Archivio mensile:luglio 2017

Il tweet della cruda realtà. Fatevene una ragione.

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Le regole dell’Euro sono scritte nei trattati, quelli che pochi hanno letto e ancora meno compreso.

Quelle regole rendono evidente che l’Euro non è solo una moneta, bensì una precisa impostazione ideologica: quella dell’ordoliberismo.

Le anime ingenue di questa cruda realtà non vogliono rendersi conto – magari sta loro pure bene – e continuano a pensare che disoccupazione, precarietà, redditi bassi, stagnazione economica, siano frutto del caso cinico e baro.

Così deve intervenire la BCE a chiarire i termini della questione. Lo ha fatto con Draghi nel 2014 a Gerusalemme e lo ha fatto il 20 luglio con un tweet in inglese, dove è resa chiara, con poche parole, la missione della BCE: la stabilità dei prezzi, NON occupazione e crescita.

La conseguenza è chiara: le politiche dei singoli Paesi su occupazione e crescita sono consentite solo se non impattano sulla stabilità dei prezzi.

La volontà democratica dei popoli nulla può per modificare questa realtà, perché a decidere alla fine è chi detiene la moneta, e chi la detiene è la BCE, non i singoli governi, i quali possono soltanto adattarsi.

Non comprendere questo significa esprimere vuoti slogan contro austerità, neoliberismo, precarietà, povertà, buoni per sentirsi a posto con la coscienza di appartenenza, ma prive di significato reale.

Discutiamone.

Democrazia in Movimento.

Austerità e flussi migratori. Possiamo discuterne?

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Il dibattito sui flussi migratori a destra e sinistra è bloccato da becere semplificazioni ideologiche che non consentono di affrontare seriamente il fenomeno.

Un aspetto del tutto trascurato è l’impatto delle spese per le operazioni di soccorso, assistenza sanitaria, alloggio e istruzione per i minori non accompagnati che ammontano,  al netto dei contributi dell’UE, a 3,6 miliardi (0,22 per cento del Pil) nel 2016 e previste pari a 4,2 miliardi (0,25 per cento del Pil) nel 2017, in uno scenario stazionario. Se invece i flussi dovessero continuare a crescere, come mostrano i dati sugli arrivi dei primi mesi dell’anno, le spese potrebbero appunto salire di altri 400 milioni, fino a 4,6 miliardi.

Questi sono i dati del DEF 2017.

Il punto fondamentale è questo: possiamo prevedere qualsiasi importo per rispondere alle esigenze che derivano dall’accoglienza, però dobbiamo sapere che allo stato delle regole dell’U.E. e dell’Euro, delle esigenze di stabilità dei bilanci, tutto questo determina aggiustamenti dei conti pubblici che passano attraverso ulteriori e pesanti tagli alla spesa pubblica (sanità, pensioni, istruzione, infrastrutture, etc.) che determinano un impoverimento complessivo che colpisce tutti indistintamente, cittadini e migranti.

Questo ovviamente non potrà che acuire le tensioni sociali, già evidenti nelle proteste dei sindaci e delle popolazioni in varie parti d’Italia, per fermare le quali non bastano l’indignazione e la generica accusa di razzismo.

Lo Stato italiano non ha il controllo della propria spesa pubblica, non ha il controllo della moneta, pertanto non ha alcuno strumento efficace per rispondere alle esigenze che nascono dai flussi migratori e dalla necessaria accoglienza.

La flessibilità che pure può essere accordata dalla U.E. per reperire le risorse è solo un palliativo di breve respiro, in quanto comunque poi saranno chiesti tagli e aggiustamenti al bilancio, anche in virtù di quanto prevede oggi l’art. 81 Cost., con le solite ricette di austerità che conosciamo e che hanno impoverito oltre misura il Paese e creato le enormi diseguaglianze sociali di questi ultimi anni.

Soluzioni?

E’ chiaro che se non si incide decisamente sulle cause dei flussi migratori questi non potranno che continuare e crescere. Affrontare tali cause equivale ad affrontare il neoliberismo globalista neocoloniale.

In ogni caso occorre avere ben chiaro che restare all’interno dell’ordinamento della U.E. e dell’Euro significa accettare le regole di tale sistema, principalmente quello della stabilità dei prezzi, ossia del controllo dei bilanci e della spesa pubblica. Se accettiamo questo la riduzione della spesa sociale sarà inevitabile e inevitabile saranno i conflitti sociali tra coloro che maggiormente subiranno i tagli alla spesa sociale, le fasce più povere della popolazione (cittadini e immigrati), le quali saranno costrette a competere per poter sopravvivere.

E questo non è populismo o xenofobia: solo la vittoria della classe dominante neoliberista che nella divisione dei popoli e all’interno dei popoli domina e accresce le proprie fortune.

Per questo riteniamo assolutamente necessario una seria riflessione, un ampio dibattito, sulla partecipazione dell’Italia all’U.E e all’Euro, sulla accettazione acritica del globalismo neoliberista, e speriamo che prima o poi tale dibattito si faccia senza le semplificazioni ideologiche di certa destra e sinistra.

Democrazia in Movimento

Le nuove forme di manifestazione del fascismo: Meccanismo Europeo di Stabilità.

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Il dibattito social continua ad essere monopolizzato dal fascismo delle immagini di un’epoca sconfitta dalla storia.
Al contempo, le nuove forme di fascismo, quelle che si manifestano sotto forma di dittatura della burocrazia finanziaria globalista e ordoliberista, impongono le loro decisioni ai governi democraticamente eletti, determinando sottrazione di diritti alle popolazioni e obblighi di cessione di asset fondamentali allo sviluppo economico di quei Paesi.
 
Il Meccanismo Europeo di Stabilità è una delle forme di questo fascismo finanziario, del quale ben pochi in Italia conoscono finalità, regole, decisioni. Fino a quando quelle finalità, regole e decisioni non saranno prese anche per il nostro Paese e allora ne conosceremo gli effetti devastanti, ma sarà troppo tardi. Come lo è per la Grecia.
 
Scusate la franchezza, ma vi diciamo baloccatevi pure con il fascismo sconfitto, noi come moderne Cassandre non abbiamo alcuna intenzione di farci distrarre e continueremo a denunciare il fascismo nella sua forma attuale, quella che ha già di fatto portato in Italia un milione e mezzo di famiglie, quasi cinque milioni di persone, alla povertà assoluta.
 
Ognuno decida le proprie priorità. Le nostre sono quelle di combattere senza sosta l’ordoliberismo globalista di questa Unione Europea della burocrazia finanziaria.
 
Perché vincano i popoli e non gli speculatori.
 
https://www.esm.europa.eu/assistance/greece
Democrazia in Movimento
www.democraziainmovimento.org
segreteria@democraziainmovimento.org
https://www.facebook.com/democraziainmovimento.org/

G20: La ragione e il manganello

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Anche in questo G20 di Amburgo si ripetono le proteste, che ormai ciclicamente circondano questi incontri, soprattutto quando vengono fatte nelle grandi cittá e non in piccoli centri piú isolati e piú isolabili.

Si ripete la solita reazione della polizia, con provocazioni e cariche favorite dall’infiltrazone dei soliti black block.

Purtroppo gli scontri fanno dimenticare una cosa, che a 17 anni del G8 di Genova é ormai chiara: chi protesta ha ragione!

Chi protesta e protestava non ha creduto alla favola dei nuovi posti di lavoro creati dalla globalizzazione, dell’Euro che ci avrebbe fatto guadagnare di piú lavorando di meno, delle magnifiche sorti e progressive promesse dai potenti.

Chi protesta vede e vedeva tutti i problemi che sono ormai sempre piú visibili a tutti e che la propaganda del mainstream non riesce piú a coprire: la globalizzazione e il neoliberismo rendono i ricchi sempre piú ricchi e i poveri sempre piú poveri. Demolendo la classe media occidentale a vantaggio di quella di altri paesi (ad es. la Cina) e ridistribuendo solo in parte la ricchezza verso i paesi meno sviluppati (dove i lavoratori continuano comunque ad essere sfruttati dai soliti noti).

Manganellate pure quante volete, quindi, ma la Storia dará ragione a chi protesta e piano piano anche la popolazione lo sta capendo, come dimostrano la Brexit, l’elezione di Trump e il No al Referedum del 4 Dicembre.

Il problema é incanalare questa protesta su binari politici che possano provocare un nuovo cambiamento. Le violenze in questo senso non aiutano perché fanno facilmente passare chi protesta dalla parte del torto.

Democrazia in Movimento non crede che la rivolta violenta sia la soluzione, perché é facilmente contrastabile coi mezzi ben noti dei poteri forti. Una rivolta pacifica e politica é invece piú difficile da contrastare, sfruttando l’ipocrisia dei potenti e il fatto che devono ancora salvare le apparenze della democrazia occidentale. I giá citati Brexit, Trump e Referendum Costituzionale hanno dimostrato che i potenti non hanno piú il controllo dei media e con essi dei voti dei cittadini. Sta a noi sfruttare questo spiraglio per ottenere i cambiamenti che vogliamo. La vittoria di Macron in Francia é stato un punto a loro favore, ma potrebbe essere solo un’episodio.

Dimostrazione G20