Autore Topic: un nuovo linquaggio della politica  (Letto 1281 volte)

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un nuovo linquaggio della politica
« il: Gio 11 Set 2014 15:48:57* »
Sto pensando a che cosa succede, quando un cittadino deve capire ciò che gli viene buttato addosso dal politico, il 'rappresentativo'. Devo constatare, che spessissimo sono linguaggi estremamente diversi. Il cittadino, che ha istanze e le vuole risolvere e il politico, che sciorina bei discorsi e poi va a rinchiudersi nel suo bel consiglio o si siede comodamente nel parlamento e 'dimentica' i veri problemi. Esce fuori dal suddetto e risciorina a vento in poppa,  quello che ha deciso con altri e guarda caso, sono 35 anni che non ha più fatto niente e quindi, nessuno più viene convinto...

Mi chiedo, aprendo il dibattito, quale sia il linguaggio che occorre avere per arrivare al cittadino, essendo io per l'appunto un cittadino inascoltato..


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Re:un nuovo linquaggio della politica
« Risposta #1 il: Ven 12 Set 2014 10:44:16* »
faccio un copia e incolla per proseguire il ragionamento e per dare spunti per una discussione:

 nuovo linguaggio della politica, pubblicato su OggiFamiglia, Anno XVI n° 4 aprile 2004.
Rende, 14 marzo 2004 ©opyright

Commenti

Tra le molteplici novità di questa seconda (o prima-bis) Repubblica, si può annoverare il cambiamento del linguaggio politico. Nora Galli de' Paratesi, che insegna nella Facoltà di Lingue e Comunicazione presso l'Università Handelhøjskolen di Copenaghen, ha analizzato il linguaggio di Berlusconi, in un saggio apparso sull'ultimo numero di MicroMega.

Secondo la sua analisi, vi sono almeno tre elementi presenti nel linguaggio della nuova politica forzaitaliota, che nascono dal padre-padrone del movimento, ma indirizzate da ricerche di marketing per valutare la capacità espressiva degli argomenti trattati:

Il ricorso ad un linguaggio semplificato, con utilizzo di frasi brevi e pensieri sintetici da bignamini: "strutture sintattiche semplici servono a formulare in modo comprensibile delle menzogne ingannevoli: è il linguaggio semplice e comprensibile dell'imbonitore";
Un uso enfatico dell'affetto, della commozione, del coinvolgimento personale per provocare una risposta emotiva".
l'ampio utilizzo di figure retoriche, che provocano una spontanea identificazione con l'oggetto: Forza Italia, Polo delle Libertà evocano immediatamente la volontà di mobilitarsi in favore del Paese, mentre gli "altri" non sanno occuparsi del bene della Patria, e la libertà non può che essere nel Polo che la invoca e la rievoca nel suo stesso nome-manifesto.
Viene ricordata una osservazione del filosofo tedesco, Viktor Klemperer, in riferimento al linguaggio di Hitler: "La legge prima, quella che domina su tutte, è non permettere che chi ti ascolta arrivi a formulare un pensiero critico, tratta tutto in maniera semplicistica".  La comunicazione deve portare ad un livello di pathos che determini l'insorgere di un sentimento emotivo che impedisce di ragionare, ma provoca un'identificazione con l'oratore e il desiderio di accorrere in suo soccorso per aiutarlo nella sua difficile impresa di agire nell'interesse di tutti. Il programma è già scritto e dà a ciascuno il suo: meno tasse, più occupazione, città sicure, grandi opere infrastrutturali e così via. Si vende un sogno e il linguaggio deve mantenersi su un livello onirico per accendere la fantasia e la speranza, provocare la totale identificazione col Capo e con la sua capacità di tradurre nel governo del Paese le mirabolanti imprese che lo hanno portato in poco tempo a diventare uno degli uomini più ricchi e potenti della terra.

Il saggio è interessante e merita una lettura, ma vorrei ricordare tre situazioni in cui le condizioni sopra ricordate trovano un'applicazione (non analizzati dalla Galli de' Paratesi).

1) La malattia di Bossi. Il malore del Capo della Lega diventa un'occasione per un'operazione di manipolazione politica da manuale. Bossi sta male, il dramma personale diventa uno scudo: non si può criticare al sua politica, esprimere dubbi sulle sue proposte di riforma. Chi tenta di continuare ad esercitare il suo ruolo  viene immediatamente accusato di speculare sulla salute, sulla condizione fisica personale, per cui si diventa barbari come i comunisti mangiacristiani dell'immediato secondo dopo guerra. Succede a Dalema che esprime solidarietà a Bossi, ribadendo la sua contrarietà al progetto di riforma costituzionale, si aprono le cateratte poliste per riempirlo di improperi.

Gli auguriamo una pronta guarigione, poichè nessuno vuole sconfiggere le idee con l'eliminazione fisica dell'avversario. Non condivido una virgola della politica del Senatur, ma secondo l'insegnamento di Voltaire, difendo senza remore il suo diritto a poter continuare la  sua scellerata politica. Le idee devono essere sconfitte nel confronto, devono trovare una ribellione nella coscienze della gente, altrimenti si creano dei martiri e le stessa idee riaffioreranno altrove, poiché ci troverà sempre qualcuno disposto a levare in alto quella bandiera, caduta assieme al suo vessillifero. Il dissenso e l'opposizione ad un progetto che non si condivide non possono fermarsi. Non si tratta di mancanza di sensibilità, ma della difesa della cultura della vita, pur nel rispetto totale della sofferenza e dei drammi personali. 

Dimostra insensibilità totale chi approfitta di tali circostanze per propri fini personali e politici. È aberrante che ministri della Repubblica esibiscano  fazzoletti verdi nel taschino, che oltre ad essere di pessimo gusto, sono francamente un insulto a tutti gli italiani e un offeso all'intelligenza. Altrettanto inaccettabile è l'esibizione di tutto l'armamentario retorico della peggiore sottocultura leghista che viene utilizzata non tanto per solidarietà al Capo, ma per esprimere sentimenti d'odio nei confronti degli avversari politici, accentuando il carattere non tanto larvatamente razzista del movimento.

Chissà se è possibile ricordare in questo momento Nino Andreatta e il suo lungo sonno, il dramma che i suoi familiari stanno vivendo nello stesso composto  silenzio in cui è purtroppo sprofondato. Credo meriti un affettuoso ricordo ed un augurio. La sua vicenda è esemplare del comportamento tenuto in una circostanza drammatica.

Non è difficile trovare situazioni tragiche, condizioni commiserevoli che si prestano ad operazioni strappalacrime. Quello che è inaccettabile è la manipolazione e la strumentazione si a fini politici che di spettacolo.

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Re:un nuovo linquaggio della politica
« Risposta #2 il: Ven 12 Set 2014 10:44:45* »
2) La riforma del diritto del lavoro. Il fenomeno è ancora più evidente nel caso del Decreto Legislativo num. 276 del 10 settembre 2003, "Attuazione della delega in materia di occupazione e mercato del lavoro di cui alla Legge 14 febbraio 2003, num. 30, che nessuno conosce. Diventa subito familiare se la si indica come Legge-Biagi, con il trattino per rimarcarne la sua completa identificazione tra l'atto normativo e il martire del terrorismo. Si tratta di una mistificazione, una strumentalizzazione di un evento traumatico che non trova riscontro in precedenti analoghi episodi come i casi di Ezio Tarantelli o Sergio D'Antona, entrambi vittime dello stesso sciagurato manipolo di sedicenti terroristi; entrambi avevano lavorato sulla riforma della legislazione del lavoro.

Anche allora vi sono stati provvedimenti legislativi che hanno in tutto o in parte recepito le analisi condotta da questi due studiosi, incolpevoli vittime della stessa ottusa mano assassina.  Il sacrificio di Marco Biagi viene utilizzato come scudo per una legge dai contenuti fortemente criticabili, che introduce una serie i istituti giuridici che rendono precario il lavoro, incerto il futuro dei giovani, affievoliti i diritti sindacali. Si può condividere e difendere il progetto in nome di una libertà d'impresa che dovrebbe determinare un incremento dell'occupazione. Ma una normativa così dirompente comporta necessariamente dissensi anche violenti, che non possono e non debbono nascondersi in nome del ricordo affettuoso della memoria di una vittima del terrorismo. L'esecrazione di un delitto assurdo, la condanna senza appello dei suoi assassini  non hanno alcuna sponda ideologica, non vi è alcun movimento democratico  che giustifichi questi crimini così efferati e immotivati. Confondere le critiche al D. Lgs 276/2003, con una pur lontana contiguità con i suoi assassini è una logica inaccettabile. Chiamando le cose con il proprio nome semplifica la discussione, consente il confronto, attutisce i contrasti: molto più correttamente si deve dire che siamo di fronte alla legge Maroni, il ministro che l'ha proposta e voluta.

Al contrario, lo stesso Ministero del Lavoro fa riferimento al provvedimento come Legge-Biagi, per invitare da un rispettoso silenzio: tutti zitti, per non offenderne la memoria. È il "malgusto retorico di provocare uno scivolamento sui sentimenti personali", come dice Gallli de' Paratesi, si fa appello agli affetti familiari, al ricatto emotivo, che induce chi ascolta a livello di una commozione irrefrenabile, che non sopporta alcuna critica. Inoltre, la regressione emotiva verso uno stadio infantile porta ad una identificazione con chi risolve questa tensione e riporta il sistema nel suo punto di equilibrio, nell'equità, nella giustizia. Si crea uno stato di vacatio della ragione, alla sospensione di qualsiasi giudizio. Il bene viene personificato nel salvatore, e l'elemento salvifico apre lo porte ad una completa delega, come l'inevitabile risultato di questo infantilismo. Lo sapeva bene Raffaella Carrà che ha inaugurato il coinvolgimento emotivo come spettacolo, la lacrima televisiva come liberazione dalle angosce quotidiane, ottenendo un successo strepitoso di pubblico.

Oggi lo spettacolo si consuma ogni giorno di fronte a noi, l'Unto lamenta di essere attaccato, di non poter lavorare in santa pace per il bene di tutti, i comunisti disturbano il manovratore, gli alleati si beccano come i polli di Renzo, la congiuntura non capisce i provvedimenti del Governo (sic!), insomma è tutta una congiura. La costruzione di questo psicodramma cerca il coinvolgimento emotivo nazionale, che come avvenne per il pozzo di Vermicino, polarizzi l'attenzione sulle sorti del povero bambino che vi era rimasto prigioniero, piuttosto che sui problemi reali del Paese.


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Re:un nuovo linquaggio della politica
« Risposta #3 il: Ven 12 Set 2014 10:45:27* »
3) Il federalismo.  Viene ridotto a un concetto elementare, deve essere un valore positivo al di la di qualsiasi analisi critica. Nel vocabolario on-line di Virgilio, ma che si ritrova quasi identico in qualsiasi altro, viene definito come "corrente politica che propugna un'alleanza tra più Stati, nell'ambito della quale essi si diano organismi rappresentativi comuni, pur conservando ciascuno una propria autonomia". Ma in Italia esistono più Stati? Come facciamo un federalismo senza Stati? Bisogna crearli, dividere il Paese.

Nessuno si preoccupa di leggere l'articolo uno della Costituzione: "La Repubblica è una ed indivisibile..". L'Italia è divisa in Regioni, che sono delle entità amministrative, con ampi poteri delegati, ma non si può certo parlare di Stati sovrani. Eppure, il termine federalismo viene accettato da tutti, destra, sinistra, centro e centravanti. La riforma del Titolo V della Costituzione è una "riforma federale", nonostante che la legge di riforma non fa menzione mai del termine federale o federalismo. Né potrebbe senza creare un macroscopico elemento di incostituzionalità. Per la verità anche nel linguaggio della politica si fa riferimento alla legge come una "riforma in senso federale", lasciando intendere che si tratta di un ampio decentramento amministrativo, che non è in conflitto con  il benedetto art. 1 della Costituzione.

A che serve questo contorsionismo verbale? Se si parlasse di decentramento amministrativo, di ridefinizione delle competenze tra i vari organi del potere locale, di delega di funzioni ci sarebbe qualche cosa di drammaticamente diverso? L'abito non fa il monaco, è vero, ma un monaco nudo non può avere il rispetto dei fedeli. Siamo contrari a questo federalismo, a questo sciagurato tentativo di dividere il Paese non seguendo la logica di una semplificazione dell'azione di governo, ma rispondendo all'egoismo dei più ricchi. Ma non è neanche accettabile la confusione semantica, bisogna chiamare le cose con il loro nome. Chi vuole il federalismo deve dire senza infingimenti che vuole un Paese diverso, diviso in più Stati, indicandone confini e poteri e si prodighi per una riforma anche dell'art. 1 della Costituzione.

Retorica e spregiudicatezza politica sono state utilizzate a piene mani da Berlusconi che il 15 marzo si  è  recato all'Abbazia Benedettina di Pontida, dove si svolgeva una veglia per Bossi e dichiara: "Ho fatto anticipare il voto. Il 25 in Senato passa il federalismo, così gli facciamo un regalo". L'atmosfera è solenne, l'aria piena di commozione, gli occhi dei leghisti lucidi, sono tutti in apprensione per la salute del Capo indiscusso della Lega.  Lo scivolamento verso il sentimentalismo quasi naturale. Un grande problema politico, che coinvolge la vita quotidiana di milioni di persone, ridotto ad un cadeau, ad un amuleto, a pozione magica per portare soccorso al sofferente Bossi. Lunga vita ad Umberto, ma abbasso il suo federalismo.
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Re:un nuovo linquaggio della politica
« Risposta #4 il: Ven 12 Set 2014 10:52:18* »
molto istruttivo questo video che linko:

http://www.rainews.it/it/video.php?id=32924
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