana, l’ennesimo spot elettoralistico portato avanti con i soldi pubblici.
Lo stesso personaggio che presenta in pompa magna misure di contrasto al terrorismo attraverso stanziamenti alla cultura (i famosi 500 euro ai diciottenni), lancia il terribile messaggio che diritti umani e libertà democratiche valgono niente davanti alla prospettiva di lucrosi affari per le proprie aziende. La cultura si può tranquillamente sacrificare sull’altare del business.
Altro che fondi per la cultura: i 500 euro ai diciottenni sono niente altro che quello che molti di noi hanno sempre sostenuto, mancetta elettorale con fondi pubblici.
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IL SENATO CON LA DEFORMA RENZIANA RESTA E LOTTA INSIEME A NOI (COME PURE IL BICAMERALISMO QUASI PERFETTO)

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Più leggo il testo della deforma boschi – renzi più mi rendo conto della pochezza di questi alchimisti improvvisati che si trovano al governo.
 
Ti dicono che hanno superato il bicameralismo perfetto e non è vero.
Ti dicono che hanno trasformato il Senato nella Camera delle Autonomie, addirittura scomodando il sistema federale tedesco, e non è vero.
Infatti, ai sensi dell’art. 70 Cost., nel nuovo testo:
1) Vi sono tante materie, quelle del nuovo testo dell’art. 70 Cost., dove “la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere“.
2) “Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica …“.
3) Vi sono 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica. Ora, se si tratta di Senato che vuole valorizzare le Autonomie attraverso consiglieri regionali e sindaci che accidenti c’entrano i senatori nominati dal Presidente della Repubblica, addirittura nella misura del 5% del totale (5 su 100)? Peraltro nel Senato che vuole rappresentare le istituzioni territoriali i senatori a vita restano in carica più degli altri (7 anni contro 5).
Volete sapere la verità? A questi del bicameralismo perfetto non frega un accidenti di niente. Il vero punto che a loro interessa è fare in modo che sia una sola Camera a dare la fiducia al governo, per avere la certezza  – attraverso i numeri conquistati con il premio di minoranza dell’Italicum  – di poter decidere tutto quello che vogliono, azzerando la opposizione e riducendo gli organi di garanzia (Presidente della Repubblica, CSM e Corte Costituzionale) a niente altro che strumenti in mano al padrone del partito di maggioranza. Ed è per questo che la Camera resta di 630 deputati mentre il Senato passa a 100, perché in questo squilibrio meglio realizzano quel disegno.
Del resto se veramente volevano incidere sul bicameralismo perfetto semplicemente abolivano il Senato oppure escludevano che si potessero avere materie in cui la funzione legislativa è esercitata da entrambe le Camere (e su queste materie vi è bicameralismo perfetto, imbecilli) oppure non prevedevano il passaggio al Senato di leggi relative a materie che con le istituzioni territoriali non hanno nulla  a che fare.
Questi sono falsi come le moneta da tre euro. Ognuno di noi faccia uno sforzo e si informi e informi gli altri.
Alessandro Crociata
parlamento

LA COMPLICAZIONE NELL’ERA RENZIANA. QUESTA RIFORMA? NO GRAZIE!

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LA COMPLICAZIONE NELL’ERA RENZIANA.
 
Questo è il testo vigente dell’art. 55 Cost.:
“[I] Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. [II] Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione”.
 
 
Questo invece il nuovo testo dell’art. 55 Cost. se dovesse passare la deforma renziana:
“Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza. Ciascun membro della Camera dei deputati rappresenta la Nazione. La Camera dei deputati è titolare del rapporto di fiducia con il Governo ed esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato del Governo. Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori. Concorre ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l’attuazione delle leggi dello Stato. Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione».
 
Alla faccia della abolizione del bicameralismo perfetto e della sempllificazione. Il nuovo Senato si occuperebbe di una quantità enorme di provvedimenti e lo farebbe tramite soggetti eletti per fare altro: sindaci e consiglieri regionali.
 
COMINCIAMO A SMASCHERARE LE BUGIE: NON E’ VERO CHE SI ELIMINA IL BICAMERALISMO PERFETTO. LO SI RENDE SOLO UN PO’ MENO PERFETTO. MA LO SI COMPLICA PER ASSEGNARE FUNZIONI LEGISLATIVE FONDAMENTALI A SENATORI ELETTI PER FARE ALTRO: SINDACI E CONSIGLIERI REGIONALI.
 
Fate girare, grazie.
 
#noivotiamono
(foto tratta dal web)
renzi

RIFLETTI ED INVITA ALLA RIFLESSIONE.

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RIFLETTI E INVITA ALLA RIFLESSIONE.
 
Un tempo i cittadini si recavano in massa alle urne, partecipavano alle attività dei grandi e piccoli partiti, si sceglievano i propri rappresentanti in proporzione alle loro forze e avevano politici del calibro di Pertini, Dossetti, La Pira, Einaudi, Ingrao, Berlinguer, Moro, De Gasperi, Nenni, Calamandrei.
Quei politici in quel tempo e con questa Costituzione hanno trasformato l’Italia da un Paese agricolo ed arretrato nella quinta potenza industriale al mondo con ritmi di crescita che ci hanno reso leader mondiali in settori strategici. Un tempo avevamo il controllo delle nostre scelte e quei politici concorrevano a creare una Europa tra pari per creare benessere e pace.
 
Oggi la maggioranza dei cittadini non si reca più alle urne, non partecipa più alla vita politica, del tutto delegata a segretari e proprietari di partito, non sceglie più i propri rappresentanti, ormai decisi dalle segreterie dei partiti e imposti agli elettori (quei pochi rimasti), e abbiamo politici del calibro di Scilipoti, Razzi, Sibilia, Orfini, Boschi, Renzi, Gelmini, Brunetta, Salvini.
 
Oggi l’Italia è in piena crisi economica, ha smantellato quasi del tutto le proprie industrie e quelle poche rimaste sono ormai controllate da capitali stranieri.  Oggi le scelte sono state svendute ad un gruppo di burocrati che tutelano gli interessi dei grandi gruppi finanziari e l’Europa è diventata un luogo dal quale fuggire.
Un tempo Napolitano era un nano accanto a dei giganti, oggi si presenta come un gigante accanto a dei nani.
 
Non è vero che il problema è il bicameralismo.
Non è vero che il problema è la governabilità.
Non ci prendete in giro, non ci caschiamo.
Il problema siete voi, solo voi. Siete inadeguati e lo siete perché vi scegliete tra di voi, vi supportate a vicenda per i vostri sporchi affari ed interessi. Per ottenere questo avete allontanato i cittadini dalla politica attiva, ci avete fatto credere che era inutile partecipare, votare, decidere, che voi eravate in grado di farlo per noi, per tutti noi.
Oggi volete ancora più potere per soddisfare i vostri interessi e di quelli che vi finanziano.
No il problema non è bicameralismo e non è la governabilità.
Il problema siamo noi che vi consentiamo tutto questo, che accettiamo tutto questo, nonostante l’evidenza della vostra inadeguatezza, della vostra furbizia a nostro danno.
E’ ora di dire BASTA. Non vi daremo altro potere, non vi cederemo altri pezzi della Sovranità. Questa appartiene solo al popolo il quale ha il dovere di esercitarlo per il bene di tutta la Comunità.
Diciamo no alla riforma Costituzionale Renzi – Boschi,  pretendiamo di riprenderci la Sovranità; riprendiamoci la partecipazione, le scelte, le lotte per i diritti e l’osservanza dei doveri.
Scegliamo di nuovo giganti a rappresentarci e mandiamo questi nani dove meritano di stare.
Alessandro Crociata
(questo scritto è riferibile al suo autore, il quale se ne assume responsabilità, e viene pubblicato al fine di alimentare il dibattito).
parlamento

 

La democrazia rappresentativa: tra governabilità e democrazia diretta.

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Da almeno venti anni il dibattito politico si affanna a discutere il rapporto tra rappresentanza e governabilità.

I governi tendono ad assorbire su di loro la funzione innovatrice e la capacità di risposta alle cc.dd. sfide globali, affermando ad ogni piè sospinto che la rappresentanza non è in grado di assolvere ai compiti decisionali propri dell’era moderna, caratterizzata dalla velocità dei mutamenti sociali ed economici.

La rappresentanza parlamentare viene così relegata in un angolo e posta in seria crisi, quale fosse un impiccio alla “capacità di governo” e all’obbligo di risposta.

Questo attacco alla “funzione della rappresentanza parlamentare” di matrice governativa è oggi vincente grazie ad una pressione mediatica e ad un utilizzo disinvolto della maggioranza parlamentare frutto di una legge elettorale antidemocratica (il Porcellum).

Le recenti riforme stanno vieppiù riducendo la rappresentanza a mero corollario confermativo dell’attivismo governativo, concentrando enormi poteri sul Capo del Governo (un sostanziale premierato).

Ma la rappresentanza parlamentare non soffre solo per gli attacchi governativi e delle elites, ma anche a causa di quei settori del c.d. Popolo che non trovano soddisfazione nella rappresentanza, anzi da essa si sentono truffati, depauperati.

Una parte si è rifugiata nel disinteresse e nell’astensionismo, altra parte invoca il diritto di essere esso stesso legislatore, senza la mediazione di Parlamenti e rappresentanti. In questo ritengono di poter esaurire e compendiare la “democrazia”.

E’ davvero così? Davvero la democrazia si esprime con e si esaurisce nella funzione legislativa, nella decisione, nella deliberazione?

Assolutamente no.

Questa è solo una visione semplicistica della democrazia, affascinata da miti del passato sui quali sarebbe bene fare piena chiarezza.

La democrazia non si misura in base alla possibilità di essere legislatore o della possibilità di partecipare ai processi legislativi.

Il fatto che ciascuno di noi, singolarmente considerato, possa essere motore della iniziativa legislativa non è per ciò stesso condizione sufficiente alla realizzazione della democrazia.

Da solo considerato l’esercizio diretto della funzione legislativa può ben presto trasformarsi in dittatura della maggioranza. E ancora più patologicamente nella dittatura di una minoranza attiva che assorbe in sé l’esercizio della democrazia.

Affermare poi, come alcuni opinano, che la democrazia si risolva nella mera possibilità di partecipare ai processi legislativi, senza alcuna verifica per rendere effettiva, sostanziale, questa partecipazione, a ben vedere si risolve nella negazione stessa del concetto democratico, per tradursi nella “delega agli attivi”.

In ciò sarebbe insito il trasferimento della tutela degli interessi variegati delle società complesse ai “più attivi”, e questo sarebbe inammissibile in quanto taglierebbe fuori dalla considerazione normativa tutti quegli interessi che pur meritevoli di considerazione non avrebbero comunque “attivi” che ne portino avanti le istanze.

In concreto, in una società dove dovessero trovare cittadinanza solo gli interessi espressi dagli “attivi”, coloro che per loro natura attivi non sono o non possono essere si troverebbero privi di “parola”, privi di “azione”, privi di tutela: tra questi, i minori, gli incapaci, gli esclusi, gli emarginati, coloro che sono privi dei mezzi necessari, i non cittadini. Questi sarebbero esclusi dalla possibilità di farsi “legislatori” e, in ultima analisi, di trovare tutela e riconoscimento di diritti ed interessi.

La rappresentanza assolve a questa fondamentale funzione. A fortiori quella espressa dai Padri Costituenti attraverso l’art. 67 Cost., allorquando affermano che i parlamentari “rappresentano la Nazione ed esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato”.

Norma che non esprime l’idoneità del parlamentare a farsi “furbo” e “cambiare casacca” alla bisogna, ma quello più ampio e alto di essere espressione dell’intera Comunità, impegnando a questo Ufficio anche quando ciò dovesse significare andare contro gli interessi di parte. Perché la Comunità nell’idea dei Padri Costituenti è posta al di sopra degli interessi e degli egoismi delle singole parti di essa.

A tale funzione di rappresentanza degli interessi concorrono poi i corpi intermedi, i quali svolgono la fondamentale funzione di armonizzazione dei diversi interessi che pervadono le società complesse.

Le grandi idealità, le visioni della società, espresse dai grandi partiti di massa, così come dai sindacati, dalle associazioni delle imprese, dagli organismi associativi di volontariato assolvono tutti a questa fondamentale funzione: esprimere esigenze, diritti, interessi, anche di quella parte della popolazione o di quei soggetti che non hanno voce diretta.

Coloro che ritengono di far coincidere “democrazia” e “funzione legislativa” si preoccupano soltanto di cercare strumenti deliberativi efficienti. Ritengono che sia sufficiente trovare un buon software decisionale attraverso il quale fare esprimere il Popolo e farlo diventare sovrano.

Costoro dimenticano che la democrazia non si esprime soltanto attraverso la decisione e la formazione delle maggioranze, ma abbisogna di competenze, conoscenze, elaborazioni, confronto, idee, progetti, visioni del mondo, ma soprattutto del riconoscimento delle minoranze e delle garanzie per esse di potersi esprimere e, non ultimo, di vederne riconosciute le istanze.

In altri termini le minoranze non sempre hanno torto, non sempre devono cedere alla maggioranza. In concreto: una minoranza linguistica ha diritto a vedersi riconosciuta e tutelata pur se minoranza; un omosessuale ha diritto ad essere riconosciuto e tutelato anche in una società largamente eterosessuale e così via.

Decisivi sono dunque gli strumenti di garanzia, quelli che fanno si che la brutale forza della maggioranza (che poi magari è solo una minoranza che decide per tutti a causa di sciagurate leggi elettorali o dell’attivismo dei più “attivi”), non annienti le minoranze, non le renda prive di voce e diritti.

Ecco, in questo si misura la democrazia, non nell’essere tutti legislatori, bensì nella sapiente individuazione di efficienti “organi di garanzia”.  Nella costruzione di un sistema in cui l’esercizio del “potere” (in qualsiasi forma si esprima) sia bilanciato da altri poteri che contengano il primo, lo controllino e – in ultima istanza – lo vanifichino quando diventi “abuso”.

Nel sistema costituzionale repubblicano questo bilanciamento è stato tenuto in grande considerazione attraverso le funzioni di garanzia attribuite al Presidente della Repubblica, al CSM, alla Magistratura, alla Corte Costituzionale.

Funzione di garanzia che nei sistemi democratici è svolta pure dai “corpi intermedi” e  dalla stampa.

Il concorso effettivo di queste funzioni di garanzia consente l’esercizio democratico, non certo la mera funzione legislativa, il farsi ciascuno di noi legislatore.

Oggi dobbiamo pretendere la realizzazione del progetto di società delineato dai Padri Costituenti, con quelle garanzie democratiche così lucidamente delineate, aggiungendo ciò che le conoscenze future e le esperienze virtuose di altre democrazie ci insegnano.

In questa ottica è necessario inserire nella Costituzione strumenti partecipativi che consentano la diretta espressione della volontà Popolare, che la rendano vincolante, così come è stato il primo referendum sulla Repubblica. Quel referendum che ha dato inizio alla nostra storia repubblicana e che è stata ritenuta immodificabile, neppure per via di revisione costituzionale, proprio perché diretta espressione della sovranità popolare.

Non serve eliminare il Parlamento, non serve trasformare il Popolo tutto in legislatore, occorre individuare strumenti decisionali espressi direttamente dal Popolo che concorrano con il Parlamento a rendere effettivamente Sovrano il Popolo.

In questo senso, ad esempio, la iniziativa legislativa popolare di cui all’art. 71 Cost. deve divenire vincolante per il Parlamento, il quale deve esprimersi sulla richiesta normativa del Popolo entro tempi certi, direttamente previsti dalla Costituzione, attribuendo in caso di diniego o di omissione al Popolo stesso il potere di deliberare attraverso il referendum propositivo.

Occorre prevedere strumenti che rimettano al Popolo tutto le decisioni che incidono sull’ordinamento costituzionale, come i trattati internazionali.

In conclusione, la via maestra deve rimanere quella delineata nella Costituzione con una sapiente sintesi tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta, dove alla seconda deve essere riconosciuta la dignità e l’effettività di strumento espressivo della Sovranità Popolare e non quale mero residuo accessorio della prima. Ma la democrazia diretta non può eliminare la funzione propria di mediazione e di rappresentanza del Parlamento, pena la barbarie e la vittoria degli interessi dei più forti.

Alessandro Crociata

(il presente scritto è riferibile al suo autore, il quale ne assume responsabilità, e viene pubblicato per alimentare il dibattito)

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