Autore Topic: Tasse  (Letto 2785 volte)

Offline Fabio D'Anna

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Tasse
« il: Ven 14 Feb 2014 23:15:34* »
Titolo: Spostare parte delle tasse del cuneo fiscale sulle rendite finaziarie

Ambito: programma economia

Motivazione: Al di la del dibbattito sui temi economici pi? complessi credo sia possibile cominciare a delineare alcune semplici idee programmatiche da inserire nel programma per quanto rigurda l'economia. Tra queste vorrei sapere se siete tutti concordi che sia necessario ridurre il costo del lavoro e che per farlo si possa intervenire sulle rendite finanziarie.


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Offline Luigi Intorcia

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Re:Tasse
« Risposta #1 il: Sab 15 Feb 2014 11:11:33* »
bisogna verificare cosa vuoi ottenere. Molto tempo fa quando si voleva spostare il capitale dalla rendita all'investimento, o si aumentavano gli interessi ( la tassazione ancora non entrava nel ragionamento, sia ben chiaro! ) o si abbattevano gli interessi, dando occasione e opportunit? a chi deteneva capitali di optare per l'una o l'altra e qualche volta si "spingeva" in modo non naturale per ottenere un effetto ben preciso. Oggi invece il termine di paragone non ? spingere per l'una o l'altra ma solo tassare . Il tassare la rendita finanziaria ? una mission precisa, per riequilibrare fiscalmente, ma non risolve l'esigenza  di far concorrenza fra il tenere nei cassetti il danaro o metterlo a produzione. Se ammazziamo tutti i passerotti alla fine non vola pi? nulla, il rischio da valutare ? come controllare finanziariamente il capitale e se resta nelle grinfie delle banche questa prerogativa ( a cui i suddetti non rinunceranno mai e poi mai  ) , bisogna sapere che in 5 decimi di secondo un capitale si sposta in pi? parti nel mondo e nulla pu? fermare questo processo. Una eccessiva pressione sulle rendite quindi ha come controbattuta lo spostamento di immani risorse da banche a banche ( non italiane ) svuotando le casse delle banche italiane a favore di banche estere e questi  capitali non rientreranno mai pi? nel circuito finanziario italiano.
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Luigi Intorcia

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Re:Tasse
« Risposta #2 il: Sab 15 Feb 2014 11:26:37* »
la scrivo qui la proposta shock, gi? inserita in altro topic, 300 miliardi di immissione finanziaria ( sforamento del 20% rispetto al debito pubblico  ) la cui gestione sia statale al 100%. Se si opta per questa strada ( e lo faranno perch? siamo quasi costretti ) per 20 anni di tassazione della rendita finanziaria sar? tab? anche il solo accennarlo.
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Luigi Intorcia

Offline Massimo Sernesi

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Re:Tasse
« Risposta #3 il: Sab 15 Feb 2014 19:25:40* »
C'? gi? stato un aumento. Io credo si debba fare una tassazione pi? progressiva e magari differenziata per le varie forme di investimento.
Va tassata di pi? la speculazione pura e meno l'investimento per proteggere il capitale dall'inflazione.
In generale ci dovrebbe essere un'equiparazione delle tasse sui redditi, di qualsiasi provenienza (stipendi, rendite, investimenti).

P.S. Invito a mettere titoli un po' pi? specifici, questo ? troppo generico.

Offline Valerio Fata

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Re:Tasse
« Risposta #4 il: Lun 17 Feb 2014 11:16:03* »
Dal Sole 24 Ore del 14/02/2014

 

Serra: La cosa che salta agli occhi, ancora una volta in netto contrasto con il ritratto che se ne fa sui giornali italiani, ? che tra le pi? importanti misure proposte da Serra per salvare l'Italia c'? l'aumento delle tasse sulle rendite finanziarie, e non di poco, addirittura di dieci punti percentuali, dal 20 al 30 per cento. Una cosa di sinistra.

 

Barnard: Assolutamente no. Sarebbe proporzionalmente una forte tassazione delle rendite finanziarie dei ?poveri?, i milioni di micro risparmiatori da pochi spiccioli, e che lascerebbe inalterata la grande ricchezza, che fra l?altro facilmente si sposter? a Londra o a Lugano. Non ci vuole un genio a capire che il 30% di 20.000 euro picchia di pi? del 30% di chi di euro ne fa girare milioni/miliardi.

 

S.: Il maggiore gettito per le casse dello Stato andrebbe a compensare, secondo Serra, una riduzione del 10 per cento delle tasse sulle imprese, per renderle competitive rispetto alle equivalenti europee, e delle imposte sui lavoratori.

 

B.: E? il solito paradigma alla Giannino, di gente cio? che non capisce nulla di bilanci settoriali in economia (o che finge di non capire): togli 20 soldi dalle rendite dei risparmiatori, che sono il SETTORE NON-GOVERNATIVO DI FAMIGLIE E AZIENDE, e li aggiungi a quelli del resto dello stesso SETTORE NON-GOVERNATIVO. Bilancio finale 0, zero. Tassi 20 e detassi 20. Geniale.

 

S.: Dobbiamo trovare 50 miliardi di euro l'anno per dieci anni, come dice il Fiscal compact che abbiamo firmato.

 

B.: Appunto, e non dici che questo ? il problema numero uno? Chi ha votato in Italia la Chemiotassazione del Fiscal Compact? Nessuno. Chi ha votato in Italia il pareggio di bilancio imposto dal Fiscal? Nessuno. Pareggio di bilancio, amico finanziere, significa 0 beni finanziari al netto dallo Stato al settore SETTORE NON-GOVERNATIVO anno su anno, col risultato che qualsiasi crescita finanziaria del SETTORE NON-GOVERNATIVO dovr? finanziarsi con l?indebitamento bancario e/o con l?erosione dei risparmi. Catastrofico. Siete pazzi, o peggio.

 

S.: Del resto quando un'azienda ? sovraindebitata, non devi far altro che aggiustare la struttura del debito. Sono dolori, ma l'alternativa ? saltare in aria.

 

B.: Quando le aziende sono indebitate, la prima salvezza ? un aumento di deficit dello Stato che alzi la DOMANDA nel SETTORE NON-GOVERNATIVO. La domanda, la domanda, sai cos?? Serra? Ne parlava gente come Keynes o Kalecki, ti dicono nulla? No, perch? l?economia REALE non esiste nella tua testa.

 

S.: Il primo problema ? il debito sbilanciato: troppo debito pubblico, poco privato e poco delle aziende.

 

B.: Serra! Torna a scuola. Il debito dello Stato ? al centesimo l?attivo del SETTORE NON-GOVERNATIVO, cio? del privato. Questa ? una della pi? consolidate ?identities in macroeconomics? in assoluto. Invece il debito di privati e aziende sono passivit? finanziarie che non si trasformeranno mai in beni finanziari al netto, neppure se resusciti Mago Merlino, Serra. Nel SETTORE NON-GOVERNATIVO il risparmio di uno ? sempre il passivo di un altro. Fine.

 

S.: Questo blocca la crescita. Il settore pubblico ? la met? del nostro Pil, e non ? il miglior operatore, anche a causa della corruzione congenita del nostro sistema. Prendiamo i numeri: abbiamo 2.000 miliardi di debito e un prodotto interno lordo di 1.600 miliardi, 850 dei quali sono spesa pubblica: pensioni, sanit?, spesa corrente e interessi sul debito.

 

B.: E allora? Sai che roba! Prima cosa l?Italia della corruzione era, prima dell?euro, una potenza mondiale, e non un Maiale-PIIGS. Il Giappone ha 13,5 trilioni di dollari di debito su un PIL di 6 trilioni di dollari (quasi il doppio del nostro debito). Ha un deficit di bilancio del 9,2 % (tre volte il nostro deficit), ma viaggia a inflazione a 0,3%, disoccupazione al 4% (noi 12%, ma 27% reali), e paga meno dell?1% di interessi sui titoli di Stato. Differenza Serra? Comincia per E. Poi c?? una U, poi la R, poi una O, poi? zona. Ma questo tu e RenzinoBlair non lo dite, eh?

 

S.: Lo spread va abbattuto perch? non incide soltanto sui 80 miliardi di interessi che paghiamo sul debito, ma anche sul costo del denaro che le banche prestano ai privati e alle aziende.

 

B.: Serra bocciato all?esame di banking. Prima cosa l?Italia nel 1994 aveva uno spread di 600(!!) ma Standard & Poor?s ci giudicava ?una delle economie leader d?Europa?. Lo spread ? un bufala, amico. E soprattutto se tu capissi qualcosa di banche e Banche Centrali sapresti che lo spread col costo del denaro non c?entra una mazza. Quello che invece c?entra, purtroppo, ? non avere pi? una Banca Centrale nelle sue piene capacit?, sempre a causa di sta maledetta Eurozona, perch? una BC ha il pieno potere sul costo del denaro che viene prestato ad aziende e cittadini.

 

S.: C'? una sola soluzione: tagliare la spesa pubblica e riqualificarla togliendo sprechi e allocando correttamente le risorse, anche per migliorare i servizi. Questa la madre di tutte le battaglie, difficile da combattere perch? ci si scontra con interessi e lobby fortissimi.

 

B.: Per forza, si scontra con i nostri interessi di persone!, togliere il potere di fuoco dello Stato di spendere a deficit per creare beni finanziari al netto per il SETTORE NON-GOVERNATIVO, ? come bloccare il corso del fiume Po e poi sperare di trovare acqua dalla rugiada la mattina sulle foglie. Dio Santo! Ma quanto siete monotoni tu e Renzi, come tutti quelli di destra finanziaria, ?tagliare tagliare tagliare?? tanto poi per voi una TAC urgente c?? domani, mica a luglio da oggi? (per i lettori: ai vecchi bei tempi c?era la ghigliottina per certe ingiustizie).

 

S.: C'? da recuperare denaro dall'evasione, una delle cause del debito

 

B.: Troppo lungo da spiegarti qui, Serra, ma l?evasione in uno Stato sovrano nella moneta, non toglie un centesimo alla spesa pubblica, semplicemente perch? lo Stato prima spende, e solo dopo tassa, per cui le tasse non finanziano lo Stato. Lo fanno, ahim?, in sto abominio di Eurozona, perch? non abbiamo una moneta nostra e la dobbiamo prendere in prestito dai mercati di capitali, e dobbiamo poi ridargliela con interessi. E allora eccoci con la Chemiotassazione al SETTORE NON-GOVERNATIVO per restituire una moneta che non possiamo creare.

 

S.: Torniamo ai dati: abbiamo meno dipendenti pubblici dei nostri partner, ma li paghiamo di pi?, non nella parte bassa, ma in quella alta. Gli altri spendono il 13 per cento in meno rispetto a noi. L'impatto ? devastante: uccidiamo la competitivit?, diventiamo deboli nei settori innovativi, ammazziamo le imprese e aumenta la corruzione.

 

B.: Spiegami cosa cavolo c?entrano gli stipendi pubblici, che se sono alti delle due aiutano la domanda interna, con la competitivit? del made in Italy, i settori innovativi, e ammazzare le imprese? Ehhhhhhhh????

 

S.: Ogni anno, a parit? di conto economico, le aziende italiane perdono rispetto ai concorrenti europei il 15 per cento dei profitti a causa dello spread (assumendo che i ricavi siano gli stessi, ma non lo sono). Quindici per cento l'anno. Dopo due o tre anni, quando magari le aziende devono rinnovare i macchinari, non hanno i soldi e quindi sono costrette a chiudere o a vendere, e magari a investire il ricavato nella finanza e non nell'industria.

 

B.: Su sta stupidaggine dello spread rileggi sopra. Dire che le aziende ne soffrono, dello spread, ? come dire che un affamato africano soffre la fame perch? mastica male (mica perch? non c?? niente da mangiare, nooo). D? piuttosto che le aziende italiane soffrono del VERO spread, che ? quello della differenza fra i tassi che caricano le banche tedesche alle aziende tedesche e i tassi assurdi che caricano le banche italiane sui nostri imprenditori, anche se entrambi i sistemi bancari prendono soldi da Draghi all?1%. D? che le aziende tedesche hanno preso miliardi sottobanco dallo Stato (ti dice nulla KFW?) mentre da noi gente come te predica i tagli di spesa pubblica. Serra, mi stai facendo incazzare.

 

S.: Siamo primi nell'economia sommersa: l'ultimo dato ? del 21,5 per cento. Fino a qualche anno fa in Corea del Sud era al 20 per cento, ma il Fondo monetario ha imposto l'uso delle carte e in poco tempo l'evasione si ? ridotta al 5 per cento. Da noi abolirei il contante e per i controlli farei incrociare le dichiarazioni dei redditi e il flusso di cassa a un operatore non italiano, a Google o al software usato dallo Stato francese. Altra cosa: i lavoratori autonomi sono il 32 per cento, ma valgono soltanto l'8 per cento delle entrate fiscali: 13 miliardi sui 165 del gettito da lavoro. I non dipendenti dovrebbero pagare una cinquantina di miliardi in pi?, una cifra intorno al 3 per cento del Pil. Senza questa evasione ventennale avremmo un rapporto debito-Pil del 60 per cento invece che del 130. E a noi basta arrivare al 100. L'obiettivo dei prossimi dieci anni ? ridurre di 600 miliardi il debito pubblico. ? la missione della nostra generazione.

 

B.: Primo, il sommerso in Italia ? in gran parte un tentativo istintivo del SETTORE NON-GOVERNATIVO di pareggiare la catastrofica perdita di PIL dovuta, Serra!, alla DISOCCUPAZIONE. La disoccupazione ci costa 360 miliardi  minimo (+ probabile 800) di PIL perso. Il sommerso ? a 333 miliardi. Ma tu le parole ?piena occupazione? manco sai cosa sono. Poi, ripeto, ? solo a causa dell?Eurozona se oggi le tasse in Italia finanziano la spesa pubblica (leggi sopra), e questo impedisce al governo di ABBASSARE LE TASSE, tipo, abolire l?IVA?..., per aiutare l?economia al collasso, altro che combattere il sommerso. E infine, ripeto Serra, ridurre il debito pubblico significa ridurre l?attivo del SETTORE NON-GOVERNATIVO (leggi sopra), cio? TAS-SAR-LO! Il debito pubblico ? una passivit? del SETTORE NON-GOVERNATIVO italiano OGGI  solo perch? siamo in Eurozona, con una moneta che non ? nostra e dobbiamo restituire ai mercati.

 

S.: Va dunque tagliata la spesa del 20 per cento?  Tagliando i costi della politica?  Le pensioni, poi?

 

B.: Ok, dai, basta. Solita pappa Blairiana, Thatcheriana, Neoclassica, ecc. ecc.

 

Ma non fate prima, tu e il tuo amico Renzi, a dirlo chiaro? Di economia reale non capite niente, siete di destra finanziaria, ma la cosa grave ? chi vi d? gli ordini. Bruxelles. Ciao trader. PB

 

Offline Valerio Fata

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Re:Tasse
« Risposta #5 il: Lun 17 Feb 2014 11:19:01* »
scusa fabio hai fatto una proposta ( Initiative i43: Esaminare con molta attenzione i temi economici) per prima approfondire i temi economici e poi fare altre proposte, ? passata su liquid ed ora proponi un punto programmatico in ambito economico senza una preparazione specifica?
dobbiamo prima definire delle linee guida e poi interventi specifici secondo me, se no si fa confusione.
« Ultima modifica: Lun 17 Feb 2014 11:29:31* da Valerio Fata »

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Re:Tasse
« Risposta #6 il: Lun 17 Feb 2014 11:20:40* »
contrario nella modalita ed al contenuto della proposta

Offline Fabio D'Anna

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Re:Tasse
« Risposta #7 il: Mer 19 Feb 2014 23:45:47* »
stavo solo cercando di cominciare l'approfondimento, magari capire se esistono cose che potevano essere largamente condivise  come punto di partenza, mi sembra che questo non lo sia, ma nessuno mi ha risposto sulla prima parte: ridurre il cuneo fiscale sul lavoro ? o no una priorit
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Re:Tasse
« Risposta #8 il: Gio 20 Feb 2014 09:19:55* »
si deve lavorare sul lato della domanda aggregata, lo riduci e lo dai ai lavoratori sono d'accordo, se lo dai alle imprese ( lato offerta) non ? la priorit?.
bisogna capire che ? una crisi della domanda, ci sono magazzini pieni di merci. se lo trovo volevo postare un 'indagine francese che spiega proprio come gli imprenditori chiedano interventi sul lato della domanda, se c'? un mercato che lo richiede un imprenditore difficilmente si tirer? indietro dal portare il proprio prodotto sul mercato. ? ovvio che si dovr? lavorare anche sul lato dell'offerta ( servizi alle imprese, semplificazioni ect), ma credo in un secondo momento.
« Ultima modifica: Gio 20 Feb 2014 09:31:10* da Valerio Fata »

Offline Luigi Intorcia

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Re:Tasse
« Risposta #9 il: Gio 20 Feb 2014 11:06:10* »
nel topic art 53, esiste tutto un ragionamento con tanto di dimostrazione, dove ho esplicitato compiutamente il concetto di alimentare la domanda interna, che ? la base per il rilancio economico. Chi produce ed esporta, sta gi? ad un alto livello e ha una capacit? di soluzione, maggiore rispetto a chi ? incastrato sul territorio italiano.  Per il cuneo fiscale, si risolve unicamente iniettando soldi non tassati nelle buste paga di tutti i dipendenti e di tutti gli altri lavoratori, nel pubblico, cos? come per i pensionati al minimo. Entro i 2.300 ? netti di stipendio o  pensione massima mensile media ( chi ? oltre no ),  non esiste   il problema, nel privato invece , non ? l'azienda che inietta soldi ma sempre lo stato attraverso una richiesta volontaria, che fa il lavoratore ( domanda di sussidio ) e a cascata tutti gli altri,  anche piccole partite iva e professionisti. Per l'ammontare totale, da calcoli fatti da grandi economisti e quindi non bisogna neppure andare a fare domande a destra e a manca per farsi dare risposte da esperti qualificati, ? pari al 20% del pil. Il meccanismo che si rimette in moto, farebbe rientrare sotto forma di indiretto e diretto, almeno il 70% nelle casse dello stato, sin da subito. E' un problema politico adottare simili provvedimenti, ma la base ? tecnica pura. O si fa cosi e si esce concretamente dal tunnel o affondiamo. Per i tempi, massimo entro un anno scarso da oggi. Per quanto riguarda il temuto fenomeno del pericolo inflazione, qualsiasi economista direbbe che i dati ISTAT sull'inflazione sono totalmente falsi, in quanto l'inflazione reale oggi sta intorno al 6/7 %. Per crederci, bisogna andare in una qualsiasi banca e tentare di farsi dare in prestito. Il tasso globale oggi non ? mai inferiore al  doppio rispetto all'inflazione nominale + una serie incredibile di costi caricati nel prestito stesso tale che il rapporto di spesa e accessori  si  mangia l'inflazione e restituisce una lauta differenza a favore della banca ( qualche volta anche dell'ordine del 5% in pi? )  , chi applica quel tasso conosce benissimo l'inflazione reale e non presta soldi per perderci sopra. In realt? i dati sull'inflazione, sono artatamente mantenuti bassi  per non ingenerare una sommossa popolare
« Ultima modifica: Gio 20 Feb 2014 15:55:31* da Luigi Intorcia »
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Re:Tasse
« Risposta #10 il: Ven 21 Feb 2014 09:23:10* »
l documento politico del 2010 e il piano d?azione mostrano un?agenda chiara: BE preme per un forte consolidamento delle finanze pubbliche. Ci? ? combinato con un agenda per, brevemente, privatizzare i servizi pubblici e spostare il carico fiscale dalle imprese verso il consumo, che incide maggiormente sugli indigenti.*


tratto da http://memmt.info/site/business-europe-e-la-governance-europea-prima-parte/

l'idea ? che il cuneo fiscale ? comunque progressivo, l'iva che impatta sui consumi no, meglio agire su questa secondo me.
« Ultima modifica: Ven 21 Feb 2014 09:28:56* da Valerio Fata »

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Re:Tasse
« Risposta #11 il: Ven 21 Feb 2014 11:29:04* »
ma non certo con iva al 22%, che incide indirettamente sulla propensione al consumo, impedendone il sostegno. Do pi? salario e succhio ancora di pi?? In pi? si blocca completamente il processo economico produttivo diretto, l' iva ? una uscita finanziaria immediata che sottrae  moneta vera alle imprese, depotenziandone la forza economica e quindi impedisce  di reggere agli urti della crisi. La pressione fiscale reale ? al 73% fra diretto  e indiretto oramai da due anni. Il risultato visibile e nefasto, ? andato oltre ogni pi? ragionevole previsione negativa. Altre imposte maggiori di quelle attuali, ? impossibile sostenerle. Non funziona nemmeno una sostituzione selettiva delle medesime, spostando sui patrimoni o sulle rendite finanziarie, il peso fiscale, che in ogni caso sono sostenute sempre dai redditi. Bisogna aumentare i redditi, non le basi imponibili "artatamente", patrimoniale e imposta finanziaria determineranno ulteriori e pi? gravi problemi.
« Ultima modifica: Ven 21 Feb 2014 16:30:15* da Luigi Intorcia »
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Re:Tasse
« Risposta #12 il: Mer 05 Mar 2014 10:35:12* »
http://keynesblog.com/2014/02/28/le-presunte-virtu-salvifiche-della-riduzione-del-cuneo-fiscale/

E? da almeno un decennio che i Governi che si sono succeduti in Italia hanno ritenuto di poter creare le condizioni per la crescita economica riducendo il c.d. cuneo fiscale, ovvero la differenza fra salario lordo e salario netto. E, nell?ultimo Rapporto OCSE (Going for growth), questa misura ? fortemente raccomandata per accrescere la competitivit? delle imprese italiane. Pare, insomma, che la riduzione del cuneo fiscale abbia virt? salvifiche.

Occorre innanzitutto chiarire che il cuneo fiscale, in Italia, non ? esageratamente alto, o comunque non ? a livelli talmente ?fuori norma? da legittimare l?assoluta priorit? della sua riduzione. Su fonte OCSE (si veda il grafico su riportato, ndr), si registra che la differenza fra retribuzioni lorde e nette ? pari, nel nostro Paese, al 47.6%, inferiore a quella registrata in Belgio, Francia, Germania, Ungheria e Austria, ma superiore alla media dei Paesi industrializzati (pari al 35.6%). In merito alla sua riduzione ? sulla quale sembra esserci un consenso pressoch? unanime ? occorre rilevare alcune criticit?.

Per ci? che ? dato sapere al momento, la riduzione del cuneo fiscale sar? di importo consistente e dovr? essere finanziato ? secondo il responsabile per l?economia del PD, Filippo Taddei ? con tagli di spese nell?ordine degli 8-10 miliardi. Qui sorgono tre problemi.

Primo (il pi? ovvio): perch? dovrebbe riuscire nell?impresa il Governo Renzi, laddove ? a parit? di condizioni politiche e del quadro macroeconomico ? il precedente Governo non ? riuscito a trovare la necessaria copertura finanziaria?

Secondo: la riduzione del cuneo fiscale viene finanziata con la riduzione della spesa pubblica (detto in modo pi? raffinato, trattasi di razionalizzazione). Ma, in quanto la spesa pubblica accresce i mercati di sbocco delle imprese che producono per mercati interni ? prevalentemente imprese meridionali, il provvedimento ha effetti redistributivi fra imprese e fra territori nelle quali operano. Ci? a ragione del fatto che le imprese esportatrici trovano, di norma, non conveniente per loro un aumento della spesa pubblica, dal momento che questa, accrescendo l?occupazione, si assocerebbe a un rafforzamento del potere contrattuale dei lavoratori e a incrementi salariali. Per contro, le imprese che producono per mercati locali hanno interesse a un aumento della domanda interna, dal momento che ci? consente loro di acquisire pi? ampi mercati di sbocco [1].

Terzo: non c?? da aspettarsi che la riduzione del cuneo fiscale possa controbilanciare gli effetti recessivi derivanti da ulteriori tagli della spesa pubblica. L?affetto espansivo sui consumi si avrebbe solo se si riducessero significativamente le imposte pagate dai lavoratori, non quelle pagate dalle imprese. Se, stando alle dichiarazioni di Taddei, l?importo mensile netto aggiuntivo nelle tasche di un lavoratore che percepisce 1.600 euro sar? di 50 euro, non solo non c?? da attendersi una significativa ripresa dei consumi, ma soprattutto ? per l?ulteriore dimagrimento del residuo di welfare rimasto in Italia ? vi ? semmai ragionevolmente da aspettarsi che i salari reali degli occupati non aumentino.

In pi?, una ripresa significativa dei consumi si avrebbe semmai se la riduzione del cuneo fiscale fosse attuata in una condizione di elevata occupazione (a ragione dell?ampia platea di beneficiari): il che, con ogni evidenza, non ? la condizione attuale. E neppure c?? da aspettarsi un aumento degli investimenti derivante da una riduzione dell?IRAP, sia perch? gli investimenti dipendono essenzialmente dalle aspettative di profitto sia perch?, come ampiamente sperimentato negli ultimi anni, nessun provvedimento di detassazione degli utili ? in grado di stimolarli.

Inoltre, come ? stato messo in evidenza, il cuneo fiscale non rappresenta un fattore rilevante per le decisioni di delocalizzazione delle imprese, cos? che non dovrebbe avere impatti significativi sull?attrazione di investimenti in Italia (n? sulle delocalizzazioni di imprese italiane).

Una causa rilevante della recessione italiana risiede nella continua riduzione della produttivit? e nella sua ?desertificazione produttiva?. A fronte dei molti fattori che hanno prodotto questi esiti (che datano ben prima dell?adozione della moneta unica), ? da evidenziare il fatto che la rinuncia all?attuazione di politiche industriali ha posto le imprese italiane nella condizione di poter vendere solo mediante strategie di competitivit? di prezzo, ovvero in assenza di innovazioni. La competitivit? di prezzo, in un Paese importatore di materie prime e di macchinari, si traduce esclusivamente in compressioni salariali (e, pi? in generale, nel peggioramento delle condizioni di lavoro), il cui effetto ? il calo della domanda interna e dell?occupazione.
Su fonte International Labour Office, si registra che, fra i Paesi dell?Unione Monetaria Europea, ? nei Paesi periferici (Italia inclusa) che si verifica che i lavoratori occupati lavorano pi? ore. Fra questi, il primato spetta alla Grecia, ovvero al Paese che fa registrare i pi? bassi tassi di crescita nell?eurozona [2].

L?evidenza ? apparentemente paradossale, dal momento che ci si aspetterebbe che la crescita economica ? a parit? di altre condizioni ? sia maggiore laddove ? elevata l?intensit? del lavoro. E ci si aspetterebbe anche che l?occupazione sia maggiore dove ? minore il cuneo fiscale.

Tuttavia, si pu? rilevare che misurando la produttivit? come unit? di prodotto per ora lavorata, in Francia e Germania un?ora di lavoro genera un incremento di produzione circa pari al 20% in pi? rispetto a un?ora lavorata in Italia e il tasso di occupazione ? maggiore, nonostante questi Paesi abbiano un cuneo fiscale e contributivo pi? elevato. Si pu? quindi dedurre che una riduzione del costo del lavoro non ? condizione sufficiente n? per accrescere l?occupazione n? per migliorare la competitivit? delle imprese.

Ma soprattutto, in una situazione in cui sembra socialmente e politicamente inammissibile contrarre ulteriormente i salari, la riduzione del cuneo fiscale ? l?unica strategia percorribile per consentire alle nostre imprese di poter sperare di far profitti comprimendo i costi. Il che, in ultima analisi, significa che ridurre il cuneo fiscale costituisce un potente incentivo a indurle a perpetuare una modalit? di competizione basata sulla compressione dei costi, ovvero un potente disincentivo a innovare.

NOTE

[1] Si osservi che la deflazione salariale combinata con il calo dei consumi ha generato, negli ultimi anni, compressione delle importazioni, con un lieve incremento del saldo della bilancia commerciale (http://www.economy2050.it/miglioramento-bilancia-dei-pagamenti-apparente-successo-decrescita-italiana/), anche imputabile all?aumento delle esportazioni di beni di lusso, a sua volta derivante dall?aumento delle diseguaglianze distributive su scala globale. V. http://temi.repubblica.it/micromega-online/l%E2%80%99economia-del-lusso-e-del-sommerso/

[2]   V. J.C.Messenger, Working time trends and developments in Europe, ?Cambridge Journal of Economics?, 2011, pp. 295-361.

Fonte: Micromegaonline 26 febbraio 2014