Invito all’astensione: una enorme porcata prima ancora che reato penale.

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L’invito all’astensione nel referendum quando è fatto da particolari figure (Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare) configura il reato previsto dagli artt. 98 del T.U. 361/57 e 51 L. 352/1970.

La logica di queste norme è molto chiara: si vuole sanzionare coloro che abusando del proprio potere alterano la libera espressione del voto (nelle elezioni o nel referendum).

L’invito rivolto da Matteo Renzi nella sua qualità di Presidente del Consiglio è tale da meritare la sanzione penale prevista dalle norme citate (reclusione da 6 mesi e 3 anni e multa)?

Nel frattempo che si presentino esposti penali e si facciano accertamenti, diciamo chiaro e forte che l’invito di Renzi all’astensione nel referendum (massima espressione di democrazia, quella diretta) è soprattutto una montagna di merda inquinante (come il petrolio) e tale resta. Sia o meno sanzionato penalmente.

Le fonti:

Decreto del Presidente della Repubblica 30/03/1957 n. 361, G.U. 03/06/1957 n. 139

TESTO UNICO
TITOLO VII

DISPOSIZIONI PENALI
Art. 98.

Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000.

 

Legge 25/05/1970 n. 352, G.U. 15/06/1970 n. 147
TITOLO V

DISPOSIZIONI FINALI

Art. 51.

Le disposizioni penali, contenute nel Titolo VII del testo unico delle leggi per la elezione della Camera dei deputati, si applicano anche con riferimento alle disposizioni della presente legge.
Le sanzioni previste dagli articoli 96, 97 e 98 del suddetto testo unico si applicano anche quando i fatti negli articoli stessi contemplati riguardino le firme per richiesta di referendum o per proposte di leggi, o voti o astensioni di voto relativamente ai referendum disciplinati nei Titoli I, II e III della presente legge.
Le sanzioni previste dall’articolo 103 del suddetto testo unico si applicano anche quando i fatti previsti nell’articolo medesimo riguardino espressioni di voto relative all’oggetto del referendum.

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3 pensieri su “Invito all’astensione: una enorme porcata prima ancora che reato penale.

  1. Mi dispiace ma l’art. che citate specifica “abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse”. Questo significa, visto che non ci arrivate, che se Renzi esercita pressioni ad es. affinché si chiuda la strada che porta a un seggio per far prevalere l’astensionismo, ha luogo la fattispecie di reato. Anche riguardo ai referendum. Se non ci sono sia abuso dell’attribuzione che esercizio di esse sono ovviamente solo dichiarazioni di intento e manifestazione di pensiero politico. In caso contrario anche dire “votate sì” sarebbe “espressione di voto relativa all’oggetto del referendum”. Lol, analfabetismo funzionale modalità on…

  2. Carissimo sig. Marco,

    Nel ringraziarLa per l’aiuto che ci ha voluto offrire, non posso comunque condividere la sua interpretazione. Per alcuni buoni motivi.

    Pare di cogliere che Ella intende il concetto di “abuso delle attribuzione” come un mero fatto materiale connesso alle attribuzioni. Ovviamente non è così (rectius, non è solo così), in quanto l’abuso può essere anche di tipo psichico e questo è evidente nell’uso del verbo “vincolare” (“L’adoperarsi a vincolare” di cui l’art. 98 d.P.R. 30 marzo 1957 n. 361 può consistere in qualunque comportamento idoneo a determinare una lesione della libertà di scelta politica dell’elettore e della libertà di eguaglianza dell’azione politica dei partiti e dei candidati, attraverso una qualsiasi forma di comunicazione con gli elettori ed indipendentemente da ogni profilo di violenza o minaccia agli stessi”, Pretura Potenza, 15/03/1984. “Il termine “vincolare” indica l’induzione nell’elettore dello scopo di conseguire un vantaggio o di evitare un danno” Cassazione penale, sez. III, 25/10/1984).

    E questo spiega perché il legislatore abbia esteso la condotta criminosa anche a quella commessa dai ministri di qualsiasi culto. Per i quali è difficile ipotizzare “pressioni” verso altre autorità, mentre è possibile che “vincolino” a “vantaggi o danni” gli elettori, riferibili all’ordinamento a cui appartengono (ad esempio quello canonico).
    In giurisprudenza: “Sono colpevoli del reato previsto e punito dall’art. 98 d.P.R. 30 marzo 1957 n. 361 i parroci che nella loro qualità di ministri del culto cattolico, esponendo nelle bussole e nelle bacheche delle chiese a loro affidate manifesti contenenti la dichiarazione dei vescovi liguri e la notificazione del consiglio di presidenza della commissione episcopale italiana favorevoli all’abrogazione della legge sul divorzio, abusano delle proprie attribuzioni per vincolare il suffragio degli elettori” (Pretura La Spezia, 20/02/1978)

    Mi permetta poi evidenziare che l’uso della interrogativa spesso è segno di dubbio, di espressione di una problematicità [“L’invito rivolto da Matteo Renzi nella sua qualità di Presidente del Consiglio è tale da meritare la sanzione penale prevista dalle norme citate (reclusione da 6 mesi e 3 anni e multa)?]”. Quindi nel testo non vi è una presa di posizione certa, ma semplicemente un richiamo alla vigente legislazione per porre “il problema”.

    Ma non è questo il punto, nel testo è detto chiaramente che la questione fondamentale non è indagare se vi sia reato nella condotta di Renzi, bensì una valutazione squisitamente politica (seppur espressa con termini forti) di assoluto disvalore dell’invito alla astensione (“una montagna di merda inquinante (come il petrolio) e tale resta. Sia o meno sanzionato penalmente”).

    Valutazione che, espressa con altri e più consoni modi, è stata oggi espressa dal Presidente della Corte Costituzionale Grossi ( http://www.repubblica.it/politica/2016/04/11/news/trivelle_grossi_a_referendum_si_deve_votare-137374675/ ). In sostanza, il buon cittadino vota, ergo non vota quello cattivo (scusi la semplificazione, ma rende il senso).

    Mi permetta di rivolgerLe un invito: quando si interviene su temi politicamente sensibili sarebbe buona norma indicare per esteso nome e cognome e una mail reale. Metterci la faccia (rectius, il nome) evita di far scadere ancor più in basso la politica. E poi sarebbe il caso di lasciare le espressioni giovanilistiche (lol) alle sedi loro proprie, quelle dei social.

    Saluti
    Alessandro Crociata

  3. Bravissimo Sig. Crociata. Aggiungerei qualche ulteriore considerazione sulla “ratio” della norma penale in questione. La partecipazione dei cittadini alle scelte politiche ed amministrative è un “dovere civico” in quanto costituisce il prerequisito del funzionamento di una democrazia. La sovranità popolare si esercita in due modi: attraverso la scelta dei rappresentanti o attraverso forme di democrazia diretta come quella dell’istituto referendario. La compromissione dell’esercizio di tale diritto del popolo da parte di chi è titolare (pro-tempore, ricordiamolo sempre ) di poteri pubblici costituisce in ultima analisi vulnus alla sovranità popolare.
    Il fatto non è dunque marginale ma estremamente grave sia sotto il profilo giuridico che politico.

Dí la tua