Archivio mensile:aprile 2016

La fortuna dei consiglieri regionali: il Senato della riforma Napolitano – Renzi – Boschi

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Dicono che la riforma Napolitano – Renzi – Boschi sia necessaria perché in Italia non si riesce a governare.

Sarà vero? Mah!

Nel frattempo però hanno previsto un Senato composto da 74 consiglieri regionali e 21 sindaci che prima della riforma non avevano immunità parlamentare e che grazie alla riforma domani godranno di questo privilegio.

Immaginate il presidente del Partito Democratico campano, Stefano Graziano, nominato senatore. Oggi da semplice consigliere regionale è privo di immunità parlamentare e quindi soggetto come tutti i cittadini a intercettazioni, perquisizioni, arresto. Domani uno come Graziano da consigliere regionale nominato senatore potrebbe invocare l’immunità parlamentare. E certo è difficile immaginare un Senato composto da consiglieri regionali e sindaci che approvino la perquisizione o l’arresto di uno di loro.

La governabilità, si certo, ma nel frattempo si fa in modo di salvare gli amici degli amici con l’immunità.

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Renzi vuole un solo partito al comando. Pensiamoci bene prima che sia troppo tardi.

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Spunto di riflessione:

Il Parlamento ha approvato la legge elettorale nel 2015 e la riforma costituzionale nel 2016.

Renzi dice che questo serve a semplificare.

Per semplificare si è dato più potere al Governo e meno potere al Parlamento.

La maggioranza assoluta del Parlamento e il Governo sono dati ad un solo partito.

Tutto questo per approvare le leggi più velocemente, senza gli impicci del confronto e della mediazione politica.

Ora, per chi appartiene o ha votato il partito che ottiene la maggioranza assoluta e governa da solo può andare bene. Ma sorge una domanda: per tutti gli altri che succede?

La domanda sembra astratta ma possiamo valutarla in concreto. Su temi sensibili di cui si discute in questi giorni.

Vince il partito A e dice: da domani le coppie omosessuali possono liberamente adottare i bambini, diventa legittima la stepchild adoption, si ammette la pratica dell’utero in affitto. Oppure, da domani sarai punito con l’ergastolo se spari ad un ladro che vuole rubare a casa sua.

Ovvero,

Vince il partito B e dice: da domani l’omosessualità è punita come reato. Sono vietate le unioni tra persone dello stesso sesso. Sono proibiti i rapporti tra le coppie di fatto. L’uccisione del ladro che vuole rubare in casa tua è sempre lecita, sia o meno il ladro armato, e il proprietario di casa non può mai essere punito.

La governabilità come decisa da Renzi consente al partito “A” o al partito “B” di avere i numeri sufficienti per decidere da solo e senza possibilità di contrasto l’una o l’altra condizione. L’una o l’altra legge.

Il punto è che se tu sei dalla parte giusta può anche andarti bene, ma se sei dalla parte sbagliata sei fottuto. Non puoi sapere prima se sei dalla parte giusta o da quella sbagliata.

E tutto questo è consentito ad un partito che non rappresenta la maggioranza degli italiani, perché è una minoranza al quale si regala la maggioranza con un premio.

Quando ti si chiederà di votare sulla riforma costituzionale, fermati a riflettere se possiamo rischiare di dare troppo potere ad un solo partito rendendogli più semplice la gestione del potere e consentirgli di fare quello che vuole senza possibilità di fermarlo.

Ad ottobre vota NO alla riforma costituzionale. Non regalare il tuo futuro.

Democrazia In Movimento

www.democraziainmovimento.it

https://www.facebook.com/Democrazia-in-Movimento-309394009173026/

aula_emiciclio

Lo Stato sono io, e voi non siete un c….

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Approvata la deforma costituzionale Napolitano – Renzi – Boschi.

Mettiamo che le prossime elezioni le vinca il Partito Democratico.

Dunque,

Il Segretario nazionale del Partito Democratico (Matteo Renzi) rappresenta il Partito, ed indica l’indirizzo politico che diventa l’indirizzo politico del partito che ha la maggioranza assoluta nella Camera dei Deputati (340 deputati su 630).

Il Partito Democratico del Segretario nazionale Matteo Renzi, in quanto partito che ha la maggioranza assoluta, vota la fiducia al Governo presieduto da Matteo Renzi.

In sostanza in una sola persona si concentra il potere legislativo e quello esecutivo. Con contorno di una corte che in quanto scelta dal Segretario nazionale (“titolare del simbolo del Partito Democratico e ne gestisce l’utilizzo, anche ai fini dello svolgimento di tutte le attività necessarie alla presentazione delle liste nelle tornate elettorali”) alla fine ne è subalterna.

E tutto questo lo chiamano modernità.

Fonti:

Art. 3 dello Statuto del Partito Democratico (http://www.partitodemocratico.it/statuto/)

Art. 55 del nuovo testo della deforma costituzionale approvata in via definitiva (http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0038060.pdf).

aula_emiciclio

La giustizia è lenta mentre le balle di Renzi sono velocissime.

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Dire che noi abbiamo attaccato la magistratura non fa i conti con la realtà, non è accaduto, non la sfido, io ho chiesto di andare a sentenza, io ho detto che il centrodestra era quello del legittimo impedimento, noi siamo quelli che chiedono di fare velocemente i processi“.

Fare presto i processi, questo dice Renzi. Accidenti, come non essere d’accordo?

Il punto è che questa non è una frase detta in uno dei tanti bar che si trovano all’interno dei Tribunali, detta da avventori che subiscono le lungaggini processuali sulla loro pelle non avendo possibilità alcuna di incidere sulle stesse. Sono frasi dette dall’attuale Presidente del Consiglio (che, per quanto abusivo sia, è pur sempre il capo del governo in carica).

Senza volerci spendere in sofisticate analisi alcuni dati rendono evidente quanto strumentali siano le parole di Renzi.

Cominciamo con il dire che se volessimo sapere quanti sono i processi pendenti in Italia, dovremmo fermarci alle statistiche del 2012 pubblicate nel sito del Ministero della Giustizia. E oggi siamo nel 2016. Alla faccia dell’attenzione per la giustizia. Per approfondire: https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14.wp?selectedNode=0_10

Evidenziamo poi che l’ultimo reclutamento di personale nelle cancellerie dei tribunali ormai risale a circa 16 anni fa. Il che significa che al netto di chi nel frattempo non è più in servizio, oggi abbiamo notevoli carenze di organico.

Inoltre, ormai la giustizia è affidata per buona parte a magistrati precari, scelti con criteri non trasparenti, fuori dalla selezione concorsuale, pagati a cottimo, ossia: giudici onorari di tribunale, vice procuratori onorari, giudici di pace.

Questi ormai rappresentano circa il 60% dell’intera magistratura in servizio. I dati tratti dal sito del CSM ci dicono, infatti, che ci sono:

a) 8756 magistrati togati in servizio (ossia che hanno vinto un concorso e hanno fatto l’uditorato). Di questi, 6457 sono assegnati alla funzione giudicante (ossia quelli che decidono le cause) e 2193 alla funzione requirente (ossia i pubblici ministeri).

b) 5501 magistrati onorari. Di questi, 1507 sono giudici di pace, 2187 giudici onorari di tribunale (che decidono le cause), 1807 vice procuratori onorari (che svolgono le funzioni di udienza al posto dei pubblici ministeri o trattano i c.d. affari semplici).

La giustizia italiana è in gran parte amministrata da personale (GOT e VPO) che “guadagna” circa 98 euro ad udienza, ossia circa 800 euro al mese. Senza alcuno dei benefici che spettano ai lavoratori (articolo 4 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 273). Ovvero guadagna a cottimo (per ogni singola attività eseguita) come accade per i giudici di pace (articoli 11 e 15, comma 2 bis e 2 ter, della legge 21 novembre 1991, n. 374).

La giustizia italiana è questa e siamo in presenza di un vero e proprio disastro a vantaggio di corrotti, corruttori, ladri, truffatori, furbi, potenti che possono permettersi le migliori difese e compagnia cantando; e per converso, a danno dei più indifesi, dei più deboli, di chi alla fine viene soltanto stritolato dal sistema.

Basta questo per comprendere quanto false, strumentali, opportunistiche siano le parole di Renzi. E ci sarebbe molto altro da dire sullo sfascio della giustizia italiana.

Il fatto che chi menta così spudoratamente chieda maggiori poteri ci allarma parecchio. Occorre fermarlo, occorre vada a casa insieme alla sua corte e che, finalmente, si rimetta la scelta dei parlamentari e dei governanti al popolo sovrano con una legge veramente democratica e rispettosa della costituzione.

Alessandro Crociata

(Democrazia in Movimento – Palermo)

giustizia

“La morìa delle vacche”? No solo della Costituzione.

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I Padri Costituenti nella seduta della prima sottocommissione del 10 settembre 1946 si dissero d’accordo “sulla convenienza che gli articoli della Costituzione siano il più possibile brevi, chiari ed accessibili e rechino affermazioni concrete senza contenere presupposti ideologici“.

Furono coerenti con tale affermazione di principio. Così ad esempio l’articolo 70 della Costituzione nella sua formula originaria era questa: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere“.

Punto. Una norma semplice, chiara, comprensibile a tutti.

Oggi la propaganda renziana dice che bisogna cambiare la Costituzione, semplificarla. E per semplificarla modificano quel testo dell’art. 70 in quello di seguito trascritto:

« ART. 70. – La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti. I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione. I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei deputati ».

La nuova formula dell’articolo 70 ricorda tanto la lettera di Totò e Peppino, tanti giri di parole usate a casaccio per corrompere la fidanzata del nipote. Del resto un Parlamento di nominati di meglio non avrebbe mai potuto fare.

Fermiamoli prima che sia troppo tardi. Mandiamoli a casa. Dimissioni e scioglimento di questo illegittimo Parlamento.

Invito all’astensione: una enorme porcata prima ancora che reato penale.

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L’invito all’astensione nel referendum quando è fatto da particolari figure (Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare) configura il reato previsto dagli artt. 98 del T.U. 361/57 e 51 L. 352/1970.

La logica di queste norme è molto chiara: si vuole sanzionare coloro che abusando del proprio potere alterano la libera espressione del voto (nelle elezioni o nel referendum).

L’invito rivolto da Matteo Renzi nella sua qualità di Presidente del Consiglio è tale da meritare la sanzione penale prevista dalle norme citate (reclusione da 6 mesi e 3 anni e multa)?

Nel frattempo che si presentino esposti penali e si facciano accertamenti, diciamo chiaro e forte che l’invito di Renzi all’astensione nel referendum (massima espressione di democrazia, quella diretta) è soprattutto una montagna di merda inquinante (come il petrolio) e tale resta. Sia o meno sanzionato penalmente.

Le fonti:

Decreto del Presidente della Repubblica 30/03/1957 n. 361, G.U. 03/06/1957 n. 139

TESTO UNICO
TITOLO VII

DISPOSIZIONI PENALI
Art. 98.

Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000.

 

Legge 25/05/1970 n. 352, G.U. 15/06/1970 n. 147
TITOLO V

DISPOSIZIONI FINALI

Art. 51.

Le disposizioni penali, contenute nel Titolo VII del testo unico delle leggi per la elezione della Camera dei deputati, si applicano anche con riferimento alle disposizioni della presente legge.
Le sanzioni previste dagli articoli 96, 97 e 98 del suddetto testo unico si applicano anche quando i fatti negli articoli stessi contemplati riguardino le firme per richiesta di referendum o per proposte di leggi, o voti o astensioni di voto relativamente ai referendum disciplinati nei Titoli I, II e III della presente legge.
Le sanzioni previste dall’articolo 103 del suddetto testo unico si applicano anche quando i fatti previsti nell’articolo medesimo riguardino espressioni di voto relative all’oggetto del referendum.

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Disastro ambientale. Le scelte strategiche del governo Renzi.

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In merito alla vicenda che ha portato alle dimissioni del ministro Guidi i renziani stanno facendo quadrato puntando su alcune parole d’ordine:  il comportamento della Guidi è lecito trattandosi solo di una telefonata inopportuna; comunque si è dimessa; l’emendamento è corretto e strategico, pertanto da difendere.

I media sono tutti concentrati a fare da megafono a queste parole d’ordine che mirano a distrarre sul punto vero, nodale, di tutta la vicenda: la procura sta indagando per disastro ambientale.

Ora Tampa Rossa è considerata dal governo opera strategica, ma questa opera strategica probabilmente è causa di un disastro ambientale.  Il governo dimostra di non essere minimamente interessato a questo aspetto, non sta compiendo alcun passo per verificare se effettivamente disastro ambientale vi sia stato ed eventualmente apportare le necessarie contromisure o, come auspicabile, rivedere le scelte strategiche del Paese in tema di approvvigionamento di energia.

Questa è una precisa scelta politica: per questo governo gli investimenti sulle energie fossili possono essere fatti quali che siano i costi per le popolazioni e per l’ambiente.

Di questo devono rispondere i Renzi, le Boschi e tutti gli altri: di precise scelte strategiche subordinate agli interessi dei petrolieri a danno della collettività e dei beni pubblici.

Per questo dobbiamo votare in massa il 17 aprile, votare si: per dare un segnale forte di cambiamento, di indicazione delle vere scelte strategiche che dovrebbero muovere questo Paese e non sono quelle volute e dettate dalle compagnie petrolifere; e, non ultimo, per mandare a casa questo abusivo governo soggetto agli interessi dei petrolieri.

Alessandro Crociata

 

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(foto presa dal web)