Il modello di democrazia Erdogan – Trump – Hofer? No, grazie.

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I sostenitori della riforma costituzionale e della legge elettorale (Italicum) dicono che occorre creare un sistema stabile, con un forte governo che duri per cinque anni e si assuma la responsabilità del proprio operato.

Per conseguire questo obiettivo si è scelta la via del premio di maggioranza, dei capilista bloccati, della trasformazione del Senato in organo non più eletto direttamente dai cittadini e dell’accentramento dei poteri in capo alla amministrazione statale con riduzione dei poteri regionali.

In sostanza si assegnano 340 su 630 seggi alla Camera al partito che supera il 40% al primo turno ovvero vince il ballottaggio al secondo turno.

Alle opposizioni restano 290 seggi, da dividersi tra tutte le opposizioni che abbiano superato lo sbarramento del 3%.

I sostenitori del si dicono che questo non influisce sulle nomine/elezioni degli organi di garanzia, in quanto occorrono maggioranze più ampie di quella prevista con il premio di maggioranza.

Ovviamente non è così, bastano i numeri per farlo comprendere. Prendiamo ad esempio l’elezione del Capo dello Stato. Vi partecipano i componenti delle due Camere, ossia 730 parlamentari. Di questi 340 della maggioranza della Camera più i senatori che appartengono allo stesso partito. Oggi, ade esempio, per la elezione del Presidente della Repubblica il Partito Democratico potrebbe contare su circa 370 parlamentari, ossia più della maggioranza assoluta.

Non occorre grande sforzo di fantasia per comprendere in che misura i voti dei parlamentari del partito che detiene la maggioranza assoluta dei seggi possano influire sull’esito finale del voto. Alle divise minoranze non rimane altro che confluire sulla scelta fatta dal partito di maggioranza, perchè pur unendosi le minoranze non avrebbero speranza alcuna di poter essere determinanti senza la volontà della maggioranza parlamentare.

Del resto, le nomine poi – come capitato in passato – possono essere accelerate da condizioni di emergenza che possono indurre (obbligare) a far convogliare la scelta verso il nome voluto dal partito che ha la maggioranza nel Parlamento.

Il punto rimane che questa altro non è che una maggioranza nel Parlamento e non nel Paese, visto che si tratta di maggioranze artificiose create sulla base di una legge elettorale che altera fortemente il voto degli elettori.

E’ intuitivo come questo sistema, così fortemente accentrato nei poteri, ponga seri rischi sulla tenuta democratica complessiva del sistema perché lasciato in “balia” della qualità democratica del leader che governa attraverso quella maggioranza.

Gli attuali partiti non hanno più alcuna capacità di bilanciare il peso del leader, sia perché ormai si tratta niente altro che enti di proprietà degli stessi leader, sia perché attraverso le moderne forme di legittimazione del potere, tutte basate sulla persona del leader, si sposta il centro decisionale dalla base verso il vertice.

Abbiamo esempi evidenti della trasformazione di quelle che appaiono democrazie in stati autoritari proprio per il peso specifico assunto dal leader, il quale utilizza le istituzioni per consolidare il proprio potere personale. Vedi, ad esempio, la Turchia di Erdogan.

Per coloro che ritengono la Turchia aliena alle tradizionali democrazie occidentali, occorre ricordare che proprio in queste ore si sta decidendo il nuovo presidente dell’Austria e che a breve sarà deciso il nuovo presidente degli Stati Uniti.

Immaginate lo xenofobo Hofer o il tycoon Trump con i poteri concessi dal combinato disposto della legge elettorale e della riforma costituzionale, con una Camera dei Deputati totalmente in mano a questi personaggi, con la forza tale da poter determinare la elezione / nomina di Presidente della Repubblica, dei giudici della Corte Costituzionale, dei componenti del CSM o delle Autorià Indipendenti (che sono quasi tutti nominati dal Presidente della Camera e del Senato).

Scenari lontani dalla realtà? Siamo certi? Chi avrebbe scommesso appena qualche mese fa su un Trump presidente della più potente democrazia occidentale, con la possibilità di affidare ad un simile personaggio pure la valigetta nucleare. Il punto è che gli Stati Uniti mantengono ancora forti strumenti di bilanciamento dei poteri, ad esempio le elezioni di mid-term che possono portare al Congresso maggioranze diverse da quelle del Presidente.

In Italia, stiamo abbandonando questo sistema del bilanciamento dei poteri che era stato bel costruito dai Padri Costituenti, per un avventurismo istituzionale per il quale è veramente difficile indovinare sorti e sbocchi.

Il nostro NO forte e deciso a queste riforme renziane è dettato da questa forte preoccupazione, dal non voler scoprire cosa possa fare un Hofer o un Trump di casa nostra con i poteri che gli sarebbero attribuiti con il nuovo sistema istituzionale.

Prima che sia troppo tardi, fermiamoli.

Alessandro Crociata

(Democrazia in Movimento)

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