Archivio mensile:maggio 2016

Il modello di democrazia Erdogan – Trump – Hofer? No, grazie.

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I sostenitori della riforma costituzionale e della legge elettorale (Italicum) dicono che occorre creare un sistema stabile, con un forte governo che duri per cinque anni e si assuma la responsabilità del proprio operato.

Per conseguire questo obiettivo si è scelta la via del premio di maggioranza, dei capilista bloccati, della trasformazione del Senato in organo non più eletto direttamente dai cittadini e dell’accentramento dei poteri in capo alla amministrazione statale con riduzione dei poteri regionali.

In sostanza si assegnano 340 su 630 seggi alla Camera al partito che supera il 40% al primo turno ovvero vince il ballottaggio al secondo turno.

Alle opposizioni restano 290 seggi, da dividersi tra tutte le opposizioni che abbiano superato lo sbarramento del 3%.

I sostenitori del si dicono che questo non influisce sulle nomine/elezioni degli organi di garanzia, in quanto occorrono maggioranze più ampie di quella prevista con il premio di maggioranza.

Ovviamente non è così, bastano i numeri per farlo comprendere. Prendiamo ad esempio l’elezione del Capo dello Stato. Vi partecipano i componenti delle due Camere, ossia 730 parlamentari. Di questi 340 della maggioranza della Camera più i senatori che appartengono allo stesso partito. Oggi, ade esempio, per la elezione del Presidente della Repubblica il Partito Democratico potrebbe contare su circa 370 parlamentari, ossia più della maggioranza assoluta.

Non occorre grande sforzo di fantasia per comprendere in che misura i voti dei parlamentari del partito che detiene la maggioranza assoluta dei seggi possano influire sull’esito finale del voto. Alle divise minoranze non rimane altro che confluire sulla scelta fatta dal partito di maggioranza, perchè pur unendosi le minoranze non avrebbero speranza alcuna di poter essere determinanti senza la volontà della maggioranza parlamentare.

Del resto, le nomine poi – come capitato in passato – possono essere accelerate da condizioni di emergenza che possono indurre (obbligare) a far convogliare la scelta verso il nome voluto dal partito che ha la maggioranza nel Parlamento.

Il punto rimane che questa altro non è che una maggioranza nel Parlamento e non nel Paese, visto che si tratta di maggioranze artificiose create sulla base di una legge elettorale che altera fortemente il voto degli elettori.

E’ intuitivo come questo sistema, così fortemente accentrato nei poteri, ponga seri rischi sulla tenuta democratica complessiva del sistema perché lasciato in “balia” della qualità democratica del leader che governa attraverso quella maggioranza.

Gli attuali partiti non hanno più alcuna capacità di bilanciare il peso del leader, sia perché ormai si tratta niente altro che enti di proprietà degli stessi leader, sia perché attraverso le moderne forme di legittimazione del potere, tutte basate sulla persona del leader, si sposta il centro decisionale dalla base verso il vertice.

Abbiamo esempi evidenti della trasformazione di quelle che appaiono democrazie in stati autoritari proprio per il peso specifico assunto dal leader, il quale utilizza le istituzioni per consolidare il proprio potere personale. Vedi, ad esempio, la Turchia di Erdogan.

Per coloro che ritengono la Turchia aliena alle tradizionali democrazie occidentali, occorre ricordare che proprio in queste ore si sta decidendo il nuovo presidente dell’Austria e che a breve sarà deciso il nuovo presidente degli Stati Uniti.

Immaginate lo xenofobo Hofer o il tycoon Trump con i poteri concessi dal combinato disposto della legge elettorale e della riforma costituzionale, con una Camera dei Deputati totalmente in mano a questi personaggi, con la forza tale da poter determinare la elezione / nomina di Presidente della Repubblica, dei giudici della Corte Costituzionale, dei componenti del CSM o delle Autorià Indipendenti (che sono quasi tutti nominati dal Presidente della Camera e del Senato).

Scenari lontani dalla realtà? Siamo certi? Chi avrebbe scommesso appena qualche mese fa su un Trump presidente della più potente democrazia occidentale, con la possibilità di affidare ad un simile personaggio pure la valigetta nucleare. Il punto è che gli Stati Uniti mantengono ancora forti strumenti di bilanciamento dei poteri, ad esempio le elezioni di mid-term che possono portare al Congresso maggioranze diverse da quelle del Presidente.

In Italia, stiamo abbandonando questo sistema del bilanciamento dei poteri che era stato bel costruito dai Padri Costituenti, per un avventurismo istituzionale per il quale è veramente difficile indovinare sorti e sbocchi.

Il nostro NO forte e deciso a queste riforme renziane è dettato da questa forte preoccupazione, dal non voler scoprire cosa possa fare un Hofer o un Trump di casa nostra con i poteri che gli sarebbero attribuiti con il nuovo sistema istituzionale.

Prima che sia troppo tardi, fermiamoli.

Alessandro Crociata

(Democrazia in Movimento)

trump

LE CONDIZIONI PER GARANTIRE LA SOVRANITA’ POPOLARE AL VOTO DI OTTOBRE SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE.

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La riforma costituzionale è stata approvata grazie a diverse forzature, possibili perché questo Parlamento è stato eletto sulla base di una legge elettorale che ha fortemente alterato la rappresentanza e la sovranità popolare.
 
I sostenitori della riforma dicono che comunque ad ottobre la decisione se confermare o meno la riforma sarà rimessa allo stesso popolo sovrano, così sarà assicurata la democraticità della riforma in quanto diventerà espressione della volontà popolare.
 
Ma è davvero così?
 
Certo al referendum potranno esprimersi tutte le cittadine e tutti i cittadini, quindi la volontà popolare sarà formalmente manifestata. Ma essa rischia di essere (anzi sicuramente è) a rischio di risolversi in mera apparenza.
 
Il popolo è chiamato ad esprimersi su una complessa riforma, con alcune parti piene di astrusi tecnicismi e richiami ad altri articoli (ad esempio il riformato art. 70 Cost.).
 
Le questioni sono tanto complesse che la propaganda governativa mira a semplificare il messaggio attraverso alcuni slogan di facile impatto: riduzione delle lungaggini parlamentari, riduzione dei costi della politica, semplificazione.
 
Il fatto stesso che si debba ricorrere a slogan semplificativi di una materia così rilevante per il futuro democratico del Paese è sintomo di qualcosa che non funziona nel verso giusto.
 
A questo si aggiunge lo straripante potere mediatico espresso dal governo e, in primo luogo, dai suoi due esponenti più rappresentativi che più hanno caratterizzato l’iter approvativo della riforma costituzionale: Renzi e Boschi.
 
La sovranità popolare in una materia così rilevante può esprimersi solo se sono assicurate pari condizioni di accesso ai mezzi di informazione. Può dirsi realizzata soltanto se si elimina la propaganda e si forniscono seri ed approfonditi elementi di informazione e conoscenza. E occorre farlo consentendo a tutti di poter comprendere e poi esprimere un voto consapevole, in modo da concorrere alla formazione della volontà del popolo.
 
Democrazia in Movimento, 
CHIEDE
— che siano assicurate condizioni di voto non alterate dall’abuso della esposizione mediatica del governo;
— che siano immediatamente predisposti spazi informativi neutrali che spieghino in modo chiaro, semplice, comprensibile a tutti le ragioni dell’una e dell’altra parte;
— che il governo cessi ogni ulteriore attività di propaganda e assuma il ruolo neutrale che deve avere un organo che può influire sulla volontà popolare per abuso della propria posizione;
— che siano forniti gli stessi spazi di informazione sia alle tesi del si che alle tesi del no.
 
Solo così può dirsi manifestata la volontà popolare in modo consapevole e solo così il voto di ottobre può sanare i gravissimi vizi e le forzature che hanno caratterizzato l’iter formativo di questa riforma. Diversamente sarà solo l’ennesima forzatura del sistema democratico, probabilmente l’ultimo, quello definitivo. Dopo saremo in un regime del tutto diverso, certamente non nella democrazia repubblicana voluta dai Costituenti ispirati dalla Resistenza
 
Democrazia in Movimento
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