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Topics - Luigi Intorcia

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Metti un pieno di imposte sulle famiglie e sulle imprese e vedi quanta strada percorri Italia, se ti riesce...
 
La media europea del tax rate,  indica che in Italia,  sforiamo in positivo di oltre 25 punti percentuali. Il più 25 % rappresenta un macigno senza precedenti lanciato nel già debole ingranaggio dell’economia italiana. Il danno più grave, consiste nel mancato consumo di beni e servizi che frena pesantemente la domanda interna, generando il fenomeno della disoccupazione e dei fallimenti a ritmo impressionante  delle medie imprese italiane, mentre immani risorse, restano deviate su tasse e imposte selvagge condite da sanzioni che sono indecenti e immorali.
Il trend negativo, sembra sia arrivato al punto di non ritorno da 5 anni a questa parte e il nostro governo, freddo e obbediente alle ricette imposte dal binomio abominevole della   Germani e Francia ( ultima serva inchinata )  con pletore di staterelli al seguito, con corlupenti surplus, oltre il limite consentito dai trattati europei ( univocamente orientati ai loro sporchi affari ), invece di consentire una ripresa economica  per tutti, lanciano ulteriori strali sulle già disastrate situazioni economiche degli stati del sud Europa, fra cui l’obiettivo nemmeno nascosto, è esattamente l’Italia.
Una nazione da punire, per aver disobbedito il 4 dicembre ed  è questo il punto.
Una rivolta autentica avvenute nelle urne, con un secco NO!
Le forze che si sono opposte, sono trasversali senza un fattor comune denominatore e almeno 13 dei quasi 20 milioni di cittadini effettivamente, non sanno cosa andare a votare alle prossime elezioni. Non hanno una casa  effettiva, identitaria e reale che intercetti le istanze.
Detto questo, sulla scorta delle indicazioni derivanti dall’urna, per un più vasto sentimento nazionale,   risulta evidente, la ricerca spasmodica da parte  di una impressionante moltitudine  di  cittadini, di un vero e proprio salvavita, contro l’inondazione da vessazione di cui sono vittime oramai, tutto il ceto medio, massacrato e dissanguato per non parlare di  tutto il sistema delle medie imprese, di tutto il sistema delle p.iva e dei sterminati piccoli  autonomi, che ben rappresentavano  lo zoccolo ‘duro’ della nostra economia  e  che stanno morendo letteralmente di imposte e tasse. Ogni bene acquistato, al consumo, ha dentro il 60% che è imposta o tasse, da cui si genera un incremento i.v.a. allucinante, che porta via all'istante il + 18% del differenziale di ricavo senza tener conto di un numero impressionante di ulteriori costi da tasse dirette, balzelli che alzano quella percentuale ad un limite che arriva a sfiorare il 27% in media.

questo salvava dai cortocircuiti, lo stato Italiano, brucia la dignità e la vita dei cittadini
Il SALVAVITA IMPOSITIVO, per i redditi entro i 50 mila lordi in un anno, è un obiettivo assolutamente urgente da mettere in atto, con aliquote etiche complessive che devono comportare il concetto dell’equa sopravvivenza delle famiglie italiane.
In mancanza dell’equa sopravvivenza, secondo le odierne e assurde dottrine ordoliberiste, pensiero comune e dominante di classi politiche vendute ai sistemi finanziari europei , dai 50 mila, in Italia e solo in Italia,  sono istantaneamente decurtati in un solo anno oltre 27 mila € fra imposte tasse e balzelli fra i più assurdi mai concepiti. Chi non raggiunge quella quota e avesse ad esempio  24 mila euro lordi, ( un fortunato ) porta a casa poco più di 1 000 euro al mese netti, che significa povertà e fame. Un dipendente, non paga imposte ( ed è una balla ) se non percepisce circa 8000 € lordi, ma se è un imprenditore o partita iva se non percepisce 4.500 € lordi, con un differenziale di 3.500 € che rappresenta un’onta per tutti coloro che per questa crisi hanno la sciagura di avere la p.iva,   non hanno fatturati.
Tali importi, sono assurdità e con questa assurdità in cui si è cacciata questa nazione, nessuna famiglia in Italia è in grado di sfangarla nemmeno in modo degno.
Democrazia in Movimento è e vuole rappresentare, la costruzione del detto SALVAVITA a favore dei cittadini italiani, con delle politiche sociali costituzionalmente orientate.
Fruibili ed immediate, che rappresentano il vero salvagente, contro le belle frasi, le belle parole, le belle chiacchiere, con cui ci hanno ammorbato e ci hanno condotti in questo sfracello senza precedenti politici indegni e provetti scienziati tecnocrati, servi del sistema, che non aprono e non chiudono mai niente e che ingannano i cittadini italiani.
Di questa feccia non ne abbiamo bisogno, abbiamo urgentemente  bisogno di veri eroici rappresentanti, che nelle istituzioni, siano in grado di rompere  il muro del silenzio omertoso, condito dal malaffare, che  invece del cincischiare, sul grattare il barile con nuove trovate, diano risposte coerenti serie e realistiche ai cittadini che ce li hanno mandati in quella stanza.
Il corto circuito istituzionale va risolto, o tutti quanti, indistintamente, faremo una fine orrenda sull'esempio mai ben evidenziato, del popolo Greco, dove non riescono nemmeno più a curarsi dal cancro, ma questo nessuno ve lo dice![/color][/size][/font][/b]

Luigi Intorcia

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TRASPARENZA FONDI DIM / BILANCIO 2016
« il: Mer 03 Mag 2017 15:30:20* »
SI ALLEGA BILANCIO E TUTTI GLI ALLEGATI  IN FORMA COMPRESSA.

IL TESORIERE
LUIGI INTORCIA

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Articolo 16 COSTITUZIONE ITALIANA. Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.


i cittadini quelli meno abbienti sono spinti al suicidio, avviene in ogni parte del mondo, ma in Europa è una piaga acutissima. Questi pazzoidi sono seduti nei parlamenti soprattutto Europei e applicano solo un criterio di distruzione. In Italia con l'ultimo DEF abbiamo toccato l'apice delle ingiustizie. Una massa indistinta di vacche da mungere, destinate alla macellazione un attimo dopo essere state spolpate vive. Mentre si ottiene questo, l'economia reale, quella che non interessa minimamente far ripartire, affonda sempre di più, nel fallimento, che è sistemico. Un paese come l'Italia,  è diventato macchiettistico e senza alcun  futuro.

https://youtu.be/PMfbK1_THYc

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PENSIERI VELOCI / orride manovre e vessazione = Il NUOVO DEF
« il: Gio 13 Apr 2017 14:28:33* »
la storia del def il sintomo del peggio!


https://youtu.be/LeEGac4MVIY

 fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2017/04/11/def-e-manovra-allesame-del-cdm-padoan-inseguiamo-crescita-piu-solida_248a5b83-c5a8-455c-95d5-d9c5e3232491.html

Avanti con la spending review, con la riduzione del debito, e con il sostegno alle fasce più deboli, sia attraverso un taglio del cuneo fiscale mirato a donne e giovani sia con l'arrivo del nuovo reddito di inclusione. Sono alcuni degli obiettivi prioritari che il governo ha messo nero su bianco nel Documento di economia e Finanza, che traccia la strategia di politica economica per percorrere l'ultimo 'miglio', di qui alla fine della legislatura. Con il Def si delinea "un'economia che continua a crescere e una finanza pubblica che continua ad aggiustarsi pur in un contesto internazionale difficile", ha ribadito Padoan, sottolineando che una mano al buon andamento dell'economia arriverà anche grazie alla 'manovrina' di correzione dei conti, che dispiegherà i suoi effetti anche nei prossimi anni vista la natura 'strutturale' degli interventi (lasciando una 'dote' per il 2018 da 5,1 miliardi), e che contiene, tra l'altro anche un rafforzamento del programma 'finanza per la crescita'.

Ecco in sintesi i principali obiettivi del Def e della manovra, ancora in via di stesura definitiva:

- VIA L'IRPEF, IMPEGNO PER TAGLIO CUNEO A FASCE DEBOLI: scompare il calo dell'Irpef dal cronoprogramma delle riforme che il precedente governo puntava a realizzare entro la legislatura. Il nuovo Pnr indica ora come "cruciale il taglio del cuneo fiscale per ridurre il costo del lavoro e aumentare parallelamente il reddito disponibile dei lavoratori". Quello che viene definito un "importante sforzo di incentivo mirato" si concentrerà sul "taglio dei contributi sociali, iniziando dalle fasce più deboli (giovani e donne)". Avanti anche il nuovo reddito di inclusione, che partirà da una copertura per 400mila famiglie con minori, 1,8 milioni di persone.

- PER CALO DEBITO ANCHE RIFORMA CONCESSIONI: Privatizzazioni, dismissioni del patrimonio immobiliare ma anche riforma delle concessioni. Sono le 'voci' che il governo punta a mettere in campo tra il 2017 e il 2020 per il "rafforzamento della strategia di riduzione del debito". Tra gli interventi si prevede anche la "realizzazione di un piano triennale di valorizzazione degli asset strategici". Il target è stato però abbassato dallo 0,5% annuo del Pil allo 0,3% (circa 5 miliardi).

- PRIORITA' OK RAPIDO DDL CONCORRENZA, POI NUOVO STRUMENTO: per il governo è "imprescindibile" il via libera rapido al ddl concorrenza, in Parlamento da 2 anni, perché "aprire al mercato diversi settori" è tra le priorità. Altrettanto rapidamente andrà poi definito lo strumento più "appropriato" a cui "affidare i prossimi passi in materia di liberalizzazioni". La prossima legge sulla concorrenza dovrebbe arrivare per decreto.

- PER CATASTO SOLO AGGIORNAMENTO, SENZA AUMENTI TASSE: altro proposito quello di proseguire la "razionalizzazione delle spese fiscali" facendo attenzione, però, a non aumentare la pressione fiscale e a non intaccare l'equità del sistema". Per il catasto, abbandonata l'idea di una riforma complessiva, si proseguirà con "l'aggiornamento del patrimonio informativo catastale al fine di consentire una valutazione più equa degli immobili".

- FOCUS PROGRESSIVITA' PER REVISIONI SCONTI FISCO: la razionalizzazione potrebbe finalmente toccare anche alle cosiddette tax expenditures, i 444 sconti fiscali censiti dall'apposita commissione. Da lì si partirà per "rimodulare in maniera razionale le spese fiscali preservando gli effetti di progressività delle misure".

- NUOVA SPENDING MINISTERI, DA 2018 1 MILIARDO L'ANNO: come previsto dalla riforma del bilancio, il Def indica già ora l'obiettivo minimo di riduzione della spesa che dovranno attuare le amministrazioni centrali. Dal prossimo anno il contributo dovrà essere di 1 miliardo l'anno. Secondo la nuova procedura un dpcm che dovrebbe arrivare entro maggio indicherà la suddivisione dei tagli che però saranno mirati, visto che poi toccherà ai singoli ministeri indicare come intendono raggiungere il proprio obiettivo.

- PIU' RISORSE PER EFFICIENZA GIUSTIZIA: nei prossimi mesi l'esecutivo proseguirà l'attuazione delle misure di riforma della giustizia già avviate", dal processo penale alla prescrizione, e "verranno incrementate le risorse a disposizione dell'amministrazione giudiziaria".

- SPINTA A QUOTAZIONE PMI, SI PUNTA SU START UP: con la manovra intanto si prosegue il rafforzamento degli interventi avviati da qualche anno nella cornice 'finance for growth'. In arrivo, tra l'altro il potenziamento degli incentivi alle quotazioni con riferimento alle piccole e medie imprese (equitycrowfunding) e l'estensione temporale delle agevolazioni per le start-up innovative.

https://youtu.be/LeEGac4MVIY

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PENSIERI VELOCI / e dopo republic arriva la moneta delle banane
« il: Mar 04 Apr 2017 14:51:34* »

IL GIORNO IN CUI AL CITTADINO NON ARRIVA MONETA ELETTRONICA O PARALLELA TRACCIATA SU UN BANCOMAT COSA FARA' IL SUDDETTO?

la soluzione è peggiore del problema?

La deviazione mentale è arrivata a livelli assoluti e pericolosissimi, che sarebbe venuto il momento di stigmatizzare pesantemente e obbligare i corridori alle idiozie a fare una seria riflessione.

la moneta deve avere la massima liberalità sottostante e non avere alcun vincolo di possesso, arbitrario o non arbitrario e nessun controllo sulla circolazione.

C'è da scommetterci che i balordi della finanzia mondiale, a questo volevano  farci arrivare e ci stanno riuscendo.

Basta avere la base ( la solita bancarella di pidocchiosi arricchiti collegati a tripla mandata con la finanza mondiale  )  da cui parte tutto un processo e siamo FOTTUTI peggio di prima.

Ma il fatto assurdo, è che ai cultori del parallelismo monetario, non gli balena nel cervello,  che la moneta non basta a risollevare nemmeno il fico secco, senza due potentissimi sistemi di controllo: il primo resta fiscale e il secondo resta economico,, per imporre pesantemente prezzi politici fluttuanti pre accordati in base alle variazioni dei prezzi delle materie prime e BASTA!
A questo agganciare il concetto del coefficiente di lavoro in base a multipli di fatturato attivo. 
Basta stabilire l'aliquota ( con molta facilità)  del fatturato libero e in caso contrario, nel caso di surplus incontrollabili che sono arricchimenti deplorevoli,  abbattere i redditi di produzione  sino al 70% di imposte, sulla differenza.

Il deterrente NON DEVE ESSERE FISCALE, MA SOLO  IL POTERE CHE DERIVA DALLA FORZA LAVORO.
Le imprese, la maggioranza di esse, bacerebbero questa soluzione,  molto di più del massacro fiscale incondizionato che le sta distruggendo a partire dal Nord est a cui questa politica economica basilare,  gli permette di ripartire con potenze produttive senza precedenti.

Meno robot e più mano d'opera e zero tasse, per quelle imprese fatte da veri cittadini sovrani italiani. Questa è la maggioranza che vogliamo e non pappagalli ammaestrati, buoni a spargere menzogne.

QUESTA E' LA RICETTA E NESSUN ALTRA.


Luigi Intorcia 

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PENSIERI VELOCI / BANANA REPUBLIC
« il: Gio 30 Mar 2017 17:29:16* »
LA DISTINZIONE FRA IMBECILLI  CAROGNE E AVVOLTOI? ECCOLA


FIRMATO


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PENSIERI VELOCI / le unioni giuste ( la Grecia che non ti aspetti )
« il: Gio 30 Mar 2017 00:36:10* »
Due anni inserivo a questo indirizzo

http://www.democraziainmovimento.org/forum/index.php?topic=1529.msg16764#msg16764
 il perchè della crisi.

Dopo due anni è venuto il momento di verificare i risultati della crisi.
Il titolo descrive le unioni giuste da quella sbagliate ( la Grecia che non ti aspetti ), per un semplice motivo.

Nel mondo esistono altre situazioni esattamente uguali a quella della Grecia. Quella più tremenda per la devastazione che ha portato, è la caduta dell'impero delle auto.

D E T R O I T 
Detroit (IPA: /dɪˈtʰɹɔɪt/) è una città degli Stati Uniti d'America, capoluogo della contea di Wayne, principale centro dello Stato del Michigan.
 DA WIKI = https://it.wikipedia.org/wiki/Detroit

Fondata nel 1701 da cacciatori di pellicce francesi, è oggi più nota come capitale dell'industria automobilistica statunitense. Nella bandiera di Detroit compaiono i gigli di Francia e i leoni d'Inghilterra, a simboleggiare il ruolo svolto dalle due potenze nella storia della città situata al confine fra il Canada francese e i territori colonizzati dai britannici.

Situata lungo il fiume Detroit, di fronte alla città canadese di Windsor, si trova nella regione dei grandi laghi americani, al centro di una vasta zona industriale.
Detroit è la diciottesima città degli Stati Uniti con una popolazione di 701.475 abitanti (4,3 milioni nell'area metropolitana) secondo i dati del U.S. Census Bureau del 2012: si tratta di meno della metà della popolazione che la città aveva al suo apice negli anni cinquanta. L'amministrazione cittadina ha subito, nel 2013, una bancarotta, la più grande nella storia delle città statunitensi, ma a dicembre 2014 è uscita dall'amministrazione controllata. Il centro cittadino sta vivendo un rilancio: malgrado i tagli ai servizi pubblici e finanziari, si è costruita la sede della Compuware, sono stati aperti tre casinò, si è rinnovato il complesso Renaissance Center, sede mondiale della General Motors.
el 1904 venne prodotto il Model T. L'industria di Ford (e di tutti i pionieri del settore come i fratelli Dodge e Walter Chrysler) rafforzò la posizione di Detroit come capitale mondiale dell'automobile. L'industria spronò la spettacolare crescita della città nella prima metà del XX secolo, attirando numerosi nuovi abitanti, in particolare lavoratori dagli Stati del sud. Rapporti razziali tesi furono evidenti durante il processo al Dr. Ossean Sweet, un medico nero di Detroit assolto dall'accusa di omicidio dopo aver sparato in mezzo ad una folla che lo assaliva durante il suo spostamento dalla parte "nera" della città a quella "bianca". Con l'introduzione del proibizionismo, il fiume divenne il principale canale per l'importazione di alcolici canadesi.

Con l'industria arrivarono le tensioni, raggiungendo il culmine negli anni trenta quando la United Auto Workers rimase coinvolta in aspri contenziosi con gli operai dell'industria automobilistica di Detroit. L'attivismo della classe operaia di quegli anni portò alla notorietà alcuni leader di casa, come Jimmy Hoffa e Walter Reuther. Gli anni quaranta videro la costruzione della prima autostrada urbana al mondo, la Davison, e la forte crescita industriale, che portarono a Detroit il soprannome di "Arsenale di democrazia". La città fu sottoposta a dura prova durante la seconda guerra mondiale, quando decine di migliaia di lavoratori si trasferirono a Detroit per lavorare nelle industrie belliche. Molti di questi immigrati furono sia bianchi che neri provenienti dagli Stati del Sud. Trovare casa diventò quasi impossibile.

La "12th Street Riot" nel 1967 accelerò l'allontanamento dei bianchi dalla città. La percentuale di residenti neri crebbe rapidamente e, non solo i bianchi continuarono a lasciare la città, ma l'immigrazione dei neri dal sud continuò. Dal momento in cui i negozianti e i piccoli proprietari emigrarono per le continue ribellioni, gli introiti provenienti dalle tasse subirono un rapido declino. Nell'arco di dieci anni molti edifici nella zona sud-est vennero abbandonati e molti di questi rimasero per anni in stato di degrado. Nel 1973 venne eletto il primo sindaco nero, Coleman Young. Lo stile di Young durante i suoi cinque mandati (1974-1994) di carica non fu ben accolto da molti bianchi.

La crisi petrolifera dal 1973 al 1979 scosse l'industria automobilistica degli Stati Uniti, mentre le utilitarie di produzione straniera fecero il loro ingresso sulle strade tradizionalmente dominate dalle case automobilistiche americane. "Rinascimento" fu una parola spesso utilizzata dai leader politici della città dalla 12th Street Riot, rafforzata dalla costruzione del Renaissance Center alla fine degli anni settanta. Nel 1980 si tenne a Detroit la Convenzione Nazionale Repubblicana che promosse Ronald Reagan per la campagna presidenziale.

Il 18 luglio 2013, la città ha dichiarato fallimento, a causa dell'impossibilità di pagare debiti stimati tra i 18 e i 20 miliardi di dollari.[3] Nonostante fosse stata ventilata la possibilità di ottenere fondi vendendo, tra l'altro, opere del rinomato museo cittadino, il Detroit Institute of Arts, un giudice ha espressamente escluso dalla liquidazione tutte quelle istituzioni no-profit compreso il museo, che anzi diventerà indipendente dall'amministrazione locale[4]. Il 7 novembre 2014 un tribunale fallimentare ha approvato il piano proposto dalle autorità municipali per cancellare 7 dei 18 miliardi di debito, avviando tagli del 4,5% sulle pensioni di 12.000 dipendenti pubblici e lo stanziamento di 1,7 miliardi di dollari da investire in servizi. Il 10 dicembre 2014 Detroit è uscita dal regime di amministrazione controllata


Storia demografica di Detroit
Anno      1820   1860   1900   1920   1940   1950   1960   1980          2000                  2010                   2012
Popolazione   
                1.422   45.619   285.704   993.678   1.623.452   1.849.568   1.670.144   1.203.368   951.270   713.777   701.475

Detroit città fantasma: come scompare una città per la crisi economica
Nell’arco di pochi anni le vie con le classiche villette americane sono diventate strade disabitate

Se c’è una città simbolo della crisi economica, quella città è Detroit. Identificata per anni con la General Motors, il declino della città è andato di pari passo con quello dell’azienda automobilistica.
Nel corso degli ultimi anni, la città americana ha visto calare il numero dei propri abitanti, molti dei quali si sono trasferiti dopo aver perso il lavoro: nel primo decennio del XXI secolo Detroit ha perso oltre 200mila abitanti e questo crollo si è ripercosso pesantemente sull’aspetto della città.
Per documentare questi cambiamenti, il tumblr GooBingDetroit ha raccolto immagini della città presi dalle mappe di Google e Bing: lo stesso punto della città viene “fotografato” a distanza di anni e il confronto è impietoso. Case che vanno in rovina fino a sparire, la sensazione di essere di fronte a una città fantasma




























Detroit è fallita e ora le case si vendono a 300 euro
Il disastro economico americano


Sembrano affari. Case a un quarto d’ora di macchina dal centro di Detroit in vendita a 300 euro. Sì, 300 euro. Case di 120-140 metri quadri con tre camere da letto, due bagni, cucina e salone. E ce ne sono pure da 100 euro, persino da 50 euro. Te le tirano dietro.
Basta fare una passeggiata virtuale su siti di agenzie immobiliari come Realtor.comper trovare diverse di queste villette nei sobborghi a Nord-Ovest di Detroit svendute a prezzi di liquidazione totale. Ma la domanda che s’impone è semplice: qual è la fregatura? L’inghippo c’è, ed è triplice.
Primo, bisogna considerare i quartieri in cui si trovano queste abitazioni super low-cost. Si tratta di aree punteggiate di case abbandonate dove non circola alcun vicino sorridente e pronto a prestarti lo zucchero o la tagliaerba. Al massimo si può incontrare qualche loquace spacciatore di crack. «Case a prezzi assurdi», ha commentato un anonimo lettore su uno di questi siti di saldi immobiliari, «mi domando se il pacchetto comprenda anche le munizioni che ti servono per evitare di essere impallinato in giardino». E un altro ha rincarato la dose: «Lì quando vai a letto devi indossare una armatura>>

Mettiamo che il nostro potenziale acquirente sia un ex marine molto coraggioso, che sa come farsi rispettare e non si scoraggia per la presenza di vicini poco socievoli. Bene, dovrà considerare un secondo problema: la criminalità fa sì che queste case all’interno siano completamente da rifare. Diverse squadre di ladruncoli hanno via via lasciato l’appartamento vuoto. Qualsiasi cosa avesse un minimo valore, dai lampadari ai lavabi dalla moquette agli infissi è stata portata via. Per poterle abitare, queste case, occorre rimetterle a nuovo. Da cima a fondo. «Tutto quello che è trasportabile all’esterno è a rischio», ha spiegato Jeremy Brown, un agente immobiliare di Detroit. «Mentre stai facendo i lavori ti conviene pagare qualcuno che dorma in casa e faccia la guardia. E appena la villetta è sistemata bisogna fare il trasloco alla svelta. Questi non sono quartieri facili, la gente si arrangia come può, cerca di sopravvivere».
Tutto vero. Ammettiamo, però, che nonostante i vicini poco rassicuranti e nonostante la casa sia da rifare completamente, l’idea di un immobile da comprare a 300 euro sia comunque allettante. A questo punto il potenziale impavido acquirente deve considerare un terzo fattore: queste sono case pignorate e abbandonate da anni, per cui chi subentra deve accollarsi le tasse di proprietà anche degli anni precedenti in cui non sono state versate. Solo nel 2011, l’ultimo anno per il quale si dispone di dati, la contea di Wayne di cui Detroit fa parte, si è ritrovata un buco di 170 milioni di dollari per tasse immobiliari non pagate. Tornando al nostro ipotetico acquirente, i grattacapi non sono ancora finiti. Naturalmente deve anche sborsare la commissione all’agenzia immobiliare. E appena firma il contratto la casa viene automaticamente rivalutata, il che si traduce in un aumento delle tasse di proprietà.
A dispetto di tutti questi elementi che fanno pensare che queste case a 300 euro non siano per nulla un affare, ma più probabilmente una rogna, qualcuno può continuare a ritenere che siano un investimento. Specie se, come sperano questi inguaribili ottimisti, in futuro la zona verrà riqualificata.
«Campa cavallo», spiega Jada Hill, che di recente ha comprato con il marito una casa in una zona migliore a 80mila dollari (60mila euro). «In aree così malconce a meno che un mucchio di gente non arrivi tutta allo stesso tempo non si riqualifica un bel nulla. Ciò che deve scolpirsi in testa la gente è che le case non sono delle scommesse, sono dei posti in cui vivere. Finché la gente le compra per rivenderle e non pensa neanche lontanamente di metterci piede come diavolo si fa a rivitalizzare il quartiere?».
Dibattiti e polemiche di una città ufficialmente fallita qualche giorno fa e in forte crisi da decenni, strozzata da un debito che oggi sfiora i 19 miliardi di dollari, dove gli edifici abbandonati sono ben 78mila e dove gli immobili in svendita a prezzi da fine mercato sono migliaia. Si pensi che l’anno scorso all’annuale asta delle case pignorate della contea di Wayne ne sono state sbolognate 12mila, alcune delle quali al prezzo di partenza di 500 dollari (377 euro).
Di fronte a questi dati la domanda è sempre la stessa: come ha potuto Detroit arrivare a questo punto? Come ha spiegato a Linkiesta Thomas Sugrue, professore di Storia e Sociologia all’università della Pennsylvania autore di libri e saggi sul declino della Motor City, si è trattato di un mix di razzismo e cattiva gestione finanziaria.
«A cominciare dagli anni Cinquanta – dice Sugrue – i bianchi si sono trasferitinell’hinterland, e con loro si sono spostati anche i loro soldi. Le tensioni razziali latenti sono scoppiate sul finire degli anni ‘60, in particolare nel 1967, durante cinque giorni di scontri in cui persero la vita 43 persone: 33 neri e dieci bianchi. Dopo quei fatti la città si svuotò. Così Detroit città ha perso gran parte dei proventi delle tasse. Senza soldi in cassa è difficile ristrutturare scuole, strade, ponti».
Secondo Sugrue l’altro aspetto da considerare è che a partire dagli anni ‘80 il governo federale ha tagliato molto i fondi alle città. Le spese per le metropoli sono passate dal 12 al 3 per cento. «Per cui – continua Sugrue – città come Detroit, che già dovevano far fronte alla diminuzione delle entrate delle tasse perché la popolazione diminuiva si sono trovate in gravissima difficoltà. E invece di prendere decisioni dolorose per snellire il numero dei loro dipendenti hanno continuato a operare come se nulla fosse, sulla base del tornaconto elettorale di breve termine».
Una delle istantanee di questo disastro, a cui ha anche contribuito la grande recessione del 2008, sono queste case fantasma in vendita online a 300 euro o poco più. Sembrano affari, ma il rischio del classico bidone è reale.



http://www.linkiesta.it/it/article/2013/07/27/detroit-e-fallita-e-ora-le-case-si-vendono-a-300-euro/15426/

Già leggendo il necrologio di Henry Ford II – nipote di Henry, uno dei padri del capitalismo americano, morto di polmonite a 70 anni il 29 settembre 1987 – si scopre un uomo che aveva passato  la parte finale della vita a cercare di ricostruire la sua città in declino: dall’inizio degli anni Settanta aveva provato a rianimare l’economia locale, arrivando a realizzare sulle rive del Detroit River un mastodontico complesso di sette grattacieli inaugurato nel 1977, a cui aveva dato il nome di Renaissance Center.

Da allora sono passati circa quarant’anni, e la ripresa di Detroit è stata annunciata decine di volte. Eppure, nonostante i profeti della rinascita, le abitazioni hanno continuato a svuotarsi. In mezzo secolo la città ha visto fuggire due terzi della sua popolazione – quelli che potevano permettersi un trasferimento nei bianchi sobborghi benestanti – e nei quartieri derelitti sono rimasti quasi esclusivamente i disperati, per lo più afroamericani. Oggi la città trabocca di case in rovina prossime al crollo e di lotti abbandonati, ha infrastrutture scadenti e un sistema scolastico inadeguato, oltre a un altissimo tasso di criminalità.
Nonostante abbia sempre deluso le aspettative e sia arrivata due anni fa a dichiarare bancarotta, Detroit sta provando ancora a superare la sua reputazione decadente. Ricominciare non è facile, ma in città si respira la voglia di lasciarsi conquistare dall’epica tutta americana del derelitto che, dopo essere caduto, rinasce. Il centro, che a lungo aveva ricordato la desolazione delle immese praterie del Midwest, si sta rianimando, l’economia vede uno spiraglio appoggiandosi soprattutto sulle startup tecnologiche che attraggono giovani e sulle piccole imprese, nelle case si riaccendono le luci, grazie anche alla comunità creativa che a Detroit ha trovato un luogo economico dove poter vivere e lavorare.

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PENSIERI VELOCI / DURI A VIVERE
« il: Lun 27 Mar 2017 12:43:07* »


FISCAL COMPACT?

Piovono report , articoli, fondi, contro analisi ma tutte ad indicare che è impossibile mettere in esecuzione una delle peggiori politiche fiscali mondiali.
Inutile rifare le analisi, non possiamo mantenere il patto europeo così com’ è, ovvero dobbiamo obbligatoriamente disattenderlo. Manovre dell'ordine di 45/50 miliardi di euro in un solo anno per rientrare dal debito pubblico per 20 anni e portarlo al 60% del pil annuo è impossibile. Tutto il settore produttivo, non può trasferire questa massa di mezzi finanziari e non avere nessuna ripercussione negativa. Chi ha imposto questo meccanismo perverso con il fiscal compact mira ad affossare l'economia italiana. L'effetto della non ripresa è già evidente da tre anni a questa parte, ma il clou si avrà nel 2018, quando andrà in esecuzione reale l'applicazione del  fiscal compact.

 Quello che è intollerabile è il fatto della totale incapacità della classe politica di assumersi la responsabilità di infrangere il patto per l'Europa, perché a livello elettorale prenderebbe una batosta. Ecco perchè non fanno assolutamente nulla. Però poi vengono a gonfiarci di balle destra e sinistra , non solo, ma paventano pure nuove elezioni che costeranno altri 400 milioni di euro è Questo è lassismo e irresponsabilità allucinante. Quando un politico se ne viene e dice questo, dovrebbe dimettersi all'istante e non chiedere di essere nuovamente rieletto. Con nuove elezioni non cambierà assolutamente nulla, se continuano a starci loro sugli scanni. Con l'attuale classe politica i proventi della lotta all'evasione non potrà mai e poi mai essere restituita al contribuente, per abbassare le imposte che paga, se lo facessero ai fini del debito pubblico non cambia un fico secco, quindi levatevi dalla testa l'idea che i soldi recuperati vadano a beneficio di chi già paga. Chi controlla il bilancio pubblico se non incassa 90 miliardi sotto forma di minori imposte e li incassa altrettanto perché 90 miliardi in piè arrivano dalla evasione che teoricamente potrebbe anche essere azzerata con mezzi poderosi di controllo fiscale ( e lo faranno!! ) perché tutti pagano, il rientro sul debito è = a 0. L'Europa invece ci sta dicendo:< se recuperate 90 miliardi di evasione dovete prima rientrare dal debito e lo dovete fare per i prossimi 20 anni>. Quale politico o forza politica italiana avrà il coraggio di dire NO ! Ci manderanno un imbecille prima o poi o ce lo manderemo tutti noi, perché sarà costretto a dire no comunque. Allora perché questi farabutti attuali non lo fanno sin da ora che aspettare invece altri due anni che dissanguerà irrimediabilmente la nostra economia  Sapete cosa penso è Che l'attuale classe politica italiana è esattamente identica ai generali che comandavano l'esercito italiano prima della disfatta di Caporetto. Ci voleva un battaglia persa per cambiare i generali. Ci vorrà una nuova catastrofe economica per cambiare i vertici economici italiani, insomma non vedo alternative all'orizzonte. Prima andremo a sbattere e poi ci risolleveremo e forse potremmo rinascere ma tradiremo per la terza volta nella storia umana moderna. Lo faremo, il popolo italiano è il popolo che tradisce di piè sulla faccia della TERRA.
esiste un problema tecnico legale quasi insormontabile. Il fiscal compact è definito non  come un trattato europeo ma un trattato internazionale. Il punto piè grave e assurdo nello stesso tempo è che il recepire le norme del fiscal nella legge di stabilita, fa rientrare tutte le norme di delega fiscale nell'art 75 della costituzione che testualmente cita < è indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
 La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.>  questo significa che mentre il fiscal compact entra con norma rafforzata nella gestione per la delega fiscale, trasformandosi automaticamente in legge di bilancio e quindi di norme tributarie, non è soggetta a referendum. Questo implica che solo lo stesso potere legislativo che impone il fiscal compact può deliberare una legge che la contrasta, ovvero la maggioranza politica del senato e del parlamento e promulgata dal presidente della repubblica. In ogni altro sistema ci sarebbe l'inammissibilità costituzionale della legge che contrasti con il fiscal compact!


leggendo questa fonte http://www.pagina99.it/2017/02/27/fiscal-compact-ovvero-come-far-crescere-il-debito-ue/

che è integralmente riportata per verificare la lucida follia di pesci ( o squali )  rinchiusi in barili avvelenati che lasciano sgomenti

<Governi e Commissione di Bruxelles possono revisionarlo nei prossimi mesi, modifiche che scatterebbero dal 2018 con l’inserimento definitivo nei trattati della Ue. Perché finora in quei trattati il Fiscal compact non c’è. Ma di che si tratta? Al centro c’è l’obbligo di ridurre ogni anno il debito pubblico di un ventesimo della parte che eccede il 60% del Pil. Una tagliola che si aggiunge alla regola di non superare il 3% di deficit, anzi di azzerarlo in tempi rapidi. Azzeramento che per l’Italia non è la parità perfetta ma, tenuto conto di altri fattori, lo 0,5% di disavanzo strutturale.
Significa che il debito, oggi oltre il 133% del Pil e in cifra assoluta di 2.217 miliardi, dovrà essere tagliato di circa il 65% dall’anno prossimo, una cifra insostenibile? No, vuol dire che dovrà scendere di 3,6 punti in rapporto al Pil. Se questo aumentasse dell’1,5% (traguardo lontano per l’Italia, ma meno della crescita media europea), con un altro 1,5 di avanzo primario al netto degli interessi sarebbe “sufficiente” un taglio di 5-6 decimali. Otto miliardi. Che scenderebbero negli anni successivi.
Il problema è che, con le elezioni in arrivo, Pier Carlo Padoan ha già difficoltà a far digerire una correzione di 3,4 miliardi. Ancora: quest’anno vanno al voto francesi e tedeschi, con esito incerto soprattutto per la Francia. Se non vincerà Marine Le Pen (in questo caso tutti questi discorsi finiranno nel cestino assieme all’euro) è importante capire se il titolare dell’Eliseo sarà l’ex socialista Emmanuel Macron, più vicino alla linea anti-austerity renziana, o il post-gollista François Fillon, pronto a rinnovare l’asse con Angela Merkel.
Gli ultimi sondaggi Opinionlab danno Macron in discesa, appaiato a Fillon ammaccato ma vivo. Per l’Italia la vittoria di Fillon restringerebbe i margini di trattativa sul Fiscal compact, che pure esisterebbero: l’accordo infatti prevedeva anche di favorire investimenti e occupazione. Mentre a fine anno scade il Quantitative easing della Bce, e benché Mario Draghi ipotizzi acquisti selettivi in pratica Btp italiani e Oat francesi, il nostro debito diverrà più caro, le manovre di bilancio più complicate.
«È sconcertante come da noi se ne parli poco, se non per la campagna anti-euro di grillini e leghisti», dice a pagina99 un importante banchiere italiano. «Eppure le maggiori operazioni finanziarie iniziano a prevedere clausole contro il rischio di disgregazione dell’euro». L’aumento di capitale da 13 miliardi di Unicredit mette in guardia dall’eventualità che «uno o più Paesi nella moneta unica indicano referendum per adottare valute alternative». E la variabile “eurexit” è prevista anche nell’offerta per ora informale della francese Psa per acquisire la Opel dalla General Motors: la trattativa è prevista in dollari, non in euro.
Qualche cifra quantifica il rischio-Italia: «Si parla di un 15-20% di possibilità di uscita dall’euro», dice il nostro interlocutore. «Ma non dimentichiamo i pronostici ottimistici sbagliati, dalla Brexit in poi». Dunque le possibilità di ammorbidire il Fiscal compact non sono molte. Eppure il patto è stato finora un insuccesso: il debito medio dell’eurozona è passato dall’89% del 2012 al 90,1% del 2016.
La Francia dal 90,6 a quasi il 100%. La Spagna dall’86 al 100,9%. Rispetto al 2007, ultimo anno pre-crisi, il debito spagnolo è aumentato di 183 punti, quello francese di 52, quello italiano di 33. Solo in Germania il debito è calato fin quasi al 60%. Le critiche degli economisti keynesiami come Kenneth Arrow e Robert Solow, e quelle ancora più nette di Thomas Piketty, restano fondate. Ma agitarsi a vuoto può presentare all’Italia un conto ancora più salato.
Un rapporto di Mediobanca Securities che per il titolo “Il rischio ridenominazione in altra valuta del debito italiano si riduce nel tempo” è stato strumentalizzato da grillini, leghisti e dintorni, snocciola alcune cifre. Innanzi tutto il “rischio si riduce” ma non per gli italiani perché dal 2013 i Btp contengono la Clausola di azione collettiva (Cac) che consente ai creditori, se superano il 25% del totale, di rivalersi contro il Tesoro.
I titoli vincolati dai Cac ammontano a 902 miliardi; il Tesoro potrà non riconvertirli, poniamo, in lire, pagandone però capitale e cedole con un aggravio del 30-40% per la svalutazione. Poi ci sono i 210 miliardi comprati dalla Bce attraverso la Banca d’Italia. E i derivati contratti da banche ed enti per assicurarsi sui Btp, soggetti al diritto inglese, con obbligo di rimborso immediato: perdite secche di 37 miliardi. Stessa cosa per i titoli in valuta estera, 48 miliardi. Tirando le somme, si ( fonte mediobanca )  stima un conto di 280 miliardi solo per il Tesoro.
Draghi dice che l’euro «è irreversibile». Non si può uscirne, neppure a suon di referendum. Questo però finché la moneta unica regge. Per questo il Fiscal compact è stato finora uno strumento nelle mani della Germania che ha meno da perdere anche in caso di morte dell’euro. >



I Paesi indebitati e recidivi, Italia in testa, per rinegoziarlo hanno una sola via, cominciare a ridurre il debito?

Chiunque abbia scritto questa frase è un pazzo da rinchiudere. Perchè?

lo stato prenderebbe soldi da chi non li ha ( e non li ha mai avuti creandoli dal niente ) e in cambio paga interessi, con gli interessi chi non ha soldi, compra altri titoli e prende altri interessi.
Dal 1982 ad oggi ci chiediamo del debito schizzato alle stelle? Con una media di 60 miliardi in valore attuale per 35 anni siamo da 2100 sino a 3000 miliardi passati dalle casse dello stato alle casse delle banche e ci troviamo a 2250 miliardi di debito ( gennaio 2017 ).
Un grandioso affare....... ma non  è stato solo quello italiano   a mettere in atto questo sfracello, dato che nel mondo esiste un debito pubblico globale pari ad oltre 44.000 miliardi di dollari.

In cifre 44.000.000.000.000. Ma il fatto fantastico è che la nazione più indebitata sulla faccia della terra sono gli USA con 14.508.000.000.000 $ e corrisponderebbe alla più grande potenza economica mondiale?

Oppure che la Germania finanziando con 400 miliardi di euro ( e nessuno la butta fuori dalla UE ) le sue ultra fallite banche osano andare a finanziare i titoli del debito delle altre nazioni? ma non basta e gli stati uniti stampano soldi virtuali e comprano i titoli del debito di altri stati ancora, fra cui quelli di tutti gli stati europei.

Solo UNO ha tentato nella storia moderna di mettere in atto la stessa cosa  e fu ADOLF HITLER.
CHE SI CHIAMI CON UN ALTRO NOME UN SUO INDEGNO DISCENDENTE, FORSE DEVE FAR RIFLETTERE E DEVE PORTARCI A PRENDERE UNA SOLA DECISIONE: FUORI DALLA EUROPA
Luigi Intorcia
 

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PENSIERI VELOCI / SIAMO TRUFFATI NON DEI FALLITI
« il: Gio 23 Mar 2017 15:32:07* »
Un muro nero si sta avvicinando a tantissimi disoccupati soprattutto giovani a velocità pazzesca. Una generazione sta scomparendo e quella successiva fatta da 50 enni, è completamente tagliata fuori dallo stato sociale. Non avrà niente e non avranno nulla i figli, questi ragazzi  sono condannati ad un sistema di impoverimento che non farà  prigionieri. Un sistema che obbliga a far stare a casa il 70% dei nostri giovani, senza lavoro,  significa triplicare all'istante l'indigenza assoluta.
PER CUI IL PROBLEMA DA RISOLVERE IMMEDIATAMENTE E' IL LAVORO, LA PRODUZIONE E I STRAMALEDETTI REDDITI


Tutti i cittadini, hanno  firmato tantissimi  patti SOCIALI  con lo stato,  fra cui quello della  contribuzione obbligatoria   e questo disastrato STATO, attraverso leggi incostituzionali messe giù da una classe dirigente, la peggiore mai avuta dall'Italia dal dopo guerra ad oggi,  li hanno  violati sistematicamente uno ad uno in uno stillicidio che dura da 5 anni, scalone contributivo  esodati e porcate varie, pagate con lacrime e sangue vero da parte di ogni cittadino di questa nazione, per garantire pensioni d'oro a pochi privilegiati, gli stessi, che seduti sullo scranno a non fare letteralmente NIENTE, ci stanno annientando.
Quando la pressione contributiva arriva a coprire una media del 40 % ante imposte del reddito, io cittadino a te stato ho pagato anche la reversibilità al superstite, chiunque esso sia lo sapevo prima e lo so dopo, come lo sa prima chi ti imberta montanti assurdi di reddito e poi con una legge te li toglie.

Dal  momento che tu stato, non garantisci più la prestazione, che 'ORA' ti sto lautamente pagando, significa che i contributi al 40% sono una bestemmia. Da semplici calcoli una pensione di reversibilità, incide per poco più del 15% dell'intero montante contributivo, ma per garantirselo un cittadino, è obbligato a versare 35 anni di contributi!!  Con il cavolo che lo stato rinuncia al 40 % del reddito! Mentre la reversibilità sarà una pia illusione  per gli sciagurati che avranno una casa e poco più della miseria che  è come una  condanna a morte definitiva. Questa non è una   illusione,  ma una tragica realtà.......  Ecco perchè è anche una immane porcata
Pensione di reversibilità: che cos’è, chi ne ha diritto, come si richiede.
La pensione di reversibilità, o pensione ai superstiti, è una prestazione che viene riconosciuta ai familiari dell’assicurato (iscritto a una gestione previdenziale) defunto, che può essere lavoratore o pensionato: in particolare, parliamo di pensione di reversibilità se l’assicurato era già pensionato e di pensione indiretta se l’assicurato lavorava ancora. Questo trattamento economico viene erogato dall’Inps e varia a seconda del grado di parentela col defunto del superstite avente diritto e del suo reddito.

l'approfondimento era qui lo scorso anno: http://www.democraziainmovimento.org/forum/index.php?topic=1820.0

NORMATIVA, MA FATE ATTENZIONE A COME SI PERDE.........

Pensione di reversibilità: chi ne ha diritto

Il trattamento spetta:

al coniuge (anche se è separato o divorziato, in quest’ultimo caso se titolare di un assegno di mantenimento) fino a un determinato limite di reddito; il componente dell’unione civile è equiparato al coniuge;
ai figli (sino a 26 anni se studenti universitari, sino a 21 anni, se studenti delle superiori, altrimenti sino alla maggiore età), o senza limiti se inabili e cioè con problemi fisici o mentali tanto da trovarsi nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa;
ai nipoti minori, anche se non formalmente affidati, solo se siano a carico degli ascendenti (quindi nonno o nonna) alla data della morte;
ai genitori over 65 senza pensione;
ai fratelli ed alle sorelle inabili.
Perché possa essere erogata la reversibilità, è necessaria la vivenza a carico del defunto: la vivenza a carico è presunta per i figli minori, mentre deve essere provata per gli altri familiari.


 
Pensione di reversibilità: a quanto ammonta

La pensione di reversibilità, per le gestioni facenti capo all’Inps, è liquidata in base a determinate percentuali applicate alla pensione spettante all’assicurato:

coniuge (o componente dell’unione civile) solo: 60%;
coniuge (o componente dell’unione civile) ed un figlio: 80%;
coniuge (o componente dell’unione civile) e due o più figli: 100%;
un figlio: 70%;
due figli: 80%;
tre o più figli: 100%;
un genitore: 15%;
due genitori: 30%;
un fratello o una sorella: 15%;
due fratelli o sorelle: 30%;
tre fratelli o sorelle: 45%;
quattro fratelli o sorelle: 60%;
cinque fratelli o sorelle: 75%;
sei fratelli o sorelle: 90%;
sette o più fratelli o sorelle: 100%.
La pensione, poi, può essere ridotta se il beneficiario supera determinati limiti di reddito:

reddito superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld), calcolato in misura pari a 13 volte l’importo in vigore al primo gennaio: in questo caso, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 75%;
reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo Fpld: in questo caso, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 60%;
reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo Fpld: in questo caso, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 50%.
In pratica, la pensione è ridotta, a seconda dei casi, del 25%, del 40%, o del 50%, se il reddito del beneficiario supera, rispettivamente, 19.573,71 euro, 26.098,28 euro, 32.622,85 euro, per l’anno 2017.


 
I limiti al cumulo dei redditi non devono essere applicati se chi percepisce la pensione fa parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili. Inoltre, il trattamento proveniente dal cumulo dei redditi con la pensione ridotta non può essere inferiore a quello spettante, se il reddito risulta pari al limite massimo della fascia precedente a quella in cui si colloca il reddito posseduto.

Bisogna ricordare, poi, che la pensione di reversibilità è integrabile al minimo, se non si superano i limiti di reddito (per conoscerei limiti di reddito: Integrazione al minimo, quando non è dovuta?).

Pensione di reversibilità: come si richiede

Se la gestione presso cui il pensionato era assicurato fa capo all’Inps (ad esempio fondo pensione lavoratore dipendenti, gestione artigiani o commercianti, gestione separata), è possibile inviare la domanda tramite il sito dell’istituto, attraverso la pagina servizi per il cittadino, sezione “domanda di prestazioni previdenziali”: pensione, ricostituzione, ratei maturati”. Attraverso questa funzione, tra l’altro, si possono richiedere anche i ratei di pensione maturati e non riscossi dal defunto.

Per compilare la domanda di reversibilità online, è necessario essere in possesso del codice Pin dell’Inps o dell’identità unica digitale Spid. In caso contrario, ci si può rivolgere a un patronato.

Affinché la domanda sia completa bisogna allegare una serie di certificazioni indispensabili: certificato di morte, di matrimonio e stato di famiglia alla data del decesso (tutte e tre attraverso un’autocertificazione); attestazione che non siano in corso sentenze di separazione con addebito e di non avvenuto nuovo matrimonio; dichiarazione sul diritto alle detrazioni d’imposta; dichiarazione reddituale.


 
Pensione di reversibilità: quando può terminare?

L’erogazione di tale trattamento non dura per sempre, in quanto il diritto alla pensione per i superstiti può finire in questi casi:

il coniuge si risposa;
i figli vengono meno allo stato di inabilità;
i figli universitari terminano o interrompono gli studi;
i figli universitari compiono il 26esimo anno di età;
i figli studenti (non universitari) compiono il 21esimo anno di età;
i figli non studenti diventano maggiorenni;
i genitori iniziano a percepire un’altra pensione;
i fratelli celibi e le sorelle nubili si sposano o percepiscono un’altra pensione;
i nipoti minori, equiparati ai figli, si trovano nelle medesime condizioni dei figli per cui è prevista la cessazione del diritto alla pensione.

IL MURO E' IN AVVICINAMENTO INESORABILE E UNA VALANGA DI SOGGETTI INDIGENTI, IRROMPE A RITMI INCALZANTI , CHE ADOMBRA LA DEFINITIVA CERTEZZA CHE LO STATO SOCIALE SIA DEFINITIVAMENTE TRAMONTATO.
ENTRO 4 ANNI I POVERI ASSOLUTI PASSERANNO DA 5,5 A OLTRE 10 MILIONI DI CITTADINI.

QUESTA EMERGENZA NON ASPETTA NE' I SERMONI SULLA COSTITUZIONE, NE ATTUATORI DEI PIFFERI E DEI CIUFOLI INSIEME, NON ASPETTA CHE SI FACCIANO ASSEMBLEE INUTILI FRA CAPI E CAPETTI, NON ASPETTA, CHE  LA SINISTRA SIA PIU' SINISTRA E LA DESTRA SIA PIU' A DESTRA, NON ASPETTA L'ORDITO CAPITALISTA, NON ASPETTA IL COMPIMENTO DI MEGA AFFARI DELLE MULTINAZIONALI, NON ASPETTA  CHE SPARISCA LA CORRUZIONE, NON ASPETTA CHE GLI AEREI TORNINO A VOLARE, NON ASPETTA CHE I MANAGERS  SIANO TOCCATI DAL SEGNO DIVINO DI NON RUBARE INGAGGI DA VIAGGI SU MARTE ANDATA E RITORNO  E FACCIANO IL LORO DOVERE E  NON ASPETTA CHE LE IDEOLOGIE DI CUI SONO IMBEVUTI TROPPI IMBECILLI,  FINISCA ALL'ISTANTE.

IMBECILLI,  CHE INVECE DI RIMBOCCARSI LE MANICHE,  ULULANO ALLE LUNE 24 ORE SU 24,  NON ASPETTA CHE LA PIANTINO CON PROBLEMI ESISTENZIALI  E INFINE NON ASPETTA CHE SI ACCUSI CHE SIA NAZIONALISTICO PROTEGGERE I CITTADINI.

TUTTI QUESTI  SOGGETTI, CHE HANNO NELLA LORO CORDA IL FAR ASPETTARE A RAGIONE O A RAGIONE, IN QUANTO IL TORTO LO HANNO E BASTA,  SONO LA PARTE PESANTE DEL PROBLEMA E MAI DELLE SOLUZIONI, CHE NON ARRIVERANNO MAI.
BISOGNA LASCIARE SPAZIO AI VERI DECISORI,  SPERANDO CHE NON SIANO DEI PAZZOIDI E  ABBIANO IL CORAGGIO DI OSARE DOVE  DIO NON VUOLE PIU' OSARE PER SCONGIURARE ULTERIORI DRAMMATICHE LOTTE LE CUI CONSEGUENZE NEFASTE SONO INCALCOLABILI. 
Luigi Intorcia 

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PENSIERI VELOCI / Se resta, resta! Ma non sparisce
« il: Lun 20 Mar 2017 12:50:22* »



Le tabelle sull'evasione fiscale italiana in termini di volume annuo ci parla di una costante pari a oltre 500 miliardi in un anno ( 537 NEL 2013 fonte banca d'Italia )  da cui il volume di interscambio non genera gettito.


Tenendo conto che il valore è costante e attualizzandolo da almeno 69 anni nella stessa misura pari a  500 miliardi di euro, siamo a un valore corrente  attualizzato pari a  34.500 miliardi di euro spariti o eclissati  dal 1948 ad oggi?.

Questo implica che fuori dall'Italia esisterebbe  una ricchezza evasa pari a tre volte il valore totale corrente di tutta l'Italia, incluso tutto il valore delle opere d'arte.

Sui libri di storia l'evasione fiscale è un problema che è presente da sempre, da millenni. Nell'antica Grecia Dracone descrive molto bene il fenomeno e istituì le COLONIE TRIBUTARIE nel 660 a.c.

La grandezza del numero e della assurdità che ne consegue DEVE FAR RIFLETTERE TUTTI QUANTI INDISTINTAMENTE.

In una analisi successiva molto più grave, che indica come assurda quella ipotesi ci sono due evidenze:

1) molta evasione sarebbe reinvestita e quindi produce imposte comunque; ( perchè nessuno ne parla?)
2) avanzo primario del 2016 composto da un risparmio di 14 miliardi sugli oneri finanziari e l'aumento del pil che ha determinato un sopravanzo doppio rispetto al preventivato.
I conti non tornano con + 133 miliardi di gettiti contributivi e gettiti fiscali, netti evasi,   in quanto abnormemente sballanti nei valori di calcolo delle imposte.

Orbene, diciamo tutti che esiste? Quanto sia vero questo assunto, se è IMPOSSIBILE?

Ma perchè il mef non dichiara che sono stati polverizzati oltre 600 miliardi di pil in 7 anni?
Parliamo di quasi 85 miliardi di euro in media  che equivalgono a  17 volte il gettito totale tasi sulla prima casa, che secondo le stime è stato sottratto al consumo per quasi il 90% di esso?
la deviazione su consumo invece deriva dalla sparizione del reddito che è stato imbertato dallo stato, in più aumentando la pressione fiscale a livelli insopportabili. Quindi la forchetta deriva da più gettito fiscale e deviazione dal consumo.

E' chiaro l'ordine di grandezza?

Si conclude che è sparito completamente tutto il pil pari a 25% di esso 'reale' e che il pil italiano reale è quello effettivo e non esiste un pil aggiuntivo sommerso se non per polvere, per quanto fastidiosa sia, ma ben 10 volte inferiore che si rapporta perfettamente   ai  19 o 20 miliardi recuperati dalla lotta ai fantasmi.

Se questo è vero, il gettito evaso essendo 10 volte in meno determina l'inesistenza di evasione a questi  volumi assurdi, come indicato e  presuppone  che   siamo difronte ad uno dei disastri economici più gravi della storia italiana.

Lo specchio reale?

17 milioni di indigenti di cui 5,5 milioni di cittadini assoluti il 60% di disoccupazione giovanile reale e 14 % di disoccupazione reale.

Pertanto è la realtà che vale, non le pie valutazioni fatte da giocolieri dei pallottolieri strapagati e che stanno al disotto dell'intelligenza  di  buona classe di bambini modello, di un qualsiasi asilo nido in Italia i cui calcoli sarebbero molto più esatti.
Tutto il ragionamento, diventa devastante,  in relazione alla perdita di posti di lavoro, che è un fiume di sangue e disperazione che ha colpito milioni di lavoratori di cui molti hanno messo fine alla loro esistenza suicidandosi.
La riflessione è obbligatoria.
Luigi Intorcia



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PENSIERI VELOCI / IL CALCINCULO
« il: Sab 18 Mar 2017 20:01:30* »
Allo sciocchino, sprovveduto,  sembrerebbe una parolaccia, più o meno volgare e vabbè.

Ma il calcinculo esiste davvero. E' una giostra tipo centrifuga,  munita di catenelle, dove si appendono delle seggiole dove il giostrato  stando seduto, dovrebbe colpire chi sta davanti a lui con un colpo del piede  e che naturalmente, punterebbe alle terga di chi lo precede.
nella immagine...eloquentemente, si nota il detto meccanismo


In realtà, il calcinculo rappresenta molto più gravemente,  quello che in queste ore si sta compiendo, ovvero le nomine e le conferme dei managers  pubblici o para_ pubblici_para_ culi,  messi a capo per strepitosi meriti, eccelsi e specchiati dalla  trasparenza e  sempre i nobili dal sangue blu dell'alta finanza, osannati come esseri davvero  molto speciali,  nelle principali aziende partecipate dello stato.
Se i nomi precedono i meriti o i meriti precedono i nomi, scegliete voi, quello che risulta alla fine, è che mentre nei partiti si assiste alla pagliacciata della  rottamazione, in un altro partito padronale,  i cittadini votano convinti  in un sistema truffa on line  e il capo dice dopo una mezz'oretta, che tutti si sono sbagliati a votare, il prescelto 'nun sadda fare', in quanto non gradito,  in un altro ancora  cambiano i nomi di micro agglomerati  scambiati per non partiti, ( alcuni li cambiano il nome anche in corso di anno ) perchè porta tremenda sfiga costituire partiti di questi tempi, altri ancora sparlano di attuare le costituzioni, in quanto sanno 'attuarle' meglio rispetto a come facevano prima,  con degenerati dalle elucubrazioni  di pluri trombati dal parlamento e senato ( rottamati  che non si rassegnano ).
La singolarità,  è che invece  nelle nomine delle gestioni delle imprese pubbliche, assistiamo inebetiti   alle grandi restaurazioni dei sacri imperi e delle dinastie da principi  azzurri,  alle ingessature o più semplicemente al tentativo che va sempre a buon fine,  di incrementare la vendite per le  fabbriche delle colle,  con cui si incollano i sudici  culi rattrappiti,  di alcuni loschi personaggi sulle stesse sedie che sono  sistematicamente scambiate, ma sono sistematicamente le stesse terga,  che le accolgono schifate.
Se le sedie potessero parlare............ci farebbero sconvogere, nell'urlare la loro indignazione! 
Personaggi, che sono trattati come quei giocatori di calcio, che senza aver giocato la partita, o meglio avendole giocate malissimo tutte quelle precedenti,  si strapagano pure per giocare  le prossime?

In rapida successione..........quello che aveva in gestione l' Alitalia alcuni giorni fa, accorgendosene dopo un anno o due  che accumulava una media di  milione di euro di perdite al giorno, risolve facilmente  la faccenda mettendo in licenziamento coattivo altri 2.000 dipendenti, idem per poste ( licenziamenti di esuberi) , idem per Finmeccanica ( licenziamenti per esuberi ), Trenitalia licenziamento per esuberi, Eni ( licenziamenti per esuberi) e di tutte le altre consorelle della sfortuna, stesso modus operandi.

Alla fine, queste aziende, che sono portate a livelli di esasperazione nella cattiva gestione sistematica  , di questo passo, fatalmente,  saranno completamente svuotate, spolpate e poi cedute al prezzo più basso.
Operazione sistemica invalsa dai primi anni ottanta e che  CONTINUA IMPERTERRITA DI ANNO IN ANNO!

Ma questi managers per chi lavorano, per come lavorano, per dove lavorano e gli interessi di chi fanno?

Ebbene negli ultimi 15 anni dove sono stati hanno eliminato lavoratori perchè costavano troppo, di converso, hanno creato un danno per miliardi e miliardi di euro a tutta la comunità  che deve foraggiare con il ricorso al finanziamento pubblico non per l'investimento ma per pareggiare perdite  con tasse che vanno a loro volta ad ingrassare le banche in un effetto concatenato semplicemente pazzesco.

Il sistema Italia è senza alcun futuro, ma il milione e mezzo all'anno a questa feccia gli viene garantito lo stesso.

Pazzia nella pazzia nel premiare pochi cialtroni, regalando privilegi a vita.

Peggio di così.......? Che qualcuno definisca il peggio.

Luigi Intorcia

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PENSIERI VELOCI / MONETADOTTO ( termine registrato )
« il: Sab 11 Mar 2017 00:40:23* »
Ebbene si, un autore a caso di Democrazia in Movimento nel mese di marzo del 2017, certo tal Luigi Intorcia coniò un nuovo termine il

M O N E T A D O T T O


LUIGI INTORCIA
( E NON COPIATELO )!!

14
Pensieri quotidiani / QUALCHE EROE LIBERALE ESISTE
« il: Sab 25 Feb 2017 13:02:24* »
SOLERI, UN LIBERALE AUTENTICO

 

Marcello Soleri è stato uno dei grandi liberali della nostra storia.

Soleri, grande liberale, quando ancora i liberali servivano lo Stato per dovere e con passione.


Voleva far arrestare Mussolini dall’esercito, ma il Re
glielo impedì. Però, con Einaudi, riuscì a salvare la lira.

Marcello Soleri (foto giovanile 1920-21)Nato a Cuneo il 28 maggio 1882, avvocato, sindaco di Cuneo nel 1912-13, Marcello Soleri fu deputato dal 1913 al 1928. Volontario nella Grande Guerra, ferito e decorato di medaglia d’argento al Valor Militare, nominato sul campo capitano degli Alpini per meriti di guerra, fu tra i pochi deputati a partire per il fronte, pur essendo contrario all’ingresso dell’Italia in guerra, in quanto seguace di Giolitti. Nell'immediato dopoguerra sottosegretario alla Marina, commissario agli approvvigionamenti nel 1920-1921, ministro delle Finanze nel 1921-22 e ministro della Guerra nel 1922 durante i giorni della “marcia su Roma”. Oppositore nettissimo del fascismo (aveva predisposto un decreto per proclamare lo stato d’assedio della Capitale e fermare manu militari la presa del potere da parte di Mussolini, che il re Vittorio Emanuele III si rifiutò di firmare), combatté nelle aule parlamentari il nascente regime, rifiutando l’Aventino che finì di spianare la strada a Mussolini, malgrado il delitto Matteotti avesse sfregiato la sua figura politica e morale.

Decaduto da deputato nel 1928, tornò alla professione forense per vent’anni, mantenendo i contatti con l’antifascismo, in particolare con quello liberale, a partire dalla lunga frequentazione con Benedetto Croce che prediligeva il Piemonte per le sue vacanze. A Pollone, dove il filosofo trascorreva l’estate, Soleri era uno degli ospiti fissi, come dimostrano anche le fotografie un po’ narcisiste scattate da Franco Antonicelli che, pur giovane, voleva apparire nel gruppo raccolto attorno a Croce. Nel 1943, in un drammatico colloquio con il re Vittorio Emanuele III, cercò di sollecitare il Sovrano a un’iniziativa politica che salvasse l’Italia dalla tragedia della guerra perduta e da un regime ormai in sfacelo. Subito dopo il 25 luglio di quello stesso anno si pose al servizio del Paese, anche se dovette attendere la liberazione di Roma nel giugno del 1944 per entrare nel governo presieduto da Ivanoe Bonomi nel delicatissimo dicastero del Tesoro che mantenne fino alla sua morte immatura, avvenuta il 23 luglio 1945, quando la sua politica stava salvando la lira, uscita distrutta dalla guerra, dai lunghi mesi della Rsi, sostenuta dai tedeschi, e dalla stessa occupazione-liberazione delle truppe Alleate. Morì a 62 anni, quando aveva appena ripreso un’attività politica di grande rilievo dopo la parentesi ventennale del regime fascista con cui non venne a nessun compromesso. La morte precoce stroncò una seconda volta la sua carriera politica in modo irrimediabile.

Si parlava negli anni ’44-45 della classe dirigente prefascista, delle sue responsabilità, dei suoi errori e delle sue debolezze nei confronti del fascismo e si ritenne da parte di molti di privilegiare gli esponenti dell’antifascismo, dell’esilio o della clandestinità, archiviando gli uomini che avevano governato in precedenza. Lo stesso Soleri si sentiva «il più giovane tra i vecchi e il più vecchio tra i giovani» in quanto la sua figura politica non poteva essere accomunata sic et simpliciter con il prefascismo, anche se la sua iniziale carriera politica avvenne all’ombra di Giovanni Giolitti di cui Soleri divenne il braccio destro, trascinando lo stesso vecchio statista a non cadere nella trappola dell’Aventino, ma a combattere l’ultima battaglia contro il fascismo ormai regime nell’aula di Montecitorio.

Oltre alla morte - proprio in un momento in cui avrebbe potuto dare un grande contributo alla ricostruzione del Paese - uno dei motivi per cui la sua figura è stata in qualche modo non adeguatamente considerata da parte della storiografia anche di orientamento liberale, è stato il fatto di essere accomunata in modo improvvido e storicamente sbagliato a Giolitti in quello che, non senza ragioni, venne definito il «giolittismo»: una pagina importante della storia italiana del Novecento, ma sicuramente non priva di errori e di disinvolture assai poco democratiche, come dimostrò Gaetano Salvemini che giunse a definire “ministro della malavita” l’uomo di Dronero. Un clamoroso errore si può cogliere, ad esempio, in uno dei maggiori storici che si sia dedicato al liberalismo, Antonio Cardini, quando giunge a scrivere di «destra di Bonomi e Soleri», ignorando a un tempo le origini socialiste del primo e l’impegno sociale e liberaldemocratico del secondo, aperto naturaliter a un rapporto con i socialisti riformisti. Nessuno ha invece rimarcato come Soleri si sia rivelato costantemente estraneo a quella spregiudicatezza ed anche a quel pragmatismo che dominarono l’età giolittiana fustigata forse troppo severamente dal giovane Gobetti non senza fondamento.

Questa è la vera chiave di lettura che, a  meno di 72 anni dalla morte, va adottata: Soleri va distinto dal giolittisimo originario. Il tentativo di occultarlo, considerandolo un giolittiano, è un grossolano errore storiografico, oltre che un tentativo goffo di sminuirne la statura politica. Soleri rivelò sempre una dirittura morale assoluta e coltivò una cultura di cui è manifestazione, ad esempio, la sua attività di giornalista a cui venne offerta, in un momento drammatico dell’Italia nel luglio 1943, la direzione del quotidiano La Stampa che rifiutò a favore di Filippo Burzio. Dopo l’8 settembre parlò al popolo torinese e agli operai davanti alla Cittadella, invitando alla resistenza contro i tedeschi. Dopo la caduta di Mussolini il vero leader del liberalismo italiano divenne naturaliter Marcello Soleri perché nessuno come lui aveva l’autorevolezza politica e la coerenza morale di vent’anni di opposizione al regime. Croce era ormai troppo anziano e Luigi Einaudi era conosciuto come tecnico dell’economia e non come uomo politico. In condizioni di tenere in mano il testimone del liberalismo politico italiano c’era solo Marcello Soleri. Va detto che molti liberali finirono per compromettersi con il regime fascista soprattutto negli anni che Renzo De Felice definì del «consenso». Soleri ebbe la dignità di tornare a fare l’avvocato – professione che aveva sospeso quand'era al governo, anche in questo caso dimostrando uno stile di vita ineccepibile – senza con ciò estraniarsi e chiudersi in un silenzio che avrebbe potuto significare tacito consenso al regime imperante.

Dopo il crollo del regime fascista, fu insieme a Croce tra gli autorevoli fondatori del nuovo partito liberale, anche se la sua presenza non è stata storicamente riconosciuta. L’oblìo nei confronti dello statista di Cuneo, più o meno inconsapevole, durò nel corso degli anni perché lo stesso partito liberale, se escludiamo qualche commemorazione di rito, quasi esclusivamente in Piemonte, non seppe (o non volle) appropriarsi dell’insegnamento politico e morale del Nostro. Un leader del partito liberale degli anni ’80 del secolo scorso, scrisse un bel «ritratto di famiglia del Piemonte liberale», limitandosi a Cavour, Giolitti ed Einaudi, trascurando Soleri, cui sarebbe spettato invece un posto di primissimo piano. Tutta la storia di Soleri e della sua stessa famiglia (il padre fu coraggiosamente socialista deamicisiano in momenti nei quali anche solo dichiararsi tali poteva costare il carcere) rivela un’attenzione al problema sociale e alla tutela del lavoro che resta una costante dell’opera di statista, senza mai guardare a Gobetti che nelle Memorie non viene mai citato. Nel contempo Soleri – osservò Manlio Brosio – «aveva il senso vivo della continuità necessaria all’idea liberale; […] si considerava volentieri come una figura che avesse legami col passato e con l’avvenire, e ne rappresentasse il collegamento». Continua ancora Brosio: «Egli ben sapeva che il liberalismo è tradizione storica ed è continuo rinnovamento, e che un partito che non si riallacciasse alle tradizioni del Risorgimento e del primo Novecento, e non cercasse di riallacciare i fili della continuità storica dopo il Ventennio 8192040, non avrebbe avuto ragione autonoma di esistere». Ancora Brosio evidenzia «lo spirito profondamente democratico (di Soleri)» che «sentiva i principii liberali, ma li arricchiva continuamente di contenuto economico e di esigenze sociali».

Soleri muore prima che il nuovo Partito liberale, già drammaticamente frammentato in correnti, si riveli una delusione che avrà la prima, nefasta ricaduta sul numero di liberali eletti all’Assemblea Costituente il 2 giugno 1946. Il nuovo Partito liberale, se si eccettua una discreta presenza in Piemonte (pensiamo alle figure di Bruno Villabruna, del più giovane Brosio e dell’allora liberale Franco Antonicelli, presidente del CLN piemontese, destinato a scelte molto lontane da quelle originarie, di Vittorio Badini Confalonieri e di Gaetano Zini Lamberti), si radicò soprattutto nel Sud e divenne una costellazione di vecchie clientele che impedirono di fatto la creazione di un partito idoneo ad affrontare il dopoguerra. La guida morale del partito da parte di Benedetto Croce, malgrado l’altissimo prestigio dell’uomo, non fu sufficiente a creare una classe dirigente liberale idonea: pensiamo che i più stretti collaboratori di Croce, da Guido de Ruggiero ad Adolfo Omodeo e persino alcuni dei suoi strettissimi famigliari, presero la tessera del Partito d’azione, anziché quella del partito presieduto dal filosofo. Chi avrebbe potuto esercitare il ruolo di autentico leader liberale sarebbe stato unicamente Soleri, se la sorte glielo avesse consentito. Luigi Einaudi, già senatore del Regno, divenuto governatore della Banca d’Italia con Soleri ministro del Tesoro, per la sua figura di studioso e di tecnico, più che di politico, poteva contribuire alla diffusione dell’idea liberale con i suoi scritti, ma certamente mancava del carisma politico necessario per guidare un partito che navigava nelle acque difficili del dopo-guerra nelle quali emergevano, con la pretesa di essere egemoni, i partiti di ispirazione marxista e di ispirazione cattolica.

Il F..s.c.i.s.m.o. prima e la Resistenza poi avevano creato una cesura tra passato e presente che poteva apparire incolmabile, se è vero che Ferruccio Parri mise in dubbio, nel suo giacobinismo azionista piuttosto esasperato, persino l’esistenza della democrazia nell’età giolittiana che pure portò nel 1912 al suffragio universale maschile: una conquista illusoriamente realizzata forse per ampliare il consenso giolittiano con i modi sbrigativi dei famosi mazzieri più che per ampliare la base dello Stato elitario del Risorgimento. Il liberalismo appariva in parte compromesso con il fascismo, in parte legato a uomini che avevano fatto il loro tempo come Vittorio Emanuele Orlando ed in parte espresso da trenta-quarantenni, nessuno dei quali riuscì a compiere una carriera politica di rilievo nell’età repubblicana. Benedetto Croce scrisse nel 1948 al biellese Anton Dante Coda di questi quarantenni romani in modo molto severo: «In quel gruppetto romano c’è molto spirito di prepotenza, e di vanità personale e scarsa devozione al bene pubblico che richiede disciplina a sacrificio. Forse anche nessuno di essi ha senso politico né vigore di mente. Sono od ostinati o dilettanti…». Una volta lessi queste frasi ad Alda Croce a cui sono stato legato da forte amicizia ed Alda mi disse che Croce, parlando di «devozione al bene pubblico» spesso aveva in mente Soleri. È significativo che il Partito liberale, dopo segreterie fragili o fortemente oggetto di divisioni come quella di Roberto Lucifero, sia dovuto ricorrere ad un «esterno» come Giovanni Malagodi per ritrovare una relativa stabilità, anche se la sua segreteria portò ad una scissione interna come quella de Il Mondo.

L’eredità di Soleri, il quale dedicò l’ultimo anno di vita esclusivamente allo Stato, anzi direi alla Patria nel senso più alto dell’espressione, secondo l’esempio risorgimentale di Cavour, fu raccolta da Luigi Einaudi che continuò in modo eccezionale il lavoro impostato dallo statista con cui aveva collaborato e di cui era conterraneo. Giuseppe Fassino, senatore liberale per molte legislature in rappresentanza della Provincia di Cuneo, ha sostenuto, forse non senza qualche ragione, che Soleri rappresentò anche un elemento di congiunzione tra Croce ed Einaudi divisi dalla nota polemica su liberalismo e liberismo economico. Scrive Luigi Einaudi nella prima prefazione alle Memorie di Soleri: «Erano, quelli del 1945, giorni paurosi per il tesoro italiano: con le entrate quasi nulle e le spese formidabili e crescenti ed incalzanti. Il lancio del primo prestito postbellico fu seguito grazie alla sua parola precisa (di Soleri, N.d.A.) resa avvincente da un fervido pathos patriottico, da un successo insperato. Chi lo udì invocare, bianco in volto e quasi morente, ma con la calda appassionata voce di sempre, il concorso di tutti per la salvezza del paese, ebbe netta la sensazione che quel discorso fosse l’ultimo messaggio agli italiani di un uomo probo, ansioso soltanto di servire la patria sino all’ultimo respiro». Per altri versi, Einaudi mise in evidenza il tono avvincente delle Memorie per la semplicità del dettato e per i frequenti riferimenti di bonarie ironiche osservazioni di uomini politici su se stessi e sui colleghi».

Nella storia ci sono dei cicli storici che si chiudono e altri che si aprono in modo inesorabile ed ogni guerra spesso determina degli sconvolgimenti capaci di modificare il suo corso. Forse il liberalismo italiano aveva il suo ciclo con l’età giolittiana: la guerra mondiale, prima ancora che il sistema proporzionale adottato nel 1919 e il fascismo, ne aveva determinato se non la fine, certo la profonda crisi. Per altri versi, storicamente, il liberalismo italiano era dilaniato da un’anima fortemente conservatrice (Salandra) ed una democratico- progressiva (Giolitti) che spesso contribuirono a determinare scossoni alla storia d’Italia rivelatisi sovente infelici. Ciò detto, va ribadito che l’unico uomo politico che avrebbe potuto ridare smalto al liberalismo italiano sarebbe stato il piemontese Soleri ma la classe dirigente liberale - che si è succeduta nei decenni fino alla liquidazione del Partito Liberale - si è rivelata sovente incapace di seguirne l’esempio, pur in una temperie politico-culturale profondamente cambiata. Va infine detto che Soleri rappresenta l’orgoglio del vecchio Piemonte, come afferma Luigi Einaudi nella citata prefazione, che affonda le sue radici nel Risorgimento. A suo modo, Soleri è stato uomo del Risorgimento ottocentesco anche come protagonista del nuovo Risorgimento dello Stato italiano dalle macerie fumanti di una guerra perduta.

I liberali piemontesi e successivamente i finti liberal-liberisti che hanno dilapidato la tradizione liberale confondendola con il berlusconismo e il clientelismo, hanno almeno avuto il pudore di non richiamare il nome di Soleri che, per contrasto, avrebbe rivelato tutta la loro pochezza intellettuale e politica. Hanno rivelato di non avere radici o, al massimo, hanno fatto riferimento a Giolitti. La figura di Soleri come servitore dello Stato va comunque decisamente oltre l’ambito dello stesso liberalismo perché egli seppe dedicarsi con passione all’interesse del Paese. L’ultimo suo discorso del 15 luglio 1945, a Milano, neppure dieci giorni prima di morire, si chiuse con «Viva l’Italia!». Era febbricitante, ma doveva lanciare il prestito che avrebbe salvato la lira e non esitò ad affrontare la prova con uno spirito di servizio davvero eccezionale.

Nel 1945 il patriottismo era una parola fuori posto perché logorata e consunta dalla retorica 8192040, che aveva portato a morire nelle steppe russe e nei deserti africani la migliore gioventù italiana. In quei momenti si gridava solo a favore della propria parte politica in un clima arroventato in cui gli interessi dei partiti, annullati da vent’anni di dittatura, trovavano libero e non sempre positivo sfogo. Soleri poté invece chiudere il proprio discorso con un grido patriottico, lasciandoci come sua estrema eredità l’idea di sentirsi innanzitutto italiani, al di là e al disopra delle parti. Per poter ricostruire il Paese distrutto dalla guerra. Resta questo il suo più grande insegnamento che fa di lui non tanto un politico, ma uno statista degno di entrare nella migliore storia di questo Paese. L’Italia che continua a prediligere la faziosità, difficilmente può intendere la sua voce lontana. Come mi disse una volta lo storico socialista del Risorgimento Aldo Garosci, Soleri “è la voce di un’altra Italia, è l’espressione di un altro Piemonte che avuto esempi simili solo nell’800 risorgimentale”. Ci sarà chi vorrà ricordarlo? A partire da Cuneo e dai suoi alpini, di cui fu presidente nazionale?

FONTE
http://salon-voltaire.blogspot.it/2015/03/soleri-grande-liberale-quando-ancora-i.html

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Pensieri quotidiani / IL FATTORE R
« il: Gio 23 Feb 2017 12:26:14* »
Il potere dominante, ti costringe sempre di più a dannarti l'anima, nella incapacità di sfangarla, mettendo tutto nella impossibilità, come un colossale  muro che si avvicina sempre di più e da cui non riusciamo a fermarci dall'andare a sbatterci fatalmente  contro.

Ma a sentir parlare o meglio sparlare un tal signore, Pierre Moscovici, che il 22 febbraio lancia la seguente dichiarazione: < Italia non ha rispettato impegno su riduzione debito>  indicando, al terzo motivo del mancato raggiungimento dell'obiettivo,  quello più dirompente in assoluto.
Secondo questo cialtrone, uno dei motivi è la vasta sofferenza bancaria, che colpisce il settore bancario e solo DOPO INSERISCE UN FATTORE DI ASSOLUTA IMPRODUTTIVITÀ, COME UNA MERA CONCAUSA.
Bene signore e signori lettori del presente topic, siamo SENZA ALCUN RIMEDIO PRESENTE E FUTURO  alla mancanza del fattore:


R
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R COME REDDITI
 R COME FUNZIONE RISPARMIO
 R COME  ROVINA ASSOLUTA E CERTA.

REDDITI ABBATTUTI DEL 100 % SUL POTERE DI ACQUISTO IN ITALIA  DAL 1992 AD OGGI

REDDITI DIMEZZATI,  GRAZIE A POLITICHE DEL LAVORO SCELLERATE E PAZZESCAMENTE DELETERIE, PER L'ECONOMIA ITALIANA CHE HA ORA 12 MILIONI DI INDIGENTI A 700 € SCARSI AL MESE E DISTRUZIONE DELLA SPERANZA PER TRE GENERAZIONE DEI NOSTRI GIOVANI CHE NESSUN GOVERNO PROTEGGE PIÙ'.

ALLO STATO ITALIANO E' IMPEDITO DI PROTEGGERE IL SUO FUTURO, ELIMINANDO LA SPERANZA NELLE GENERAZIONI CHE VERRANNO NEI PROSSIMI 30 ANNI

RISPARMI INESISTENTI PER 17 MILIONI DI CITTADINI ITALIANI, COSTRETTI A NON ACCANTONARE NEMMENO UN SOLO EURO DA ALMENO 15 ANNI, CON UN INDEBITAMENTO COLOSSALE CHE A SUA VOLTA FERMATA LA PRODUZIONE, GRAZIE ALLE POLITICHE DI AUSTERITÀ IMPEDISCE DI RESTITUIRE A CHI LI HA PRESTATI ( BANCHE FINANZIARIE TASSE NON PAGATE E IL PEGGIO DEL PEGGIO ) CON LA SCIENZA ESATTA, DI PORTARCI ALLA ROVINA SISTEMICA ED ENDEMICA
FUNZIONE RISPARMIO SANCITA DALL'ART 47 CHE DISINTEGRATA  VA  POI A COZZARE CON L'ART 53, POI  CON L'ART 75 ED INFINE  ESPLODERE LETTERALMENTE  CON IL PAREGGIO DEL BILANCIO, QUELL'ART  ART 81. UNA DELLE PIÙ' GRANDI ASSURDITÀ' IMPOSTE DAL POTERE TECNOCRATE EUROPEO, GUIDATO DA QUELLA GERMANIA, CHE E' UNO STATO BASTARDO PER LA SUA VOLONTÀ' DI EGEMONIZZARE TUTTA UNA ECONOMIA EUROPEA, CHE  A SUA VOLTA SI SERVE DI  ULTERIORE E  MICIDIALE INGANNO DERIVANTE DALLA BCE.

R  COME REDDITO ASSORBITO DALLA GERMANIA, DEFINITO SURPLUS, BEN DISTANTE DAL LIMITE DEL TRATTATO,  CON UN INGANNO ECONOMICO SENZA PRECEDENTI, CON IL FINANZIAMENTO INCONTROLLATO ALLE SUE BANCHE CHE VALE OLTRE 400 MILIARDI DI EURO DAL 2008 AD OGGI E CONTEMPORANEI  INSULSI ASSURDI  IMPEDIMENTI A TUTTI GLI ALTRI STATI,  DI FARE RIFINANZIAMENTO  PER RIASSETTARE LE PAZZIE FATTE SUI MERCATI AMERICANI E CHIUSURA CONSEGUENTE  DI UN RUBINETTO CHE NON HANNO MAI AVUTO ALCUNO DIRITTO DI DETENERE  E  CHE VA A INCIDERE SU TUTTE LE ALTRE NAZIONI A CUI IL FATTORE R  SECONDO QUESTO STATO BASTARDO, NON DEVE MAI PIÙ' ARRIVARE E UN MOSCOVICI INDEGNO RAPPRESENTATE EUROPEO CHE MINACCIA INFRAZIONI ALL'ITALIA!?

Un quadro desolante fatto di vessazione e incapacità previsionale senza alcun futuro, grida l'indignazione di un intero popolo che spacca la convivenza e manda a protestare la gente nelle piazze stile Grecia.

E per oggi non si ha null'altro  da aggiungere.

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