Archivio mensile:febbraio 2017

L’ECCESSO DI COMPETITIVITA’

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L’ECCESSO DI COMPETITIVITA’

L’attuale sistema economico europeo è fondanto sul PRINCIPIO DI COMPETITIVITA’, sancito dal Trattato di Lisbona.

Questo principio è fra le maggiori cause del costante aumento della disoccupazione in Europa e della costante riduzione del tenore di vita e dei diritti sociali.

L’assenza di competizione in economia è certamente un fattore negativo, in quanto non stimola l’impegno sul lavoro dal punto di vista qualitativo e porta alla creazione di monopoli e di cartelli, originando prezzi eccessivi per beni e servizi, che ricadono sui cittadini-consumatori.

Partendo da questa evidenza è stato IDEOLOGICAMENTE elaborato il concetto di “massima competitività” che dovrebbe corrispondere alla fine dei monopoli e degli oligopoli, portando a prezzi bassi, il che sarebbe a tuttoi vantaggio dei cittadini-consumatori.

Ma le cose stanno proprio così?

Direi proprio di no.

Innanzitutto constatiamo che in certi settori di mercato i monopoli/oligopoli sono rimasti, ovvero poche imprese hanno il controllo del mercato, tagliando fuori ogni possibile concorrente.
Non intendo in queasta sede sviluppare questo interessante discorso, dato che vorrei dedicarmi alla discussione del principio di « massima competitività ».

Guardiamo quindi a cosa è successo nei settori dove effettivamente esistono molte imprese che competono fra loro.

Che cosa succede quando ad una gara di appalto pubblico partecipano 100 imprese ?
Per vincere non sarà sufficiente fare efficienza nella propria impresa.
Per vincere sarà necessario fornire prestazioni sottocosto, riducendo i salari dei lavoratori, le loro garanzie sociali, tagliando sugli oneri contributivi e fiscali, sui pagamenti verso i propri fornitori, delocalizzando all’estero…
La vittoria dell’appalto porterà inevitabilmente con sè dei tagli che colpiranno, direttamente o indirettamente, i cittadini-lavoratori, colpendo a catena i cittadini-consumatori.
Alla fine il taglio delle prestazioni sconomiche e sociali dei cittadini-lavoratori-consumatori si ripercuote sulle stesse imprese, dato che quei cittadini dovranno necessariamente, per soipravvivere, tagliare sul proprio tenore di vita e sulle spese della propria famiglia.

Che cosa succede, invece, se allo stesso appalto pubblico partecipano solo 4-5 imprese ?

In questo caso per vincere sarà sufficiente fare un po’ di efficienza di impresa, senza andare a colpire i diritti dei lavoratori-cittadini-consumatori.

In questo modo i lavoratori-cittadini-consumatori manterranno il loro potere di acquisto, garantendo la sopravvivenza del sistema produttivo.

L’eccesso di concorrenza e di competitività è un MALE per l’economia e per noi tutti cittadini.

Davide Gionco

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Senza il lavoro e la sicurezza sociale non vi può essere democrazia.

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Le parole di Lelio Basso siano scolpite nella mente e nel cuore di ognuno, e siano stimolo a realizzare la democrazia in questo Paese, far si che la democrazia non sia mera apparenza.
 
E’ questo è il senso profondo, onorevole Calamandrei, degli articoli sul lavoro … il senso profondo di questi articoli nell’armonia complessa della Costituzione, dove tutto ha un suo significato, e dove ogni parte si integra con le altre parti, sta proprio in questo: che finché questi articoli non saranno veri, non sarà vero il resto; finché non sarà garantito a tutti il lavoro, non sarà garantita a tutti la libertà; finché non vi sarà sicurezza sociale, non vi sarà veramente democrazia politica; o noi realizzeremo interamente questa Costituzione, o noi non avremo realizzata la democrazia in Italia“.
(Lelio Basso, Assemblea Plenaria della Costituente, seduta pomeridiana del 6 marzo 1947).
 
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NO AL CETA, TRATTATO DI LIBERO SCAMBIO UE – CANADA

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L’approvazione del trattato di libero scambio tra l’Unione Europea e gli Stati membri da un lato e il Canada dall’altro è un ulteriore passaggio verso il consolidamento del neoliberismo a vantaggio dei grandi gruppi industriali e delle multinazionali a danno dei piccoli produttori.

Il trattato approvato il 15 febbraio 2017 dal Parlamento Europeo ora deve essere ratificato dagli Stati membri, tra cui l’Italia.

Il Parlamento Europeo ha approvato il CETA con il voto positivo del partito popolare e del partito socialista europeo. Questo lascia presagire che anche il Parlamento italiano presto ratificherà il CETA, magari senza alcuna discussione, senza alcun approfondimento, senza alcuna verifica dell’impatto del CETA per la miriade di piccoli coltivatori che si vedranno sempre più annientati dalla importazione di prodotto a basso prezzo e nulla qualità.

Occorre impedire questo ulteriore scempio, questo ulteriore regalo alle multinazionali, occorre creare una rete di controinformazione che coaguli il dissenso e lo trasformi in forza propulsiva per bloccare la ratifica del Parlamento italiano del CETA, per impedire tutte le politiche distruttive imposte dal capitalismo e dal neoliberismo.

Noi ci siamo.

Democrazia in Movimento

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I numeri impietosi e la propaganda per allocchi.

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La gran cassa della propaganda esalta lo straordinario risultato del PIL 2016 dell’Italia, un fantastico 0,9%: meglio delle attese.

Accidenti direte voi, allora Renzi (e il suo clone low cost Gentiloni) ha fatto bene il suo lavoro, addirittura porta a casa risultati migliori delle aspettative.

Questi esaltatori dei risultati “di casa nostra” sono certamente gli stessi che guardano all’Europa come punto di riferimento fondamentale per le riforme, necessarie di certo per ottenere questi “mirabolanti risultati”, tranne quando si tratta di fare le comparazioni, se queste non convengono.

Allora questo sforzo lo facciamo noi e diamo i numeri (nel senso che diamo il PIL degli altri Paesi della UE).

Romania 4,4%

Irlanda 3,4%

Polonia 3,2%

Croazia 3,1%

Slovenia 3%

Repubblica Slovacca 2,9

Lituania 2,8%

Grecia 2,7%

Repubblica Ceca 2,6%

Svezia 2,4%

Spagna 2,3%

Lettonia 2,2%

Estonia 2,2%

Olanda 2%

Portogallo 1,6%

Germania 1,6%

Austria 1,6%

Daninmarca 1,5%

Gran Bretagna 1,5%

Belgio 1,4%

Francia 1,4%

Finlandia 1,2%

Italia 0,9%

Se avete avuto la pazienza di arrivare fin qui siete stati premiati e avete potuto godere del meraviglioso risultato dell’Italia renziana, ultima per crescita ma prima assoluta per propaganda e allocchi che ci cascano.

Direte voi, ma con tessuto produttivo distrutto, con salari da fame e precarizzazione come diavolo si fa a crescere?

Infatti non si cresce, si va solo a traino: gli altri crescono e noi prendiamo le briciole.

Alessandro Crociata

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L’anti grillismo

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L’anti grillismo é una malattia che accomuna molti, sia esterni al m5s sia attivisti ed eletti da esso fuoriusciti.
É un contraltare uguale e contrario al fanatismo grillino, per quest’ultimo tutto ció che fa il M5S é buono e bello, mentre per gli antigrillini il M5S é il male assoluto.
Sono pochi, tra i fuoriusciti del M5S, che riescono a valutare con obbiettivitá quell’esperienza, che pure aveva ottimi spunti iniziali e ha certo portato nella politica italiana una ventata di novitá.
È una sindrome simile a quella dei fidanzati traditi, in cui l’amore si trasforma in odio.
Le malefatte del M5S vanno denunciate, in particolare la mancanza di democrazia interna, nonostante i proclami e le promesse, ma vanno anche valutati gli effetti positivi che il M5S ha avuto nella politica italiana, quali il riportare in auge il tema della legalitá, del finanziamento pubblico a partiti e giornali. La legge Severino e il calo dei fondi destinati a partiti e giornali deve molto alle campagne del M5S.
Il M5S ha portato, nel bene e nel male, cittadini comuni in politica e riavvicinato molti elettori alla politica.
Democrazia in Movimento invita gli ex-M5S e i suoi avversari a creare una vera alternativa di democrazia diretta al M5S, dimostrando nei fatti che si possono realizzare le sue promesse iniziali, portando avanti proposte concrete e condivisibili anche dal M5S, senza limitarsi a criticare tutto quello che il M5S dice e fa.

 

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Immagine da http://www.giosby.it

NO MES

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Ieri sera abbiamo organizzato un seminario sul MES (Meccanismo Europeo di Stabilità).
Uno strumento creato per azzerare la Sovranità Popolare degli Stati che hanno sottoscritto il Trattato.
L’Italia contribuisce al MES con 125 miliardi di euro.
La Camera dei Deputati ha approvato la legge di ratifica del trattato (L. 23/07/2012 n. 116) in appena due giorni, con una maggioranza schiacciante (325 favorevolI su 414 votanti). Questo con il voto bipartisan del Partito Democratico del Popolo della Libertà.
E’ chiaro che la decisione di approvare il MES è stata assunta altrove e i Deputati si sono limitati a schiacciare un pulsante per eseguire l’ordine impartito.
L’Italia si è impegnata a dare 125 miliardi di euro per uno strumento finanziario i cui vertici godono della assoluta immunità e sono sottratti a qualsivoglia controllo giurisdizionale.
Questo ci fa dire che non servono parlamentari low cost, servono donne e uomini competenti e con la schiena dritta, che non ubbidiscono agli ordini delle segreterie che a loro volta eseguono gli ordini dei grandi gruppi finanziari.
Servono donne e uomini che vogliono attuare la Costituzione e che abbiano il coraggio di dire NO a questi strumenti finanziari di controllo delle popolazioni e contro le popolazioni.
Noi ci siamo, noi abbiamo la schiena dritta.
Facciamo appello a tutte le donne e gli uomini con la schiena dritta a lavorare insieme a noi per fermare questo scempio delle nostre democrazie, fonte primaria delle gravissime diseguaglianze e della crescente povertà che sta colpendo strati sempre più ampi di cittadine e cittadini.

Democrazia in Movimento
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E’ LA STAMPA, BELLEZZA!

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Il dato è oggettivo: siamo quotidianamente bombardati da articoli di stampa che mettono in risalto una sola notizia, ripetuta con dettagli di contorno, diversi nei giorni ma avente un solo fatto principale: i rapporti della Raggi con Marra e Romeo.
Concordiamo sul fatto che ci sia in atto una campagna mediatica contro la giunta 5 Stelle di Roma, con l’evidente intento di minare il consenso sul detto Movimento anche a livello nazionale.
Concordiamo, da lettori, sul fatto che la notizia dei rapporti tra la Raggi, Marra e Romeo sia di quelle che dovrebbero essere liquidate nelle brevi e prive di interesse già solo dopo averla ripetuta per due giorni di fila e non sbattuta in prima pagina tutti i santi giorni da mesi.
Concordiamo su tutto. Su una cosa fondamentale non concordiamo e non potremo concordare mai: che una forza politica che si candida al governo del Paese possa, sotto qualsiasi forma, intimidire la stampa, possa creare liste di proscrizione di giornalisti sgraditi da punire.
Questo non possiamo accettarlo, perché il passo alla censura arbitraria della libera stampa diventa troppo breve e le conseguenze potrebbero divenire terribili per la democrazia del Paese e per i valori costituzionali di libertà.
I giornalisti possono essere criticati, possono essere smentiti, ma le liste di “sgraditi” violano senza rimedio l’art. 21 della Costituzione.

Democrazia in Movimento

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Siamo realisti, vogliamo l’impossibile: attuare la Costituzione.

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L’avvento di Trump, la campagna elettorale francese con la forte ascesa della Le Pen, la Brexit, l’Europa a due velocità ipotizzata dalla Merkel, sono tutti fattori che rendono sempre più probabile una implosione della Unione Europea e dell’Euro.

I pressanti monti di Draghi di questi giorni sono un ulteriore forte segnale in questo senso, una sorta di linea Maginot a difesa dei fragili confini del castello di carta che sono l’UE e l’Euro.

Il punto centrale del ragionamento a quanto pare non è più il “se”, ma il quando e il come.

In altri termini, dato per inevitabile la dissoluzione della Unione Europea e dell’Euro per come sono stati costruiti, occorrere ragionare seriamente su come “governare” questo crollo prima che esso avvenga.

La cieca obbedienza ai dettami ordoliberisti posti a fondamento della Unione Europea e dell’Euro sta impedendo ogni seria riflessione, lasciando tutto lo spazio di reazione ai cosiddetti populismi.

Populismi che altro non sono che manifestazioni di rifiuto di una situazione che sta portando all’impoverimento strati sempre più ampi della popolazione e alla concentrazione di ricchezza in sempre meno mani.

Cosa fare allora?

Se vogliamo evitare che il futuro sia regalato ai nazionalismi egoistici, improntati alla xenofobia, è necessario ripartire dal nostro sistema costituzionale, dalla struttura keynesiana della nostra Costituzione, con la sua centralità del lavoro, dei diritti sociali e dei doveri di solidarietà.

L’opposto del sistema di questa Unione Europea e di questo Euro, improntati all’ordoliberismo della scuola di Von Hayek, uno degli economisti che più ha contrastato le teorie di Keynes.

Basta leggere il discorso di Mario Draghi fatto a Gerusalemme il 18 giugno 2013:

“In this context, it is worth recalling that the monetary constitution of the ECB is firmly grounded in the principles of ‘ordoliberalism’, particularly two of its central tenets:

  • First, a clear separation of power and objectives between authorities;
  • And second, adherence to the principles of an open market economy with free competition, favouring an efficient allocation of resources”.

Tradotto, più o meno: “In questo contesto, vale la pena ricordare che la costituzione monetaria della BCE è saldamente fondata sui principi dell’ordoliberalismo, in particolare due dei suoi principi fondamentali: In primo luogo, una netta separazione dei poteri e degli obiettivi tra le autorità; e in secondo luogo, l’adesione ai principi di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse”.

In sostanza, l’opposto del solidarismo interventista a tutela dei diritti sociali ed economici della nostra Costituzione.

Noi non vogliamo lasciare il nostro futuro in mano al populismo xenofobo e nazionalista dei Le Pen e Salvini, ma non vogliamo nemmeno lasciarlo a questa Europa costruita sulla rigida competizione ordoliberista che sta massacrando fette sempre più ampie di popolazione.

Vogliamo ripartire dalla Costituzione, vogliamo riprendere il progetto sociale, economico e politico delineato dalle Madri e dai Padri Costituenti, convinti che in questo progetto solidaristico, di diritti e doveri sociali, possa trovarsi risposta vera ai bisogni del Popolo, quello che fonda il nostro ordinamento repubblicano nato dalla Resistenza.

Speriamo di poter condividere con voi queste riflessioni e trovare ragioni per portare avanti insieme questo progetto.

Alessandro Crociata

Democrazia in Movimento

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