Archivio mensile:marzo 2016

La primavera di DiM

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Si é svolta ieri l’assemblea annuale di DiM, col rinnovo delle cariche che mi ha visto eletto Presidente.
Spero che questa sia l’occasione per un rilancio di Democrazia in Movimento, che ha passato un burrascoso autunno e un lungo inverno di abbandono.
Con l’adesione agli Stati Generali di Sovranitá Popolare spero DiM ritrovi la carica per incidere a livello nazionale nel nostro paese, come abbiamo sempre voluto fin dalla fondazione.
Sono ormai lontani gli echi delle origini che ci vedevano soprattutto critici riguardo al M5S. Il lutto dell’abbandono del MoVimento ormai é superato da molti di noi e stiamo trovando nuovo slancio con la campagna referendaria che sta iniziando e che ci vede nuovamente in prima linea contro le derive autoritarie del governo Renzi. Non é una cosa scontata, molti ex-M5S continuano a crogiolarsi nella sola critica, non costruttiva, a tutto ció che fa il MoVimento, mettendo in secondo piano la lotta ai poteri forti e per cambiare in meglio l’Italia.
Anche le lotte interne che ci sono state ci hanno fortificato e convinti ancora di piú della bontá del nostro operato. DiM é per noi ancora piú preziosa perché abbiamo dovuto lottare per difenderla.
L’apatia degli ultimi mesi ha varie ragioni, ognuno deve fare autocritica per capirne il perché, ma l’importante é che l’assemblea di ieri sia l’occasione per ripartire con nuovo slancio.
Dobbiamo cercare in ogni modo di diffondere il nostro messaggio e le nostre idee, coinvolgendo piú persone possibile.
Ringrazio quanti mi hanno fatto gli auguri sui social network e spero di riuscire a portare avanti al meglio l’associazione durante il mio mandato. Ma per farlo avró bisogno dell’aiuto di tutti, perché un’associazione é forte quanto sono forti e convinti i suoi componenti. Il numero non conta, anche se dovremo fare in modo che gli associati aumentino. Lo faremo coinvolgendo le persone con la nostra passione. Noi pochi, noi soli, noi fortunati.

Il Presidente
Massimo Sernesi

FUORI DALLA POLITICA I “VENDUTI” ALLE CONVENIENZE E AGLI AFFARI

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L’evoluzione del pensiero è uno dei fattori di più importanti del progresso dell’umanità.

Pure il dubbio è un fattore di crescita, guai ad avere “le incrollabili certezze” dell’ottuso.

Diverso è quando in poco tempo si esprimono posizioni diametralmente opposte e si fa con la sicumera dell’essere la persona giusta al momento giusto.

Soprattutto quando si ricoprono posizioni preminenti nella vita politica di un Paese e su questioni strategiche per il futuro dello stesso.

Non vi è niente di più dannoso di quei politici che a seconda del momento e del ruolo rivestito cambiano le proprie posizioni per adattarle alle convenienze del momento.

Basta, non vogliamo più questi distruttori di futuro sulla nostra strada. Vadano via, liberi di cambiare opinione quanto vogliono ma da semplici cittadini, fuori dalla politica, senza incarichi pubblici.

Si dimetta la Serracchiani da ogni suo incarico e coltivi le sue convenienze del momento dove vuole, ma fuori dalla politica.

Alessandro Crociata

(Democrazia in Movimento – Palermo)

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Quanto ci costano le menzogne del PD sul referendum trivelle?

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Ecco lì la novità della propaganda del Partito Democratico: il referendum sulle trivelle del 17 aprile sarebbe inutile perché le trivelle sarebbero già bloccate entro le 12 miglia.

Resta da capire allora perché tanta fretta nell’indire un referendum inutile che poteva essere accorpato alle amministrative, con un enorme risparmio di denaro pubblico (almeno 300 milioni di euro).

Mentitori, quelli del Partito Democratico sono solo dei mentitori.

Il punto è che sono terrorizzati dal referendum perché se vince il SI devono poi risponderne ai loro mandanti, alle lobbies dei petrolieri. Quindi le stanno provando tutte. Hanno anticipato la data del voto del referendum sperando di non dare il tempo di informare i cittadini. Ora che hanno capito che il referendum può raggiungere il quorum fanno campagna per sminuirne l’importanza.

Quanto ci costano le menzogne del PD sul referendum trivelle?

Votiamo in massa, votiamo per il SI.

Alessandro Crociata

(Associato Democrazia in Movimento – Palermo).

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La bufala della modernità renziana. La smascheriamo votando SI al referendum contro le trivelle.

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Modernità, correre, semplificazione, sono alcune delle parole più gettonate nel lessico renziano.

Soprattutto modernità. Le riforme renziane sarebbero tutte volte a rendere questo Paese più moderno.

Sarà vero?

Beh, limitandoci alla questione trivelle possiamo con certezza affermare che la modernità renziana sa molto di vecchio, di superato, di conservatorismo.

Con i decreti “Sblocca Italia” e Sviluppo” il governo Renzi ha provato a dare mano libera alle compagnie petrolifere per lo sfruttamento della più vecchia, obsoleta, inquinante, forma di approvvigionamento energetico: il combustibile fossile.

E’ questa la modernità per la quale si pretende di minare dalle fondamenta l’impianto democratico del nostro Paese?

Certo che no. Questa è solo tutela del più forte, ricco, potente mercato mondiale: quello dei combustibili fossili. Mercato in forte declino, visto che i combustibili fossili sono ormai in esaurimento, ma ancora tanto forte da influenzare i governicchi proni e disponibili ai voleri dei più forti.

Un Paese veramente moderno, proiettato verso il futuro, investirebbe ogni sforzo sulle fonti energetiche alternative, non certo sui combustibili fossili. Anche perché essendo quelli fossili ormai prossimi alla fine il futuro non potrà che essere cercato nelle forme alternative di energia. Anche un imbecille lo capirebbe.

La bufala della modernità renziana va smascherata, per questo il 17 aprile 2016 voteremo SI al referendum contro le trivelle e invitiamo tutti a partecipare e votare. Diamo un segnale di partecipazione democratica a favore del nostro futuro e di quello dei nostri figli.

Alessandro Crociata

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Quanto corrono i nemici della Costituzione.

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La ditta Renzi&Boschi ha ragione nell’affermare che è da 70 anni che ci sono coloro che dicono che la Costituzione della Repubblica Italiana non va bene e va modificata.

Alcuni rispondono: ma se la Costituzione è entrata in vigore il 1° gennaio 1948, ossia 68 anni fa com’è che non si vuole da 70 anni, se ancora non c’era? Renzi&Boschi non conoscono nemmeno la storia italiana.

Beati ingenui, quello della ditta Renzi&Boschi non è un errore ma un chiaro riferimento alle radici ideali del magnifico duo della deforma Costituzionale.

Risalendo indietro nei 70 anni da quando è iniziato l’iter della deforma costituzionale è agevole verificare che ancora c’era la Repubblica di Salò. Ora qualcuno può onestamente dire che quelli della Repubblica di Salò non ritenessero “inadeguata” la democrazia parlamentare che sarebbe stata delineata dai Padri Costituenti? Certo che no. Così è vero che è da 70 anni che si dice che questa Costituzione non va bene.

Il sentimento di ripulsa verso la forma democratica parlamentare ha poi visto ulteriori ed autorevoli espressioni nel tempo.

La corsa verso la modernizzazione evocata dalla sig.ra Boschi trova spinta ideale in alcune fondamentali tappe della storia del Paese, con autorevoli personaggi che hanno detto chiaramente che l’ordinamento democratico è un impiccio da eliminare.

  1. Portella della Ginestra (intervento avvenuto durante i lavori della Costituente);
  2. mafia, camorra, drangheta, sacra corona unita (che si sono creati ordinamenti propri per i territori di competenza);
  3. Gladio (Cossiga);
  4. Governo Tambroni;
  5. Piano Solo;
  6. Strategia della tensione;
  7. Golpe Borghese;
  8. P2 di Licio Gelli (tra tutte la corrente filosofica che più ha ispirato il duo delle meraviglie);
  9. Tangentopoli;
  10. Trattativa;
  11. Berlusconismo;
  12. Morgan Stanley & Co.

La Costituzione è stata voluta, scritta ed approvata da chi ha combattuto il nazi-fascismo e ha consentito di affermare i valori democratici nati dalla Resistenza,

Ma questi valori non sono stati universalmente accettati, molti hanno lavorato, tramato, operato perché gli alti principi costituzionali rimanessero lettera morta o, peggio, fossero eliminati dall’ordinamento giuridico e istituzionale.

Certamente hanno tramato contro l’ordinamento democratico delineato dai Padri Costituenti tutti coloro che hanno dato luogo alle peggiori nefandezze del Paese (sopra elencate in modo non esaustivo).

Quelle trame non passeranno mai. Noi non possiamo accettare che si realizzi la volontà di coloro che hanno fatto di tutto per contrastare l’ordinamento democratico parlamentare, quello fondato sul principio di rappresentanza, sul principio della partecipazione democratica delle cittadine e dei cittadini nelle scelte dei propri rappresentanti.

Noi diciamo NO alla deforma costituzionale del duo Renzi&Boschi.

Il nostro 25 aprile sarà sempre più forte e convinto.

Alessandro Crociata

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