LE CONDIZIONI PER GARANTIRE LA SOVRANITA’ POPOLARE AL VOTO DI OTTOBRE SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE.

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La riforma costituzionale è stata approvata grazie a diverse forzature, possibili perché questo Parlamento è stato eletto sulla base di una legge elettorale che ha fortemente alterato la rappresentanza e la sovranità popolare.
 
I sostenitori della riforma dicono che comunque ad ottobre la decisione se confermare o meno la riforma sarà rimessa allo stesso popolo sovrano, così sarà assicurata la democraticità della riforma in quanto diventerà espressione della volontà popolare.
 
Ma è davvero così?
 
Certo al referendum potranno esprimersi tutte le cittadine e tutti i cittadini, quindi la volontà popolare sarà formalmente manifestata. Ma essa rischia di essere (anzi sicuramente è) a rischio di risolversi in mera apparenza.
 
Il popolo è chiamato ad esprimersi su una complessa riforma, con alcune parti piene di astrusi tecnicismi e richiami ad altri articoli (ad esempio il riformato art. 70 Cost.).
 
Le questioni sono tanto complesse che la propaganda governativa mira a semplificare il messaggio attraverso alcuni slogan di facile impatto: riduzione delle lungaggini parlamentari, riduzione dei costi della politica, semplificazione.
 
Il fatto stesso che si debba ricorrere a slogan semplificativi di una materia così rilevante per il futuro democratico del Paese è sintomo di qualcosa che non funziona nel verso giusto.
 
A questo si aggiunge lo straripante potere mediatico espresso dal governo e, in primo luogo, dai suoi due esponenti più rappresentativi che più hanno caratterizzato l’iter approvativo della riforma costituzionale: Renzi e Boschi.
 
La sovranità popolare in una materia così rilevante può esprimersi solo se sono assicurate pari condizioni di accesso ai mezzi di informazione. Può dirsi realizzata soltanto se si elimina la propaganda e si forniscono seri ed approfonditi elementi di informazione e conoscenza. E occorre farlo consentendo a tutti di poter comprendere e poi esprimere un voto consapevole, in modo da concorrere alla formazione della volontà del popolo.
 
Democrazia in Movimento, 
CHIEDE
— che siano assicurate condizioni di voto non alterate dall’abuso della esposizione mediatica del governo;
— che siano immediatamente predisposti spazi informativi neutrali che spieghino in modo chiaro, semplice, comprensibile a tutti le ragioni dell’una e dell’altra parte;
— che il governo cessi ogni ulteriore attività di propaganda e assuma il ruolo neutrale che deve avere un organo che può influire sulla volontà popolare per abuso della propria posizione;
— che siano forniti gli stessi spazi di informazione sia alle tesi del si che alle tesi del no.
 
Solo così può dirsi manifestata la volontà popolare in modo consapevole e solo così il voto di ottobre può sanare i gravissimi vizi e le forzature che hanno caratterizzato l’iter formativo di questa riforma. Diversamente sarà solo l’ennesima forzatura del sistema democratico, probabilmente l’ultimo, quello definitivo. Dopo saremo in un regime del tutto diverso, certamente non nella democrazia repubblicana voluta dai Costituenti ispirati dalla Resistenza
 
Democrazia in Movimento
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