Autore Topic: DURI A VIVERE  (Letto 763 volte)

Offline Luigi Intorcia

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DURI A VIVERE
« il: Lun 27 Mar 2017 12:43:07* »


FISCAL COMPACT?

Piovono report , articoli, fondi, contro analisi ma tutte ad indicare che è impossibile mettere in esecuzione una delle peggiori politiche fiscali mondiali.
Inutile rifare le analisi, non possiamo mantenere il patto europeo così com’ è, ovvero dobbiamo obbligatoriamente disattenderlo. Manovre dell'ordine di 45/50 miliardi di euro in un solo anno per rientrare dal debito pubblico per 20 anni e portarlo al 60% del pil annuo è impossibile. Tutto il settore produttivo, non può trasferire questa massa di mezzi finanziari e non avere nessuna ripercussione negativa. Chi ha imposto questo meccanismo perverso con il fiscal compact mira ad affossare l'economia italiana. L'effetto della non ripresa è già evidente da tre anni a questa parte, ma il clou si avrà nel 2018, quando andrà in esecuzione reale l'applicazione del  fiscal compact.

 Quello che è intollerabile è il fatto della totale incapacità della classe politica di assumersi la responsabilità di infrangere il patto per l'Europa, perché a livello elettorale prenderebbe una batosta. Ecco perchè non fanno assolutamente nulla. Però poi vengono a gonfiarci di balle destra e sinistra , non solo, ma paventano pure nuove elezioni che costeranno altri 400 milioni di euro è Questo è lassismo e irresponsabilità allucinante. Quando un politico se ne viene e dice questo, dovrebbe dimettersi all'istante e non chiedere di essere nuovamente rieletto. Con nuove elezioni non cambierà assolutamente nulla, se continuano a starci loro sugli scanni. Con l'attuale classe politica i proventi della lotta all'evasione non potrà mai e poi mai essere restituita al contribuente, per abbassare le imposte che paga, se lo facessero ai fini del debito pubblico non cambia un fico secco, quindi levatevi dalla testa l'idea che i soldi recuperati vadano a beneficio di chi già paga. Chi controlla il bilancio pubblico se non incassa 90 miliardi sotto forma di minori imposte e li incassa altrettanto perché 90 miliardi in piè arrivano dalla evasione che teoricamente potrebbe anche essere azzerata con mezzi poderosi di controllo fiscale ( e lo faranno!! ) perché tutti pagano, il rientro sul debito è = a 0. L'Europa invece ci sta dicendo:< se recuperate 90 miliardi di evasione dovete prima rientrare dal debito e lo dovete fare per i prossimi 20 anni>. Quale politico o forza politica italiana avrà il coraggio di dire NO ! Ci manderanno un imbecille prima o poi o ce lo manderemo tutti noi, perché sarà costretto a dire no comunque. Allora perché questi farabutti attuali non lo fanno sin da ora che aspettare invece altri due anni che dissanguerà irrimediabilmente la nostra economia  Sapete cosa penso è Che l'attuale classe politica italiana è esattamente identica ai generali che comandavano l'esercito italiano prima della disfatta di Caporetto. Ci voleva un battaglia persa per cambiare i generali. Ci vorrà una nuova catastrofe economica per cambiare i vertici economici italiani, insomma non vedo alternative all'orizzonte. Prima andremo a sbattere e poi ci risolleveremo e forse potremmo rinascere ma tradiremo per la terza volta nella storia umana moderna. Lo faremo, il popolo italiano è il popolo che tradisce di piè sulla faccia della TERRA.
esiste un problema tecnico legale quasi insormontabile. Il fiscal compact è definito non  come un trattato europeo ma un trattato internazionale. Il punto piè grave e assurdo nello stesso tempo è che il recepire le norme del fiscal nella legge di stabilita, fa rientrare tutte le norme di delega fiscale nell'art 75 della costituzione che testualmente cita < è indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
 La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.>  questo significa che mentre il fiscal compact entra con norma rafforzata nella gestione per la delega fiscale, trasformandosi automaticamente in legge di bilancio e quindi di norme tributarie, non è soggetta a referendum. Questo implica che solo lo stesso potere legislativo che impone il fiscal compact può deliberare una legge che la contrasta, ovvero la maggioranza politica del senato e del parlamento e promulgata dal presidente della repubblica. In ogni altro sistema ci sarebbe l'inammissibilità costituzionale della legge che contrasti con il fiscal compact!


leggendo questa fonte http://www.pagina99.it/2017/02/27/fiscal-compact-ovvero-come-far-crescere-il-debito-ue/

che è integralmente riportata per verificare la lucida follia di pesci ( o squali )  rinchiusi in barili avvelenati che lasciano sgomenti

<Governi e Commissione di Bruxelles possono revisionarlo nei prossimi mesi, modifiche che scatterebbero dal 2018 con l’inserimento definitivo nei trattati della Ue. Perché finora in quei trattati il Fiscal compact non c’è. Ma di che si tratta? Al centro c’è l’obbligo di ridurre ogni anno il debito pubblico di un ventesimo della parte che eccede il 60% del Pil. Una tagliola che si aggiunge alla regola di non superare il 3% di deficit, anzi di azzerarlo in tempi rapidi. Azzeramento che per l’Italia non è la parità perfetta ma, tenuto conto di altri fattori, lo 0,5% di disavanzo strutturale.
Significa che il debito, oggi oltre il 133% del Pil e in cifra assoluta di 2.217 miliardi, dovrà essere tagliato di circa il 65% dall’anno prossimo, una cifra insostenibile? No, vuol dire che dovrà scendere di 3,6 punti in rapporto al Pil. Se questo aumentasse dell’1,5% (traguardo lontano per l’Italia, ma meno della crescita media europea), con un altro 1,5 di avanzo primario al netto degli interessi sarebbe “sufficiente” un taglio di 5-6 decimali. Otto miliardi. Che scenderebbero negli anni successivi.
Il problema è che, con le elezioni in arrivo, Pier Carlo Padoan ha già difficoltà a far digerire una correzione di 3,4 miliardi. Ancora: quest’anno vanno al voto francesi e tedeschi, con esito incerto soprattutto per la Francia. Se non vincerà Marine Le Pen (in questo caso tutti questi discorsi finiranno nel cestino assieme all’euro) è importante capire se il titolare dell’Eliseo sarà l’ex socialista Emmanuel Macron, più vicino alla linea anti-austerity renziana, o il post-gollista François Fillon, pronto a rinnovare l’asse con Angela Merkel.
Gli ultimi sondaggi Opinionlab danno Macron in discesa, appaiato a Fillon ammaccato ma vivo. Per l’Italia la vittoria di Fillon restringerebbe i margini di trattativa sul Fiscal compact, che pure esisterebbero: l’accordo infatti prevedeva anche di favorire investimenti e occupazione. Mentre a fine anno scade il Quantitative easing della Bce, e benché Mario Draghi ipotizzi acquisti selettivi in pratica Btp italiani e Oat francesi, il nostro debito diverrà più caro, le manovre di bilancio più complicate.
«È sconcertante come da noi se ne parli poco, se non per la campagna anti-euro di grillini e leghisti», dice a pagina99 un importante banchiere italiano. «Eppure le maggiori operazioni finanziarie iniziano a prevedere clausole contro il rischio di disgregazione dell’euro». L’aumento di capitale da 13 miliardi di Unicredit mette in guardia dall’eventualità che «uno o più Paesi nella moneta unica indicano referendum per adottare valute alternative». E la variabile “eurexit” è prevista anche nell’offerta per ora informale della francese Psa per acquisire la Opel dalla General Motors: la trattativa è prevista in dollari, non in euro.
Qualche cifra quantifica il rischio-Italia: «Si parla di un 15-20% di possibilità di uscita dall’euro», dice il nostro interlocutore. «Ma non dimentichiamo i pronostici ottimistici sbagliati, dalla Brexit in poi». Dunque le possibilità di ammorbidire il Fiscal compact non sono molte. Eppure il patto è stato finora un insuccesso: il debito medio dell’eurozona è passato dall’89% del 2012 al 90,1% del 2016.
La Francia dal 90,6 a quasi il 100%. La Spagna dall’86 al 100,9%. Rispetto al 2007, ultimo anno pre-crisi, il debito spagnolo è aumentato di 183 punti, quello francese di 52, quello italiano di 33. Solo in Germania il debito è calato fin quasi al 60%. Le critiche degli economisti keynesiami come Kenneth Arrow e Robert Solow, e quelle ancora più nette di Thomas Piketty, restano fondate. Ma agitarsi a vuoto può presentare all’Italia un conto ancora più salato.
Un rapporto di Mediobanca Securities che per il titolo “Il rischio ridenominazione in altra valuta del debito italiano si riduce nel tempo” è stato strumentalizzato da grillini, leghisti e dintorni, snocciola alcune cifre. Innanzi tutto il “rischio si riduce” ma non per gli italiani perché dal 2013 i Btp contengono la Clausola di azione collettiva (Cac) che consente ai creditori, se superano il 25% del totale, di rivalersi contro il Tesoro.
I titoli vincolati dai Cac ammontano a 902 miliardi; il Tesoro potrà non riconvertirli, poniamo, in lire, pagandone però capitale e cedole con un aggravio del 30-40% per la svalutazione. Poi ci sono i 210 miliardi comprati dalla Bce attraverso la Banca d’Italia. E i derivati contratti da banche ed enti per assicurarsi sui Btp, soggetti al diritto inglese, con obbligo di rimborso immediato: perdite secche di 37 miliardi. Stessa cosa per i titoli in valuta estera, 48 miliardi. Tirando le somme, si ( fonte mediobanca )  stima un conto di 280 miliardi solo per il Tesoro.
Draghi dice che l’euro «è irreversibile». Non si può uscirne, neppure a suon di referendum. Questo però finché la moneta unica regge. Per questo il Fiscal compact è stato finora uno strumento nelle mani della Germania che ha meno da perdere anche in caso di morte dell’euro. >



I Paesi indebitati e recidivi, Italia in testa, per rinegoziarlo hanno una sola via, cominciare a ridurre il debito?

Chiunque abbia scritto questa frase è un pazzo da rinchiudere. Perchè?

lo stato prenderebbe soldi da chi non li ha ( e non li ha mai avuti creandoli dal niente ) e in cambio paga interessi, con gli interessi chi non ha soldi, compra altri titoli e prende altri interessi.
Dal 1982 ad oggi ci chiediamo del debito schizzato alle stelle? Con una media di 60 miliardi in valore attuale per 35 anni siamo da 2100 sino a 3000 miliardi passati dalle casse dello stato alle casse delle banche e ci troviamo a 2250 miliardi di debito ( gennaio 2017 ).
Un grandioso affare....... ma non  è stato solo quello italiano   a mettere in atto questo sfracello, dato che nel mondo esiste un debito pubblico globale pari ad oltre 44.000 miliardi di dollari.

In cifre 44.000.000.000.000. Ma il fatto fantastico è che la nazione più indebitata sulla faccia della terra sono gli USA con 14.508.000.000.000 $ e corrisponderebbe alla più grande potenza economica mondiale?

Oppure che la Germania finanziando con 400 miliardi di euro ( e nessuno la butta fuori dalla UE ) le sue ultra fallite banche osano andare a finanziare i titoli del debito delle altre nazioni? ma non basta e gli stati uniti stampano soldi virtuali e comprano i titoli del debito di altri stati ancora, fra cui quelli di tutti gli stati europei.

Solo UNO ha tentato nella storia moderna di mettere in atto la stessa cosa  e fu ADOLF HITLER.
CHE SI CHIAMI CON UN ALTRO NOME UN SUO INDEGNO DISCENDENTE, FORSE DEVE FAR RIFLETTERE E DEVE PORTARCI A PRENDERE UNA SOLA DECISIONE: FUORI DALLA EUROPA
Luigi Intorcia
 
« Ultima modifica: Lun 25 Set 2017 23:10:00* da Luigi Intorcia »


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Luigi Intorcia