Attentato di Manchester: terrorismo, immigrazione e integrazione

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L’attentatore della strage al concerto di Ariana Grande a Manchester era, ancora una volta, un immigrato di seconda generazione. Non un profugo appena arrivato, magari mandato dall’ISIS proprio per compiere attentati, ma un cittadino Inglese figlio di genitori regolarmente immigrati.

C’é da chiedersi, dunque, cosa possa portare una persona che é stata accolta e inserita nella societá ad uccidersi portando con sé cosí tante persone. É, di fatto, un fallimento dell’integrazione e della societá in generale.

Il fatto si ricollega anche al fenomeno crescente dei suicidi tra i giovani, aggravato dal fatto che il fondamentamentalismo islamico “sfrutta” il disadattamento per dare motivazioni ulteriori per un atto che diventa ancora piú grave perché causa la morte di altre persone. La veritá é che questa societá non dá un futuro né un senso alla vita dei giovani, e questo crea terreno fertile per il fondamentalismo che invece fornisce almeno un senso al suicidio.

Occorre dunque una riflessione piú ampia, soluzioni piú complete ai problemi della societá. Non serve fermare i flussi migratori, ammesso sia possibile, perché gli immigrati sono giá qui. Occorre contrastare il fondamentalismo islamico smontando la sua propaganda di odio e non fomentando lo scontro di civiltá con altro odio.

Occorre una migliore sicurezza, visto che a quanto pare i controlli al concerto non erano sufficientemente approfonditi.  Occorrono migliori leggi di contrasto, perché spesso questi attentatori sono giá conosciuti ma non si riescono a fermare fino, al massimo, a poco prima che compiano i loro attentati.

Bisogna peró stare attenti, affinché questi attentati non vengano sfruttati per limitare le libertá dei cittadini. Sarebbe una vittoria per i terroristi e per i loro mandanti.

 

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