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Proposta di boicottaggio di Arabia Saudita e Qatar

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Girolamo Alessandro Crociata:
Ambito: politica internazionale.



Oggetto: Misure per contrastare il fondamentalismo islamico e incentivare la tolleranza e il rispetto tra i popoli e le religioni.



Proposta: "Democrazia in Movimento sollecita il Governo Italiano ad intraprendere ogni misura necessaria finalizzata ad istituire l'embargo sui prodotti, sui commerci, sul petrolio, della Arabia Saudita e del Qatar. Il Governo Italiano deve sollecitare gli organismi internazionali di cui fa parte a intraprendere le dovute iniziative al fine di obbligare le monarchia assolute dell'Arabia Saudita e del Qatar a consentire:
1) Libere e democratiche elezioni;
2) Parit√  di genere tra uomini e donne;
3) libert√  religiosa per tutte le confessioni;
4) Tutela di tutte le minoranze e di tutti gli orientamenti politici, sociali, sessuali, filosofiche e religiose.
Le iniziative devono necessariamente comprendere: la cessazione di ogni forma di commercio del petrolio da e con quei Paesi; la cessazione di ogni forma di commercio delle armi; la revoca dell'assegnazione al Qatar delle olimpiadi del 2020; istituzione di una Commissione Indipendente con mandato di verificare i rapporti finanziari tra le monarchie assolute dell'Arabia Saudita e del Qatar con previsione di congelamento di ogni bene riconducibile a dette monarchie ove non collaboranti con la Commissione.


Motivi della proposta: I recenti attentati che hanno sconvolto il cuore dell'Europa e lo stillicidio pressoch√© quotidiano di attentati, barbare uccisioni, violenze, che insanguinano molti Paesi del Medio Oriente, dell'Africa, dell'Asia, in nome di fondamentalismi religiosi riconducibili ad una visione barbare dei rapporti umani, sociali, politici, economici, rendono ineludibile una risposta forte e coerente della Comunit√  Internazionale.
A questo punto non serve a nulla operare sulle moltitudini di folli che nel nome di inesistenti precetti religiosi insanguinano parti sempre pi√Ļ estese del mondo, occorre incidere e debellare le cause di questi fondamentalismi, ossia le monarchie assolute che vogliono esportare - con la forza delle armi e del terrore - modelli inaccettabili di societ√ .
L'ISIS va combattuto, come andava combattuto AlQaida, per la evidente, palese, insanabile contrasto con i principi che ormai sono patrimonio dell'Umanit√  intera, che trovano la loro sublimazione in varie costituzioni e soprattutto nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ( http://www.ohchr.org/EN/UDHR/Documents/UDHR_Translations/itn.pdf ).
Tra queste monarchie assolute sicuramente vanno annoverate l'Arabia Saudita e il Quatar, Paesi che esprimono un rifiuto assoluto dei principi e dei precetti espressi nella Dichiarazione del 1948.
Se vogliamo debellare il fondamentalismo religioso non possiamo che agire con adeguate misure per costringere i Paesi dove il fondamentalismo religioso, con ci√≤ che questo comporta, sono pratica ed espressione dello Stato stesso, ad applicare le regole universalmente accettate di tolleranza religiosa, di parit√  tra i generi, di libert√  democratiche, di libert√  personali.
Vanno dunque applicate quelle misure di embargo gi√  sperimentate nei confronti di altri Paesi, come l'Iran, fino a quando queste monarchie assolute non accettino senza riserve i principi di democrazia e di libert√  coessenziali alla pacifica convivenza tra tutti i popoli.

Fabio D'Anna:
Si onestamente la trovo velleitaria, non mi sento in grado di impegnarmi in raccolte firme fine a se stesse, senza che si intraveda una possibilità di riuscita. Altro discorso sarebbe se tale iniziaziativa fosse appoggiata da uno qualunque dei grandi media o un'ampia gamma di intellettuali e persone conosciute. Quindi sarei favorevolo solo a tappe, cioé prima si cercano e si trovano partner importanti che condividano l'iniziativa e poi si pubblicizza e si parte.

Francesco Pronio:
Alessandro,

trovo la tua proposta del tutto condivisibile anche se, sinceramente, la ritengo un po' utopistica.

Gli interessi economici che il nostro Paese ha con questi emirati, pensa solo alla dipendenza energetica, impedirà di fatto qualsiasi iniziativa e credo che la tua e la nostra sacrosanta rivendicazione non sarà minimamente presa in considerazione se non, addirittura, combattuta.

Premesso questo la tua proposta si potrebbe presentare considerandola una mossa provocatoria. Per vedere, come diceva Jannacci, l'effetto che fa.

Cesco.

Pierfrancesco Rossi:
Io sono completamente d'accordo con il significato politico dell'iniziativa e le conseguenze che esso può portare.
Devo per√≤ notare intanto che manca l'evento di cronaca che generi la giusta onda di riprrovazione e condanna di questi due paesi, la cosiddetta pistola fumante. Loro colpiscono attraverso il terrorismo ma i media si guardano bene dal riportarlo quotidianamente. Inoltre le stragi da loro perpetuate nello Yemen attraverso bombardamenti non vengono neanche riporate dalla stampa pi√Ļ attenta.
Insomma l'iniziativa rischia di trasformarsi in un flop se organizzata così come si vorrebbe.
C'√® sempre la possibilit√  di mettere una petizione su change.org che se √® vero che pu√≤ dare meno visibilit√  e consenso, pu√≤ evitare di disperdere energie e risorse umane pi√Ļ utili per altre battaglie.
Mi riferisco alla prossima campagna di raccolta firme per i quesiti referendari su inceneritori, beni comuni, trivelle e contro la "buona scuola", i cosiddetti "referendum sociali" il cui inizio per la raccolta firme è imminente.
 https://stopdevastazioni.wordpress.com/2016/03/14/referendum-sociali-in-centinaia-a-roma-allassemblea-nazionale-scuola-trivelle-zero-inceneritori-beni-comuni-si-parte/

Girolamo Alessandro Crociata:
Mi rendo conto perfettamente della enorme difficoltà di portare avanti una proposta di questo genere, visto gli enormi interessi coinvolti e il silenzio dei media sulle "porcate" di questi "stati canaglia" (per usare una espressione tanto cara agli yankee).

Il punto √® che oggi ci troviamo una vulgata patologicamente xenofoba che sta acquisendo consenso verso fasce sempre pi√Ļ ampie di popolazione, con rischi enormi per la stessa stabilit√† delle libert√† e delle democrazie occidentali.

Il meccanismo è quello usato attraverso la "globalizzazione".

Si diceva ormai siamo un mondo globalizzato e dobbiamo adeguarci ai paesi, come la Cina, che hanno standard di lavoro incomparabili con i nostri e che rendono le nostre industrie non competitive. Questo ha consento la progressiva erosione di conquiste ottenute con lacrime, sangue e morti, il progressivo impoverimento del lavoro subordinato e con esso (inevitabilmente) del complesso indotto che ci gira attorno (terziario, commercio, etc.).

In soldoni, invece di far si che i paesi emergenti e ad alta crescita si adeguassero agli standard di tutela del lavoro dei paesi occidentali, si sono imposte politiche che hanno portato il nostro sistema ad adeguarsi a quello di questi paesi.

Oggi stiamo assistendo allo stesso meccanismo perverso. Ci dicono che siamo a rischio invasione islamico, con il suo portato di azzeramento delle libertà civili e religiose, di terrore e violenza. Ci dicono che dobbiamo difenderci, che dobbiamo alzare "barriere", che dobbiamo aumentare la sicurezza e rinunciare a qualche libertà e diritto democratico. E ci dicono che dobbiamo farlo per evitare l'invasione.

Tutto questo ovviamente non avviene con un colpo di mano, con decreti che azzerano tutto in un sol giorno. Avviene con uno stillicidio di azioni e reazioni, a dosi sempre maggiori di "soluzioni necessarie" che piano piano vengono accettate e alla fine diventano "normali".

Quando il percorso sarà compiuto, non ce ne saremo neppure accorti e ci ritroveremo non con il velo e le barbe islamiche ma senza diritti, senza libertà, senza voce, come lo sono gli uomini e le donne di certi paesi islamici, vedasi Arabia Saudita e Qatar.

Del resto, queste non sono fantasiose elucubrazioni di un complottista. Basta analizzare i percorsi degli ultimi 30 anni. Immaginatevi voi se anche solo a fine anni '80 avessero proposto le riforme sociali, economiche, istituzionali che sono state varate negli ultimi anni. Ci sarebbe stato una sollevazione popolare. Il fatto di avere operato queste trasformazioni diluite nel tempo ha fatto si che piano piano ci siamo abituati e le abbiamo accettate.

Per questo occorre colpire il "bersaglio grosso", per quanto velleitario possa sembrare.

Oggi abbiamo una grande chance, il fatto che si stiano muovendo vari comitati referendari ci può consentire di utilizzare l'onda lunga di queste iniziative per inserire alcuni temi forti e chiedere consenso anche su questi. Cercando di spiegare in modo chiaro le ragioni di questa iniziativa. In quest'ottica non sarebbe male, come suggerisce Fabio, di cercare l'appoggio di qualche "firma" o "voce" conosciuta, per dare visibilità all'iniziativa.

Comunque è chiaro che questa iniziativa è di difficile esecuzione e fonte di sicuro boicottaggio, proprio per gli interessi che andrebbe a colpire. Ma, credo, che senza questo il declino di libertà e democrazia sarebbe inevitabile, per quel perverso gioco di azione e reazione messo in campo da chi vuole azzerare le nostre libertà democratiche (quelle rimaste, almeno).

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