Caro Renzi, con la tua pessima riforma il voto delle comunali non è più un voto locale.

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Nei giorni scorsi l’attuale Presidente del Consiglio, nonché segretario del Partito Democratico, alla luce dei risultati non proprio incoraggianti per il suo partito, ha tenuto a ridimensionare la portata del voto per il rinnovo dei sindaci, affermandone il carattere ad effetto meramente locale.

Renzi però dimentica che con la sua (pessima) riforma costituzionale il Senato della Repubblica è formato da 74 consiglieri regionali e 21 sindaci. Così, alcuni dei sindaci oggi eletti potranno domani essere i senatori del nuovo Senato, con le conseguenze che ciò comporta in termini di partecipazione ai procedimenti legislativi nazionali e alla elezione degli organi di garanzia del Paese (Presidente della Repubblica, Giudici Corte Costituzionale, componenti laici CSM, Autorità Indipendenti).

A partire dalla approvazione della riforma il voto, dunque, non è più un voto solo locale ma assume un carattere nazionale, e l’esito dello stesso influisce necessariamente sugli assetti politici nazionali. Il risultato delle elezioni comunali e regionali pertanto produce effetti sulla maggioranza parlamentare e sullo stesso governo.

Già ora Renzi dovrebbe prenderne atto, già ora gli elettori devono sapere che non votano più soltanto per il sindaco e per i consiglieri regionali, ma votano indirettamente per la composizione del nuovo Senato.

Per evitare questo ulteriore effetto distorsivo della pessima riforma costituzionale, per far si che il voto per sindaci e consiglieri regionali rimanga quello che deve essere ossia un voto locale, non v’è che un modo: partecipare in massa alla sottoscrizione dei referendum, prendendo contatto con i comitati referendari, e votare NO al referendum oppositivo alla riforma costituzionale.

Alessandro Crociata

Democrazia in Movimento

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