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Il 2017 di DiM

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Il 2017 é stato un altro anno interlocutorio per Democrazia in Movimento.
Dal blog puó sembrare che siamo stati fermi, ma in realtà molto si muove dietro le quinte.

I nostri attivisti, me compreso, hanno lavorato molto per far procedere il progetto della Confederazione per la Sovranità Popolare, associazione che abbiamo contribuito a creare e che vuole lavorare a livello politico e sociale per l’attuazione della Costituzione. All’interno del gruppo di comunicazione, in particolare, abbiamo contribuito a creare il sito attivismo.info per diffondere le idee sovraniste, di difesa dei diritti umani e di attuazione della Costituzione.

Dal punto di vista politico, abbiamo lavorato alla formazione di un Quarto Polo politico creando il sito quartopolo.info e cercando di riunire le forze sovraniste che vogliono, come noi, lavorare per l’attuazione della Costituzione.
Purtroppo abbiamo incontrato notevoli difficoltà nel unire i vari gruppi e probabilmente non riusciremo a partecipare alle prossime elezioni, ma continueremo gli sforzi per quelle successive, in particolare le Europee.

Per il 2018 prevediamo di continuare su questi fronti e abbiamo avviato un aggiornamento dell’elenco soci, per prepararci alle iniziative future.

Il libero gioco del mercato viola i principi fondanti della nostra Costituzione

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Il TUEF (Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea) agli artt. 107 e 108 dichiara la incompatibilità con il mercato interno del cosiddetto “aiuto di Stato“, ossia “qualsiasi trasferimento di risorse pubbliche a favore di alcune imprese o produzioni che, attribuendo un vantaggio economico selettivo, falsa o minaccia di falsare la concorrenza“.

La regola fondamentale è che agli Stati è precluso l’aiuto di Stato tranne che per eccezionali ipotesi, quelle specificate dall’art. 107 TUEF.

Tralasciando ogni questione tecnica, il punto essenziale da evidenziare è che lo Stato può intervenire solo a determinate condizioni e avendo quale limite quello di “non falsare o minacciare di falsare la concorrenza“.

Quanto questo possa ritenersi compatibile con i principi presenti nel titolo III della Costituzione italiana (artt. 35 – 47) è tutto da verificare.

In sostanza, il TUEF risponde ad uno dei canoni propri della dottrina economica dell’ordoliberismo, ossia il laissez-faire, il “lasciare fare”, il non interventismo dello Stato nel libero gioco concorrenziale del mercato.

Al contrario, la nostra Costituzione è di tipo interventista, ossia assegno allo Stato una serie di compiti positivi in quanto finalizzati a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“.

Ai fini della rimozione degli ostacoli, la Repubblica:

  • tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni;
  • cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori;
  • riconosce il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa;
  • assicura alle lavoratrici donne gli stessi diritti riconosciuti al lavoratore;
  • assicura mezzi adeguati in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaria, disoccupazione involontaria;
  • interviene sulla proprietà privata per evitare che si svolga in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana;
  • assicura la funzione sociale della proprietà e la rende accessibile a tutti;
  •  riserva allo Stato o espropria determinate imprese che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano preminente interesse generale;
  • impone vincoli alla proprietà terriera privata;
  • riconosce la funzione sociale della cooperazione;
  • tutela il risparmio in tutte le sue forme e favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione.

Privatizzazioni selvagge e divieti di intervento diretto dello Stato nell’economia sono in palese contrasto con i principi fondanti la nostra Repubblica, nella misura in cui non consentono di intervenire al fine della rimozione degli ostacoli che impediscono la realizzazione della eguaglianza sostanziale tra tutti i cittadini.

Di questo dobbiamo discutere, su questo è doveroso prendere posizione.

E almeno fino a quando la nostra Costituzione è quella nel testo voluto dalle Madri e dai Padri Costituenti, sono i trattati che devono essere letti ed applicati in funzione di quanto è previsto nella nostra Carta fondamentale e non viceversa.

E chi opera per invertire questo rapporto, chi agisce per le cessioni di sovranità a favore di un ordinamento europeo creato in aperta violazione dei nostri principi fondamentali calpesta il dovere sancito all’art. 54 Cost.: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi“.

Alessandro Crociata

Democrazia in Movimento

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Tornare alle origini della costruzione europea?

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I capi di Stato e di Governo riuniti ieri a Roma per l’anniversario del Trattato di Roma, sottoscritto il 25 marzo 1957, hanno detto a chiare lettere che bisogna riprendere i valori fondanti dei padri costituenti europei, quelli appunto del Trattato di Roma.
Ma di quali valori parlano?
In tema di valori, se leggiamo la Costituzione della Repubblica Italiana, immediatamente percepiamo che sono quelli fondati sulla lotta partigiana. Approfondendo gli interventi dei Costituenti tutto questo è ben presente. Basti leggere i resoconti della prima sottocommissione su quello che sarebbe divenuto l’art. 13 Cost. per rendersene conto.
Nella discussione sulla libertà personale erano evidenti i segni della sofferenza degli abusi dello stato poliziesco fascista e si voleva evitare per il futuro quegli orrori fatti di torture e cancellazione della dignità umana.
Sempre in tema di valori costituzionali, questi li troviamo ben delineati nella prima parte: lavoro, eguaglianza, solidarietà, salute, istruzione.
Quali sono, invece, i valori espressi nel primo atto istitutivo della Comunità Economia Europea, quella che alcuni, blindati da uno stato di polizia indegno della democrazia del nostro Paese, hanno celebrato ieri 25 marzo 2017?
Meglio: vi sono valori espressi nel Trattato di Roma. Mi pare di no.
Il Trattato firmato a Roma il 25 marzo 1957 è niente altro che uno squallido trattato commerciale, finalizzato a eliminare dazi e creare un mercato di libero scambio delle merci e dei capitali. Dove la libera circolazione delle persone è un mero accessorio, nemmeno tanto rilevante.
ARTICOLO 2. “La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme della Comunità, un’espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita e più strette relazioni fra gli Stati che ad essa partecipano“.
ARTICOLO 3. “Ai fini enunciati all’articolo precedente, l’azione della Comunità importa, alle condizioni e secondo il ritmo previsto dal presente Trattato: a) l’abolizione fra gli Stati membri dei dazi doganali e delle restrizioni quantitative all’entrata e all’uscita delle merci, come pure di tutte le altre misure di effetto equivalente, b) l’istituzione di una tariffa doganale comune e di una politica commerciale comune nei confronti degli Stati terzi, c) l’eliminazione fra gli Stati membri degli ostacoli alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali, d) l’instaurazione di una politica comune nel settore dell’agricoltura, e) l’instaurazione di una politica comune nel settore dei trasporti, g) la creazione di un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato comune, h) l’applicazione di procedure che permettano di coordinare le politiche economiche degli Stati membri e di ovviare agli squilibri nelle loro bilance dei pagamenti, i) il ravvicinamento delle legislazioni nazionali nella misura necessaria al funzionamento del mercato comune, j ) la creazione di un Fondo sociale europeo, allo scopo di migliorare le possibilità di occupazione dei lavoratori e di contribuire al miglioramento del loro tenore di vita, m) l’istituzione di una Banca europea per gli investimenti, destinata a facilitare l’espansione economica della Comunità mediante la creazione di nuove risorse, k) l’associazione dei paesi e territori d’oltremare, intesa ad incrementare gli scambi e proseguire in comune nello sforzo di sviluppo economico e sociale“.
La parte seconda del Trattato di Roma dedicata ai “Fondamenti della Comunità” si apre con il titolo primo intitolato “Libera circolazione delle merci“.
ARTICOLO 9. “La Comunità è fondata sopra una unione doganale che si estende al complesso degli scambi di merci e importa il divieto, fra gli Stati membri, dei dazi doganali all’importazione e all’esportazione e di qualsiasi tassa di effetto equivalente, come pure l’adozione di una tariffa doganale comune nei loro rapporti con i paesi terzi”.
“Sogno dei fondatori dell’Europa. Ritorno alle idealità di quegli anni. Bisogna proseguire il cammino tracciato dal Trattato di Roma”.
Tutte belle frasi, ad effetto, tranne poi scontrarsi con la realtà dell’essere quelle idealità così alte e nobili niente altro che un accordo commerciale, seppure sottoscritto con tanto impegno dalle più alte cariche degli Stati.
Su queste fondamenta non poteva che costruirsi quel pessimo edificio che è l’Unione Europea, dove sempre meno persone vogliono abitare, se non quelle che ci traggono l’enorme vantaggio di poter decidere per tutti.
No grazie.
Ci teniamo stretta la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.
Per coloro che volessero approfondire i “valori” (?) del Trattato di Roma: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:11957E/TXT&from=IT
Alessandro Crociata
Democrazia in Movimento
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L’Euro: una semplice moneta? L’illusione degli illusi.

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Il dibattito sull’Euro è spesso caratterizzato da prese di posizioni aprioristiche, basate più sul sentimento personale di fiducia / sfiducia sulla moneta che non su reali elementi di giudizio.

Sia i fautori dell’Euro che i cosiddetti Euroscettici fanno perdere di vista quello che è il vero aspetto che dovrebbe essere oggetto del dibattito, al fine di assumere una posizione meditata e seria: vi sono e, in ipotesi, quali sono i fondamenti ideologici della moneta unica?

Per rispondere al quesito credo che sia necessario far riferimento alle fonti ufficiali, dalle quali possiamo trarre elementi per rispondere sulla base di elementi seri e verificabili.

Dal sito della BCE ricaviamo un intervento ufficiale di Mario Draghi, il quale così afferma:

Goodfriend sostiene che tutte e tre le categorie hanno implicazioni fiscali. E si afferma che la politica di credito e gli interessi in materia di politica di riserva comportano l’uso di fondi pubblici in un modo che può implicare un ruolo allocativo – e che possono quindi offuscare i rispettivi ruoli delle autorità monetarie e fiscali.
In questo contesto, vale la pena ricordare che la costituzione monetaria della BCE è saldamente fondata sui principi di ‘ordoliberalismo’, in particolare due dei suoi principi fondamentali:
– In primo luogo, una netta separazione dei poteri e degli obiettivi tra le autorità;
– E in secondo luogo, l’adesione ai principi di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse“.

Dunque al quesito possiamo rispondere: 1) si, vi è un fondamento ideologico che sorregge la moneta; 2) questo fondamento ideologico è l’ordoliberismo.

Ora, ad alcuni può anche andare bene che “la costituzione monetaria della BCE” si fondi sull’ordoliberismo, però almeno la si smetta di “illudere gli illusi”, ossia coloro che ancora ingenuamente credono che la moneta sia solo una moneta, ossia di uno strumento che offre semplicemente il vantaggio di poterla usare in più Paesi senza bisogno di ricorrere al cambio per le proprie vacanze o di agevolare gli scambi.

Il 4 dicembre abbiamo votato contro la riforma costituzionale che pretendeva di imporre i principi della “governance economica europea”, ossia quelli dell’ordoliberismo. Non possiamo accettare che questi stessi principi cacciati dalla porta rientrino dalla finestra, peraltro a nostra insaputa, e “illudendo gli illusi”.

Mettere in discussione la funzione di una moneta che si fonda sull’ordoliberismo (scuola di Friburgo) è un dovere per chi crede nei valori, nei principi, della Costituzione nata dalla Resistenza, la quale si fonda sui principi del keynesismo. E noi di Democrazia in Movimento manteniamo il nostro impegno a difesa e per l’attuazione della Costituzione Repubblicana Antifascista.

(Il testo in inglese dell’intervento di Mario Draghi lo trovate qui: http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2013/html/sp130618.en.html)

 

Alessandro Crociata

Democrazia in Movimento

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LA SENTENZA SULL’ITALICUM NON CI CONVINCE DEL TUTTO.

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La Corte Costituzionale si è pronunciata sull’Italicum dichiarando la incostituzionalità del premio di maggioranza assegnato con il ballottaggio e la possibilità di scelta rimessa ai capilista eletti in più collegi.

Resta il premio di maggioranza assegnato alla lista che ottiene almeno il 40% dei voti validi.

Questa pronuncia archivia definitivamente il progetto di governabilità delineato dal governo Renzi con l’avallo del Presidente Napolitano. Progetto che poggiava sulle due gambe della riforma costituzionale e della riforma elettorale (V. discorso di Renzi al Senato del 24.2.2014).

Detto questo, il mantenimento del sistema premiale al primo turno non ci soddisfa in quanto consente una grave distorsione del sistema rappresentativo, assegnando alla lista che dovesse superare anche di un solo voto la soglia del 40% dei voti validi ben 340 seggi, con un premio del 15%.

Questo sacrificio alla piena rappresentanza è irragionevole anche alla luce dei dettami della sentenza della stessa Corte 1/2014, laddove si ammette di poter sacrificare (in parte) il principio di rappresentanza solo per conseguire “la formazione di una adeguata maggioranza parlamentare, allo scopo di garantire la stabilità del governo del Paese e di rendere più rapido il processo decisionale”.

A ben vedere i sistemi elettorali conseguenti per il Senato dalla sentenza 1/2014 e per la Camera dei Deputati dalla sentenza del 25.1.2017 denotano una sostanziale difformità che impediranno nei fatti di conseguire la “stabilità del governo del Paese e di rendere più rapido il processo decisionale”, pertanto vengono a mancare quei requisiti di “proporzionalità”, “ragionevolezza” e “bilanciamento degli interessi” al cui concorrere solo è legittimo sacrificare (parte) della “rappresentanza”, espressione della sovranità popolare come prevista all’art. 1 Cost.

La difformità dei sistemi elettorali, del resto, è frutto di una specifica volontà del Parlamento a guida renziana, laddove ha deciso di limitare l’intervento della riforma elettorale solo alla Camera e non al Senato, nella arrogante quanto velleitaria convinzione di poter vincere il referendum costituzionale che vedeva la trasformazione del Senato in organo non più elettivo.

In conclusione, la Corte ha inferto un ulteriore colpo mortale alla governabilità renziana, ossia quel sistema in cui ci deve essere sempre e comunque un vincitore che prende il banco e con esso tutti i poteri dello Stato senza limiti e validi contropoteri; però ha consentito delle inammissibili aperture, salvando premio di maggioranza al primo turno e capilista bloccati, che possono incidere sul sistema di rappresentanza democratica, senza per ciò stesso far conseguire alcun vantaggio in termini di maggiore efficienza del sistema, anzi ponendo ulteriori gravi questioni come il collegamento diretto tra i capilista e le segreterie di partito, con quanto ciò significhi in termini di selezione di adeguato personale politico.

Noi di Democrazia in Movimento proseguiamo la nostra lotta per la piena attuazione della Costituzione, per la piena realizzazione della Sovranità Popolare e per la eliminazione di questi obbrobri antidemocratici fatti salvi dalla sentenza della Corte Costituzionale.

Alessandro Crociata

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