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Il tweet della cruda realtà. Fatevene una ragione.

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Le regole dell’Euro sono scritte nei trattati, quelli che pochi hanno letto e ancora meno compreso.

Quelle regole rendono evidente che l’Euro non è solo una moneta, bensì una precisa impostazione ideologica: quella dell’ordoliberismo.

Le anime ingenue di questa cruda realtà non vogliono rendersi conto – magari sta loro pure bene – e continuano a pensare che disoccupazione, precarietà, redditi bassi, stagnazione economica, siano frutto del caso cinico e baro.

Così deve intervenire la BCE a chiarire i termini della questione. Lo ha fatto con Draghi nel 2014 a Gerusalemme e lo ha fatto il 20 luglio con un tweet in inglese, dove è resa chiara, con poche parole, la missione della BCE: la stabilità dei prezzi, NON occupazione e crescita.

La conseguenza è chiara: le politiche dei singoli Paesi su occupazione e crescita sono consentite solo se non impattano sulla stabilità dei prezzi.

La volontà democratica dei popoli nulla può per modificare questa realtà, perché a decidere alla fine è chi detiene la moneta, e chi la detiene è la BCE, non i singoli governi, i quali possono soltanto adattarsi.

Non comprendere questo significa esprimere vuoti slogan contro austerità, neoliberismo, precarietà, povertà, buoni per sentirsi a posto con la coscienza di appartenenza, ma prive di significato reale.

Discutiamone.

Democrazia in Movimento.

Austerità e flussi migratori. Possiamo discuterne?

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Il dibattito sui flussi migratori a destra e sinistra è bloccato da becere semplificazioni ideologiche che non consentono di affrontare seriamente il fenomeno.

Un aspetto del tutto trascurato è l’impatto delle spese per le operazioni di soccorso, assistenza sanitaria, alloggio e istruzione per i minori non accompagnati che ammontano,  al netto dei contributi dell’UE, a 3,6 miliardi (0,22 per cento del Pil) nel 2016 e previste pari a 4,2 miliardi (0,25 per cento del Pil) nel 2017, in uno scenario stazionario. Se invece i flussi dovessero continuare a crescere, come mostrano i dati sugli arrivi dei primi mesi dell’anno, le spese potrebbero appunto salire di altri 400 milioni, fino a 4,6 miliardi.

Questi sono i dati del DEF 2017.

Il punto fondamentale è questo: possiamo prevedere qualsiasi importo per rispondere alle esigenze che derivano dall’accoglienza, però dobbiamo sapere che allo stato delle regole dell’U.E. e dell’Euro, delle esigenze di stabilità dei bilanci, tutto questo determina aggiustamenti dei conti pubblici che passano attraverso ulteriori e pesanti tagli alla spesa pubblica (sanità, pensioni, istruzione, infrastrutture, etc.) che determinano un impoverimento complessivo che colpisce tutti indistintamente, cittadini e migranti.

Questo ovviamente non potrà che acuire le tensioni sociali, già evidenti nelle proteste dei sindaci e delle popolazioni in varie parti d’Italia, per fermare le quali non bastano l’indignazione e la generica accusa di razzismo.

Lo Stato italiano non ha il controllo della propria spesa pubblica, non ha il controllo della moneta, pertanto non ha alcuno strumento efficace per rispondere alle esigenze che nascono dai flussi migratori e dalla necessaria accoglienza.

La flessibilità che pure può essere accordata dalla U.E. per reperire le risorse è solo un palliativo di breve respiro, in quanto comunque poi saranno chiesti tagli e aggiustamenti al bilancio, anche in virtù di quanto prevede oggi l’art. 81 Cost., con le solite ricette di austerità che conosciamo e che hanno impoverito oltre misura il Paese e creato le enormi diseguaglianze sociali di questi ultimi anni.

Soluzioni?

E’ chiaro che se non si incide decisamente sulle cause dei flussi migratori questi non potranno che continuare e crescere. Affrontare tali cause equivale ad affrontare il neoliberismo globalista neocoloniale.

In ogni caso occorre avere ben chiaro che restare all’interno dell’ordinamento della U.E. e dell’Euro significa accettare le regole di tale sistema, principalmente quello della stabilità dei prezzi, ossia del controllo dei bilanci e della spesa pubblica. Se accettiamo questo la riduzione della spesa sociale sarà inevitabile e inevitabile saranno i conflitti sociali tra coloro che maggiormente subiranno i tagli alla spesa sociale, le fasce più povere della popolazione (cittadini e immigrati), le quali saranno costrette a competere per poter sopravvivere.

E questo non è populismo o xenofobia: solo la vittoria della classe dominante neoliberista che nella divisione dei popoli e all’interno dei popoli domina e accresce le proprie fortune.

Per questo riteniamo assolutamente necessario una seria riflessione, un ampio dibattito, sulla partecipazione dell’Italia all’U.E e all’Euro, sulla accettazione acritica del globalismo neoliberista, e speriamo che prima o poi tale dibattito si faccia senza le semplificazioni ideologiche di certa destra e sinistra.

Democrazia in Movimento

Le nuove forme di manifestazione del fascismo: Meccanismo Europeo di Stabilità.

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Il dibattito social continua ad essere monopolizzato dal fascismo delle immagini di un’epoca sconfitta dalla storia.
Al contempo, le nuove forme di fascismo, quelle che si manifestano sotto forma di dittatura della burocrazia finanziaria globalista e ordoliberista, impongono le loro decisioni ai governi democraticamente eletti, determinando sottrazione di diritti alle popolazioni e obblighi di cessione di asset fondamentali allo sviluppo economico di quei Paesi.
 
Il Meccanismo Europeo di Stabilità è una delle forme di questo fascismo finanziario, del quale ben pochi in Italia conoscono finalità, regole, decisioni. Fino a quando quelle finalità, regole e decisioni non saranno prese anche per il nostro Paese e allora ne conosceremo gli effetti devastanti, ma sarà troppo tardi. Come lo è per la Grecia.
 
Scusate la franchezza, ma vi diciamo baloccatevi pure con il fascismo sconfitto, noi come moderne Cassandre non abbiamo alcuna intenzione di farci distrarre e continueremo a denunciare il fascismo nella sua forma attuale, quella che ha già di fatto portato in Italia un milione e mezzo di famiglie, quasi cinque milioni di persone, alla povertà assoluta.
 
Ognuno decida le proprie priorità. Le nostre sono quelle di combattere senza sosta l’ordoliberismo globalista di questa Unione Europea della burocrazia finanziaria.
 
Perché vincano i popoli e non gli speculatori.
 
https://www.esm.europa.eu/assistance/greece
Democrazia in Movimento
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Pizzarotti, Donnarumma e Steve Jobs

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É interessante tracciare paralleli tra queste tre storie. Tutte e tre sono storie di fedeltá e tradimento, ascese e cadute.

Steve Jobs uscí dalla Apple che aveva fondato per divergenze col management, per poi ritornarci quando l’azienda andó in crisi e riportarla al successo.

Donnarumma é stato preso giá da piccolo dal Milan, coltivato nella primavera e poi lanciato in serie A con ottimi risultati. Pare peró ora voler rompere con la societá che voleva spingerlo ad accettare un’offerta e che gli ha fatto pressioni e ripetuti ultimatum, minacciandolo anche di lasciarlo in tribuna tutta la prossima stagione.

Pizzarotti é stato il primo eletto del M5S in una cittá importante dopo aver contributo al buon successo delle Regionali del 2010. Viene peró poi successivamente fortemente criticato da Grillo e poi sospeso, fino ad uscire e a ricandidarsi  per poi essere rieletto Sindaco di Parma.

Tre storie diverse, ma con interessanti paralleli. C’é chi ha fondato, chi ha contribuito a fondare, chi é stato selezionato e portato alla ribalta. Da Donnarumma e Pizzarotti si pretende riconoscenza. Ma Donnarumma giocherebbe diversamente se fosse rimasto a Castellamare di Stabia? E Pizzarotti sarebbe potuto essere eletto in una lista civica?

Credo che le polemiche su Donnarumma e Pizzarotti siano frutto anche della cultura italica, la stessa che vede il lavoratore dover sempre ringraziare il datore di lavoro, mai il contrario. Dove i meriti non vengono quasi mai riconosciuti e i successi sono sempre dovute a fortuna e spintarelle di cui si deve ringraziare.

La conclusione della storia di Steve Jobs la sappiamo, quella di Donnarumma e Pizzarotti non ancora.

Pizzarotti
da https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Federico_Pizzarotti_-_Aung_San_Suu_Kyi_31_ott_13_034.jpg

Donnarumma

da https://de.wikipedia.org/wiki/Datei:Gianluigi_Donnarumma_(31895135436).jpg

Steve Jobs
da https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Steve_Jobs_Headshot_2010-CROP.jpg

Magia: il reddito di cittadinanza crea lavoro? Quale e come?

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La novitá degli ultimi post del M5S (http://www.beppegrillo.it/2017/05/il_reddito_di_cittadinanza_per_rilanciare_il_lavoro.html http://www.ilblogdellestelle.it/il_reddito_di_cittadinanza_per_creare_lavoro.html)
é che il reddito di cittadinanza crea lavoro. Non si spiega bene peró come.

È una vera e propria manovra economica che serve a rilanciare il lavoro, (Alessandro di Battista)

I beneficiari del reddito, infatti, dovranno formarsi, riqualificarsi e accettare una delle tre proposte di lavoro che saranno offerte. Per poter garantire un lavoro ai cittadini bisognerà però rendere più efficienti i Centri per l’impiego. (Roberta Lombardi)

Si parla di rendere efficienti i Centri per l’impiego e della riqualificazione e formazione dei disoccupati.

La realtá é che il lavoro si potrebbe sí creare, ma grazie a un’aumento della domanda. Non si capisce perché quelli del M5S non spieghino questo aspetto, forse lo ritengono troppo difficile per i loro elettori? O forse perché questo metterebbe in crisi il modello basato sull’offerta dei neoliberisti, di cui loro di fatto fanno parte?

Il rischio vero, peró, é che le famigerate tre offerte tra cui il disoccupato si troverebbe a scegliere siano inadeguate alle sue competenze, magari composte dai minijob che potrebbero sostituire i voucher.

Una vera fregatura, e d’altra parte quella del reddito di cittadinanza o simili é una proposta fatta propria dai neoliberisti, per allentare un po’ la tensione sociale che hanno creato con la loro ingordigia. Eppure il m5s si continua a concentrare su questo, che é solo un palliativo e non la soluzione ai problemi dei disoccupati.

 

 

ABBIAMO ARATO

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Avevo iniziato il mio mandato da presidente DiM con l’annuncio di una nuova primavera.
Volevo seminare in DiM le mie idee e speravo di vederle germogliare.
Purtroppo questo non é successo come avrei voluto.
Probabilmente il campo non era ancora pronto, forse perché troppo concimato in precedenza.
Credo peró di aver preparato il campo per una nuova semina, portando nuova terra con l’ingresso in Sovranitá Popolare.
Spero che ora il campo sia finalmente pronto ad essere seminato e a dare buoni frutti.
Ringrazio per la riconferma a Presidente. Lavoreró un altro anno per far crescere Democrazia in Movimento.

Il modello Francese

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Si fa un gran parlare, oggi, dei risultati del primo turno delle Presidenziali in Francia.

E a ragione, visto l’importanza di queste elezioni e il potere che avrá chi sará eletto al ballottaggio.

Pochi peró fanno notare che, comunque vada, chi verrá eletto non avrá ottenuto al primo turno il sostegno di nemmeno un quarto dei votanti.

E chi é stato eliminato al primo turno lo é stato per pochi voti, nemmeno il 2%.

È un sistema ben peculiare, pur corretto dal fatto che le elezioni parlamentari si svolgeranno in seguito e con una formula diversa e piú rappresentativa.

É un sistema che spinge al leaderismo e a una scarsa rappresentativitá del Presidente scelto, in cambio di una supposta governabilitá che, visti i dovuti pesi e contrappesi del Parlamento, é soltanto supposta.

Democrazia in Movimento auspica che si abbandonino i modelli maggioritari e i capilista bloccati a favore di una legge proporzionale che dia veramente voce ai cittadini e che porti a superare il leaderismo imperante.

Un metodo di lavoro per dare un futuro all’Italia

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Il 4 dicembre 2016 il popolo italiano si è espresso in modo chiaro per dire NO alla riforma costituzionale proposta dal governo a guida Matteo Renzi.

Il popolo ha espresso un NO chiaro, netto, forte, manifestato con il 60% dei voti, in un quadro di ampia partecipazione dell’elettorato.

Sono ormai passati 4 mesi da quella storica domenica, eppure sembra che essa non ci sia mai stata

Certo, il Presidente del Consiglio non è più Matteo Renzi, essendo il testimone passato a Paolo Gentiloni, ma per il resto proseguono tutte le politiche del precedente governo, anzi queste vengono richiamate con orgoglio dal nuovo Presidente del Consiglio.

Prosegue inoltre lo svuotamento della Costituzione, lo svilimento degli alti principi, del lungimirante programma sociale, economico e politico della Costituzione.

Il cavallo di troia rimane sempre lo stesso: l’equilibrio di bilancio imposto dai trattati dell’Unione Europea.

Questo è lo strumento utilizzato per azzerare i diritti sociali, economici e politici indicati dalle Madri e dai Padri Costituenti.

E a breve a quanto pare avremo un altro tassello che ci farà ulteriormente precipitare nel baratro della macelleria sociale in atto da almeno 20 anni: l’ulteriore considerevole aumento dell’IVA.

Una tassa incostituzionale, in quanto irrimediabilmente contraria all’art. 53 Cost., al principio di progressività e proporzionalità, che non solo diventa sempre più centrale nel sistema impositivo del nostro Paese, ma raggiunge livelli insostenibili per le sempre più asfittiche finanze degli italiani.

Il 4 dicembre abbiamo vinto, abbiamo salvato la Costituzione e la democrazia. Vero. Ma se ci fermiamo a questo presto saremo perdenti in via definitiva.

Occorre una forte azione popolare di recupero del progetto costituzionale.

Per fare questo non bastano le sole “buone intenzioni”, né le riunioni accademiche aperte solo a finti capi con il fine di fare proselitismo fine a se stesso, dove si enunciano i grandi proclami senza aggancio vero con la realtà.

Noi riteniamo necessario una forte assunzione di responsabilità; occorre che tutti si rimbocchino le mani, che tutti lavorino per costruire concretamente, all’interno di regole certe e condivise, un concreto programma di attuazione della Costituzione.

Questo è quello che noi di Democrazia in Movimento stiamo facendo attraverso la nostra partecipazione alla Confederazione di Sovranità Popolare: niente fumosi incontri accademici, bensì organizzazione di tavoli di lavoro che costruiscano in modo condiviso un programma sociale, economico e politico che dia speranza al Paese tutto.

Invitiamo tutti a iscriversi ai tavoli di lavoro, al fine di dare un serio e fattivo contributo di idee, perché di questo ha bisogno il Paese.

I gruppi di lavoro già attivi sono:

  1. Stato, mercato e liberalizzazioni;
  2. Banche e debito;
  3. Giustizia e diritti umani;
  4. Etica costituzionale ed etica politica.

Per iscriversi: www.sovranitapopolare.it
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Le qualità del politico. Il politico dovrebbe …

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In un sondaggio aperto intitolato “le qualità del politico” abbiamo chiesto: “secondo te il politico dovrebbe …”.

Queste le principali risposte sulle qualità che dovrebbe possedere chi fa politica:

  1. essere competente;
  2.  essere onesto;
  3.  guardare al bene del Paese, inteso come Comunità tutta;
  4.  avere idee chiare, e verificate, su ciò di cui ha bisogno il Paese;
  5. essere coraggioso e determinato;
  6. fare compromessi quando servono per il bene della collettività.

Sogno, utopia? Può essere. Però non vi è peggiore sconfitta che arrendersi senza provarci.

Ovviamente non vi può essere “politico di qualità” senza il concorso di tutti, senza la partecipazione sociale della Comunità tutta.

Di certo non vi può essere “politico di qualità” se questo viene scelto dalle segreterie di partito; per questo siamo contrari ai “capilista bloccati” della legge elettorale, perché le segreterie non scelgono i “migliori” ma solo i più “fedeli”, e la fedeltà prescinde dalla qualità.

Per queste ragioni Democrazia in Movimento aderisce alla campagna del Comitato per la Democrazia Costituzionale e invita a firmare la petizione per restituire sovranità agli elettori: https://www.change.org/p/restituire-la-sovranit%C3%A0-agli-elettori

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L’ECCESSO DI COMPETITIVITA’

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L’ECCESSO DI COMPETITIVITA’

L’attuale sistema economico europeo è fondanto sul PRINCIPIO DI COMPETITIVITA’, sancito dal Trattato di Lisbona.

Questo principio è fra le maggiori cause del costante aumento della disoccupazione in Europa e della costante riduzione del tenore di vita e dei diritti sociali.

L’assenza di competizione in economia è certamente un fattore negativo, in quanto non stimola l’impegno sul lavoro dal punto di vista qualitativo e porta alla creazione di monopoli e di cartelli, originando prezzi eccessivi per beni e servizi, che ricadono sui cittadini-consumatori.

Partendo da questa evidenza è stato IDEOLOGICAMENTE elaborato il concetto di “massima competitività” che dovrebbe corrispondere alla fine dei monopoli e degli oligopoli, portando a prezzi bassi, il che sarebbe a tuttoi vantaggio dei cittadini-consumatori.

Ma le cose stanno proprio così?

Direi proprio di no.

Innanzitutto constatiamo che in certi settori di mercato i monopoli/oligopoli sono rimasti, ovvero poche imprese hanno il controllo del mercato, tagliando fuori ogni possibile concorrente.
Non intendo in queasta sede sviluppare questo interessante discorso, dato che vorrei dedicarmi alla discussione del principio di « massima competitività ».

Guardiamo quindi a cosa è successo nei settori dove effettivamente esistono molte imprese che competono fra loro.

Che cosa succede quando ad una gara di appalto pubblico partecipano 100 imprese ?
Per vincere non sarà sufficiente fare efficienza nella propria impresa.
Per vincere sarà necessario fornire prestazioni sottocosto, riducendo i salari dei lavoratori, le loro garanzie sociali, tagliando sugli oneri contributivi e fiscali, sui pagamenti verso i propri fornitori, delocalizzando all’estero…
La vittoria dell’appalto porterà inevitabilmente con sè dei tagli che colpiranno, direttamente o indirettamente, i cittadini-lavoratori, colpendo a catena i cittadini-consumatori.
Alla fine il taglio delle prestazioni sconomiche e sociali dei cittadini-lavoratori-consumatori si ripercuote sulle stesse imprese, dato che quei cittadini dovranno necessariamente, per soipravvivere, tagliare sul proprio tenore di vita e sulle spese della propria famiglia.

Che cosa succede, invece, se allo stesso appalto pubblico partecipano solo 4-5 imprese ?

In questo caso per vincere sarà sufficiente fare un po’ di efficienza di impresa, senza andare a colpire i diritti dei lavoratori-cittadini-consumatori.

In questo modo i lavoratori-cittadini-consumatori manterranno il loro potere di acquisto, garantendo la sopravvivenza del sistema produttivo.

L’eccesso di concorrenza e di competitività è un MALE per l’economia e per noi tutti cittadini.

Davide Gionco

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