Autore Topic: Globalizziamo i diritti. Redistribuiamo le risorse.  (Letto 902 volte)

Offline Girolamo Alessandro Crociata

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Globalizziamo i diritti. Redistribuiamo le risorse.
« il: Mar 07 Lug 2015 13:19:13* »
GLOBALIZZIAMO I DIRITTI. REDISTRIBUIAMO LE RISORSE.

I social networks sono invasi da commenti sulla "crisi greca", sul recente referendum indetto da Alexis Tsipras e sulle reazioni delle istituzioni governative e finanziarie.

Il dibattito, come troppo spesso accade, è condizionato dai pregiudizi e dalle generalizzazioni.

Molti critici verso le mosse del governo greco imputano alla Grecia di voler sfuggire alle proprie responsabilità, di volersi sottrarre al pagamento dei propri debiti, di voler continuare a godere di prestiti che avrebbero assicurato a quel popolo di vivere da "cicale", retribuito dal pubblico e foraggiato da munifiche pensioni erogate anche a soggetti che in altri paesi sarebbero ancora "forza lavoro". In sintesi a sperperare denaro a danno dei creditori (fin troppo generosi).

Il governo Syriza sarebbe il garante di tali forme di "parassitismo".

Ma è davvero così? Tutto il popolo greco ha beneficiato e beneficia degli "aiuti" e nella stessa misura?

Sembra proprio di no. La crisi e gli interventi finanziari, sotto qualsiasi forma si siano manifestati, non hanno prodotto effetti omogenei sulla popolazione greca, la quale - al pari di ciò che accade in giro per il mondo - è sempre più pervasa dai nefasti effetti delle diseguaglianze, dove le ricchezze si concentrano sempre più in poche e forti "mani".

Esiste una oligarchia, quella formata dagli armatori, e una classe di ricchi che ha accresciuto i propri patrimoni mentre una larghissima parte della popolazione ha visto ridursi enormemente i propri risparmi, e molti scivolare inesorabilmente sotto la soglia di povertà.

Le stesse dinamiche le stiamo vivendo in Italia, dove a fronte di patrimoni che negli ultimi 7 - 8 anni sono cresciuti in modo esponenziale, fasce di popolazione sempre più ampie scivolano verso livelli di povertà sconosciuti dal dopo guerra ad oggi.

Un esempio italiano è dato dal capostipte della famiglia Ferrero (quella della "Nutella") che dal 2008 al 2014 ha visto crescere il suo patrimonio da 8 mld. di euro a circa 21 mld. (fonte: Forbes). Ora, è ben dificcile credere che un così sensibile aumento di un patrimonio già consistente si possa spiegare con le fortune industriali di un prodotto e non invece con precise dinamiche finanziarie.

Anche nella ricca e forte Germania si assiste alle stesse dinamiche di crescita delle dieguaglianze e di accumulo dei patrimoni a favore del decile più ricco della popolazione.

Allora, è bene cominciare a ragionare sul fatto che qui non stiamo assistendo ad uno scontro tra popoli, tra paesi, alcuni più ricchi e altri più poveri, bensì ad un depauperamento trasversale, che attraversa tutti i paesi, di fasce sempre più ampie di popolazione a favore di multinazionali e patrimoni familiari.

E ora di dire con forza che alla globalizzazione dei capitali si affianchi la globalizzazione dei diritti dei popoli, la seconda per contrastare la prima e per innescare un processo virtuoso di redistribuzione delle ricchezze. Prima che sia troppo tardi.

Alessandro Crociata

Lo scritto è riferito al suo autore e non rappresenta necessariamente il punto di vista di Democrazia in Movimento. Viene pubblicato per alimentare il dibattito.



Offline Luigi Intorcia

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Re:Globalizziamo i diritti. Redistribuiamo le risorse.
« Risposta #1 il: Mar 07 Lug 2015 15:52:40* »
tu scrivi e io martello con i video, diciamo le stesse identiche cose, ma non ho mai avuto dubbi che fosse stato diverso. In un video ho detto delle cose precise fra cui questa frase: SMONTARE IL PARADIGMA POTERE FINANZIARIO = CONTROLLO DELL'ECONOMIA! In questa frase ci sta tutto il concetto di base. Umanamente lo scrivo e lo dichiaro riuscire a smontarlo si può e si deve, prima di affogare. Mettiamola come una anticoncentrazione, ovvero invertire il trend concentrativo competitivo in uno distributivo allargato. Un esempio è quello che avviene in un centro commerciale dove ho studiato e bene il fenomeno. A Roma esiste 'PORTA di Roma' a circa 10 km da casa mia , ebbene  a mio parere è il più grande centro commerciale quasi d'Italia. All'interno di sono 8 grandi distributori unipersonali di cui 7 non sono più nemmeno italiani. In uno di questi ci lavorano appena 150 persone e fatturano una media di 10 milioni di euro al giorno! Diciamo che fra costi  e ricavi ci sia un differenziale di 1 milione di euro al giorno. Dividiamo il reddito netto ( quindi con tutte le tasse pagate ) al giorno per 150 e fa 6.666 € di reddito al giorno, di questi 150 sfigati  al giorno il loro reddito è realmente di  appena di 50 € quindi tutta la differenza va al volpone che ha messo su un mostro del genere cioè 1.000.000 - 7.500 =  992.500 € sempre al giorno. Quante aziende si potevano mantenere con 100 € di reddito netto al giorno se parliamo di 1 milione? Il risultato è 10.000 aziende.............. ora abbiamo capito il meccanismo perverso che esiste? Uno solo prende 992.500 e 150 , appena 50 €. Ridefinire la deconcentrazione è la prima mossa da fare, la seconda è l'abbattimento della rendita. Per abbattere la rendita deve entrare il gioco lo stato che favorisce la deconcentrazione finanziando la micro impresa e ridefinendo la concorrenza sulla grande distribuzione oligarchica, a questo legare immediatamente la sussistenza minima, in modo tale da creare una concorrenza imperfetta nel mercato del lavoro, da sempre unica soluzione percorribile, terzo costruire un sistema finanziario completamente svincolato da quello esistito si ora, per spezzare il cartello bancario. E' il cittadino che deve autonomizzare la sua esistenza da quella finanziaria speculativa. Non far arrivare il grano sempre nello stesso 'silos' e questa arma concreta da utilizzare 'ieri'  è alla nostra portata. Questo fa paura a troppi, ma anche a troppi non arrivano nemmeno più i 50 €............... il resto è una conseguenza logica
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Luigi Intorcia