Archivio mensile:aprile 2017

Il modello Francese

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Si fa un gran parlare, oggi, dei risultati del primo turno delle Presidenziali in Francia.

E a ragione, visto l’importanza di queste elezioni e il potere che avrá chi sará eletto al ballottaggio.

Pochi peró fanno notare che, comunque vada, chi verrá eletto non avrá ottenuto al primo turno il sostegno di nemmeno un quarto dei votanti.

E chi é stato eliminato al primo turno lo é stato per pochi voti, nemmeno il 2%.

È un sistema ben peculiare, pur corretto dal fatto che le elezioni parlamentari si svolgeranno in seguito e con una formula diversa e piú rappresentativa.

É un sistema che spinge al leaderismo e a una scarsa rappresentativitá del Presidente scelto, in cambio di una supposta governabilitá che, visti i dovuti pesi e contrappesi del Parlamento, é soltanto supposta.

Democrazia in Movimento auspica che si abbandonino i modelli maggioritari e i capilista bloccati a favore di una legge proporzionale che dia veramente voce ai cittadini e che porti a superare il leaderismo imperante.

Il libero gioco del mercato viola i principi fondanti della nostra Costituzione

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Il TUEF (Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea) agli artt. 107 e 108 dichiara la incompatibilità con il mercato interno del cosiddetto “aiuto di Stato“, ossia “qualsiasi trasferimento di risorse pubbliche a favore di alcune imprese o produzioni che, attribuendo un vantaggio economico selettivo, falsa o minaccia di falsare la concorrenza“.

La regola fondamentale è che agli Stati è precluso l’aiuto di Stato tranne che per eccezionali ipotesi, quelle specificate dall’art. 107 TUEF.

Tralasciando ogni questione tecnica, il punto essenziale da evidenziare è che lo Stato può intervenire solo a determinate condizioni e avendo quale limite quello di “non falsare o minacciare di falsare la concorrenza“.

Quanto questo possa ritenersi compatibile con i principi presenti nel titolo III della Costituzione italiana (artt. 35 – 47) è tutto da verificare.

In sostanza, il TUEF risponde ad uno dei canoni propri della dottrina economica dell’ordoliberismo, ossia il laissez-faire, il “lasciare fare”, il non interventismo dello Stato nel libero gioco concorrenziale del mercato.

Al contrario, la nostra Costituzione è di tipo interventista, ossia assegno allo Stato una serie di compiti positivi in quanto finalizzati a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“.

Ai fini della rimozione degli ostacoli, la Repubblica:

  • tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni;
  • cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori;
  • riconosce il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa;
  • assicura alle lavoratrici donne gli stessi diritti riconosciuti al lavoratore;
  • assicura mezzi adeguati in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaria, disoccupazione involontaria;
  • interviene sulla proprietà privata per evitare che si svolga in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana;
  • assicura la funzione sociale della proprietà e la rende accessibile a tutti;
  •  riserva allo Stato o espropria determinate imprese che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano preminente interesse generale;
  • impone vincoli alla proprietà terriera privata;
  • riconosce la funzione sociale della cooperazione;
  • tutela il risparmio in tutte le sue forme e favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione.

Privatizzazioni selvagge e divieti di intervento diretto dello Stato nell’economia sono in palese contrasto con i principi fondanti la nostra Repubblica, nella misura in cui non consentono di intervenire al fine della rimozione degli ostacoli che impediscono la realizzazione della eguaglianza sostanziale tra tutti i cittadini.

Di questo dobbiamo discutere, su questo è doveroso prendere posizione.

E almeno fino a quando la nostra Costituzione è quella nel testo voluto dalle Madri e dai Padri Costituenti, sono i trattati che devono essere letti ed applicati in funzione di quanto è previsto nella nostra Carta fondamentale e non viceversa.

E chi opera per invertire questo rapporto, chi agisce per le cessioni di sovranità a favore di un ordinamento europeo creato in aperta violazione dei nostri principi fondamentali calpesta il dovere sancito all’art. 54 Cost.: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi“.

Alessandro Crociata

Democrazia in Movimento

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