LA SENTENZA SULL’ITALICUM NON CI CONVINCE DEL TUTTO.

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La Corte Costituzionale si è pronunciata sull’Italicum dichiarando la incostituzionalità del premio di maggioranza assegnato con il ballottaggio e la possibilità di scelta rimessa ai capilista eletti in più collegi.

Resta il premio di maggioranza assegnato alla lista che ottiene almeno il 40% dei voti validi.

Questa pronuncia archivia definitivamente il progetto di governabilità delineato dal governo Renzi con l’avallo del Presidente Napolitano. Progetto che poggiava sulle due gambe della riforma costituzionale e della riforma elettorale (V. discorso di Renzi al Senato del 24.2.2014).

Detto questo, il mantenimento del sistema premiale al primo turno non ci soddisfa in quanto consente una grave distorsione del sistema rappresentativo, assegnando alla lista che dovesse superare anche di un solo voto la soglia del 40% dei voti validi ben 340 seggi, con un premio del 15%.

Questo sacrificio alla piena rappresentanza è irragionevole anche alla luce dei dettami della sentenza della stessa Corte 1/2014, laddove si ammette di poter sacrificare (in parte) il principio di rappresentanza solo per conseguire “la formazione di una adeguata maggioranza parlamentare, allo scopo di garantire la stabilità del governo del Paese e di rendere più rapido il processo decisionale”.

A ben vedere i sistemi elettorali conseguenti per il Senato dalla sentenza 1/2014 e per la Camera dei Deputati dalla sentenza del 25.1.2017 denotano una sostanziale difformità che impediranno nei fatti di conseguire la “stabilità del governo del Paese e di rendere più rapido il processo decisionale”, pertanto vengono a mancare quei requisiti di “proporzionalità”, “ragionevolezza” e “bilanciamento degli interessi” al cui concorrere solo è legittimo sacrificare (parte) della “rappresentanza”, espressione della sovranità popolare come prevista all’art. 1 Cost.

La difformità dei sistemi elettorali, del resto, è frutto di una specifica volontà del Parlamento a guida renziana, laddove ha deciso di limitare l’intervento della riforma elettorale solo alla Camera e non al Senato, nella arrogante quanto velleitaria convinzione di poter vincere il referendum costituzionale che vedeva la trasformazione del Senato in organo non più elettivo.

In conclusione, la Corte ha inferto un ulteriore colpo mortale alla governabilità renziana, ossia quel sistema in cui ci deve essere sempre e comunque un vincitore che prende il banco e con esso tutti i poteri dello Stato senza limiti e validi contropoteri; però ha consentito delle inammissibili aperture, salvando premio di maggioranza al primo turno e capilista bloccati, che possono incidere sul sistema di rappresentanza democratica, senza per ciò stesso far conseguire alcun vantaggio in termini di maggiore efficienza del sistema, anzi ponendo ulteriori gravi questioni come il collegamento diretto tra i capilista e le segreterie di partito, con quanto ciò significhi in termini di selezione di adeguato personale politico.

Noi di Democrazia in Movimento proseguiamo la nostra lotta per la piena attuazione della Costituzione, per la piena realizzazione della Sovranità Popolare e per la eliminazione di questi obbrobri antidemocratici fatti salvi dalla sentenza della Corte Costituzionale.

Alessandro Crociata

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Un pensiero su “LA SENTENZA SULL’ITALICUM NON CI CONVINCE DEL TUTTO.

  1. Una cosa vorrei sapere : La sentenza quanto facilita o penalizza i piccoli partiti? Quanto aumenta il costo per portare un deputato in parlamento? Potremmo portare tutti i problemi che riguardano le regole che stabiliscono i limiti e determinano le coscienze dei Cittadini all’interno della modalità della Democrazia Diretta per la nazione e non solo nelle unità municipali? Lasciamo alle deleghe previste in costituzione tutto quello che riguarda la tecnologia e le relative scienze. Toglieremmo il politichese, potremmo ridurre i parlamentari, ridaremmo loro maggiore dignità, coinvolgeremmo in misura minore la giustizia, si diraderebbe la nebbia derivante dalle complicazioni attuali create artatamente sulla fede dei cittadini, ecc.

Dí la tua