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PENSIERI VELOCI / Re:le unioni giuste ( la Grecia che non ti aspetti )
« Ultimo post da Luigi Intorcia il Gio 30 Mar 2017 11:36:27* »
Gli operai di Rivera hanno sguardi eroici, mentre i loro capi li osservano con aria truce e occhi inquisitori: un messaggio politico che fece infuriare il vecchio Ford, che era nato in una fattoria del Michigan ed era profondamente conservatore. Fu Edsel Ford a intuire la bellezza dell’opera, e arrivò a litigare con il padre pur di impedirne la distruzione. Nel gennaio 2014, per salvaguardare le altre opere, sono intervenute invece nove fondazioni filantropiche – fra cui la Ford Foundation e la Knight Foundation – che hanno donato 330 milioni di dollari per preservare la collezione, soldi che sono serviti a finanziare il sistema pensionistico cittadino, vittima di un buco da 3,5 miliardi di dollari, e a “riscattare” il museo, la cui proprietà è passata dalla città a una fondazione no-profit.
La città negli ultimi anni ha ricevuto un grande aiuto dal fronte creativo, uno dei settori in maggior espansione anche grazie ai costi molto bassi di affitti e immobili: per gli artisti lavorare a Detroit è molto più economico che nella maggior parte delle città, e si sta formando una comunità intensa. «Ho incontrato un gruppo di artisti molto versatile: scultori, dj, maghi, attori, rapper e web designer. In questo modo la creatività si diffonde in tutta la città», scrive la poetessa Casey Rocheteau, arrivata in città a novembre 2014 grazie a “Write a House”, un programma finanziato dalla Knight Foundation che regala case abbandonate e ristrutturate a scrittori per sostenere e incentivare l’attività letteraria locale.
Il dinamismo culturale non si limita però alle produzioni undeground. A marzo del 2016 uscirà nei cinema americani “Batman v Superman: the dawn of justice”, il sequel di “L’uomo d’acciaio” diretto da Zack Snyder e interpretato fra gli altri da Ben Affleck, Amy Adams, Jesse Eisenberg e Jeremy Irons. La pellicola è stata girata a Detroit, che negli ultimi anni si è trasformata in Movietown, come raccontava un articolo del Wall Street Journal del 2010. Grazie a un programma di incentivi statali, infatti, i film girati in Michigan ricevono uno sconto del 28 per cento sui costi di produzione: “Batman v Superman” è costato 135 milioni di dollari, e ha ricevuto un rimborso di 35 milioni di dollari dal Michigan. Per Detroit «è un’opportunità di redenzione, una possibilità di scrollarsi di dosso le immagini noiose della criminalità, dei tumulti razziali, della decadenza urbana e persino di una pessima squadra di football», scriveva Amy Chozik sul Wall Street Journal. «Dalla Motown Records allo scrittore Elmore Leonard, la città ha una grande tradizione culturale. Nessuno si aspetta di tornare ai giorni gloriosi in cui Detroit era un simbolo di imprenditorialità e il settore automobilistico contribuiva a rendere gli Stati Uniti la più grande potenza economica al mondo, ma ogni impulso può essere utile per aiutare l’economia locale in modo duraturo».

Abbandono, ecco la parola magica che racchiude in sé tutto il senso profondo della Detroit degli ultimi anni: strade e case abbandonate, lasciate all’incuria o lasciate in cerca di fortuna, la capitale dell’industria automobilistica è diventata come una di quelle cittadine della provincia da cui i ragazzi hanno sempre voluto allontanarsi proprio per raggiungere una grande metropoli. Negli anni Cinquanta questa era la quarta città più grande degli Stati Uniti, con quasi due milioni di abitanti; oggi è abbondantemente sotto al milione e, a partire dal 2000, oltre 240mila persone si sono trasferite altrove, lasciando 80mila case vuote (un quarto di tutte quelle presenti nell’area metropolitana), e chi non può andarsene si sposta a vivere nelle periferie, che sono pericolose ma più convenienti dei quartieri del centro, ormai svuotati.
Tra quelli che restano ci sono gli anziani, come il nostalgico Walt Kowalski di Clint Eastwood in Gran Torino: veterano della guerra di Corea e ora vedovo, pure lui abbandonato -dalla moglie, morta, ma anche dai parenti che ormai non gli telefonano neppure più- è la memoria storica di Detroit; operaio alla Ford, ha vissuto gli anni d’oro e poi la decadenza della città, e il suo quartiere -fatto di perfette villette famigliari all’americana- oggi è popolato da immigrati di ogni tipo e lui ormai è uno dei pochi statunitensi “doc” rimasti. Walt è Detroit, quella più popolare, ferita nel profondo e gonfia d’ira, che deve riadattarsi alla sua nuova identità multiculturale, facendo un percorso uguale e inverso rispetto a quello di Eminem. Deve, soprattutto, prendere atto del fatto che il suo mondo è tramontato e gli resta solo di scegliere il modo in cui sparire dietro la linea dell’orizzonte; eppure non è un messaggio pessimista, quello del film, perché Walt deciderà di sacrificarsi per dare un futuro al quartiere che così a lungo è stato casa sua.

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PENSIERI VELOCI / Re:le unioni giuste ( la Grecia che non ti aspetti )
« Ultimo post da Luigi Intorcia il Gio 30 Mar 2017 11:31:02* »
«La Motown sta tornando in pista?», si chiedeva ancora una volta, all’inizio di giugno, un editoriale del New York Times. «In questi giorni – scriveva Joe Nocera, giornalista finanziario del quotidiano newyorkese – passando del tempo in città si resta colpiti dal fervore dell’attività imprenditoriale». Nel suo articolo, Nocera racconta l’ennesima possibile rinascita della città dell’auto attraverso la storia di Tom Kartsotis, il ricco cofondatore di Fossil che vive a Dallas e che con la città del Michigan non ha nessun legame, ma che, quando all’inizio del 2011 decise di fondare una piccola azienda che realizzasse costosi orologi di alta qualità prodotti in America, scelse Detroit come sede: una città, scrive Nocera, «che una volta era rinomata per la qualità della sua manifattura, ma che negli ultimi tempi ha bisogno di tutto l’aiuto possibile».

Proprio negli anni in cui il lucido da scarpe Shinola raggiungeva l’apice della popolarità diventando un riferimento culturale americano, la città di Detroit toccava il punto più alto della propria storia. Da quando il vecchio Henry Ford aveva fondato l’omonima casa automobilistica nel 1903, la città del Michigan si era in pochi anni trasformata nella capitale dell’industria dell’auto. Al Chicago Auto Show del 1900 era presente solamente una vettura prodotta a Detroit – la Oldsmobile ideata dal pionere Ransom Olds –, mentre nel resto del Midwest fiorivano piccole aziende che provavano a disegnare un futuro senza carrozze né cavalli. Nel ventennio successivo, invece, l’industria si concentrò in Michigan, e in particolare a Detroit, dove furono avviate 125 aziende automobilistiche, fra cui i tre colossi – Ford, General Motors e Chrysler, l’azienda salvata da Fiat, con la quale si è fusa nel 2014 dando vita a Fca – che contribuirono a rendere Detroit la Motown, la città dell’auto.
L’eccitazione dei ruggenti anni Venti affogò però nella crisi del 1929, con la Grande Depressione che per prima intaccò la produzione e colpì gli operai: il salario annuale passò dai 1.600 dollari del 1929 ai 1.000 del 1933, portando nel 1935 alla creazione della United Auto Workers, il potente sindacato dei colletti blu. In quegli anni i colossi automobilistici cominciarono a spostare gli impianti nelle cittadine dei sobborghi per prevenire gli scioperi e provare nuove tecnologie produttive, finché lo scoppio della Grande Guerra rese Detroit il principale produttore dell’«arsenale della democrazia», come lo definì il presidente Franklin Delano Roosevelt in un discorso radiofonico nel dicembre del 1940: su invito del governo americano, infatti, le aziende automobilistiche sospesero le proprie attività regolari e cominciarono a produrre carri armati, aerei e munizioni destinati alle potenze alleate.
Gli operai di Detroit non bastavano però a sostenere i ritmi della guerra. In quegli anni arrivarono in città migliaia di lavoratori, fra cui molti afroamericani degli Stati del Sud: oltre 600 mila persone si ritrovarono a lavorare nelle fabbriche cittadine per costruire il grande armamento necessario a fermare le potenze dell’Asse – Germania, Giappone e Italia –, mentre la popolazione del Michigan aumentava, di pari passo con le tensioni razziali: uno dei casi più celebri si verificò nel giugno del 1943, quando 25 mila operai della Packard Motors si rifiutarono di lavorare insieme a tre afroamericani ed entrarono in sciopero. L’episodio arroventò il clima in città, e tre settimane dopo contribuì a far esplodere scontri cruenti che costarono la vita a 34 persone. Nel 1950, intanto, Detroit raggiunse, come molte città industriali americane, il proprio apice, con 1,86 milioni di abitanti e oltre 200 mila operai.
Gli immobili intanto cominciavano a perdere valore, e disfarsene diventava sempre più difficile, mentre la classe media abbandonava per paura la città preferendo i più tranquilli sobborghi, dove poteva dare ai figli un’istruzione migliore tenendoli al tempo stesso lontano dai pericoli. Detroit affondava, colpita dalle cicliche crisi dell’industria automobilistica – nel 1973/74, nel 1979 e l’ultima nel 2008 –, dalla decadenza urbana, dal crimine e dalle tensioni razziali che erano sempre più vigorose, con i bianchi che lasciavano il centro e le famiglie afroamericane che restavano in città, divenendo sempre più povere. Fra il 1990 e il 2013 Detroit ha dimezzato il numero dei dipendenti comunali per riuscire a sopravvivere, eppure il 23 luglio 2013 è diventata la più grande città americana a dichiarare bancarotta, con un buco da 18 miliardi e un destino incerto affidato all’emergency manager Kevyn Orr.
La città era senza risorse: i tempi di intervento della polizia dopo una chiamata di emergenza erano di 58 minuti, gli agenti erano 2.300, due ambulanze su tre erano fuori servizio e il 40 per cento dell’illuminazione stradale non funzionava. Solo nel 2013 in città erano stati commessi 333 omicidi – di cui ne sono stati risolti solamente quattro su dieci – e 1.161 sparatorie: Detroit aveva uno dei tassi di crimini violenti pro capite più alto d’America. Secondo i dati dell’US Census, inoltre, fra il 2007 e il 2011 oltre un terzo della popolazione viveva al di sotto della soglia di poverta.
La bancarotta è terminata a mezzanotte dell’11 dicembre 2014, quando il governatore repubblicano Rick Snyder ha dichiarato la fine dello stato di insolvenza. Eppure in città le cose non sembravano troppo diverse rispetto a un anno e mezzo prima.


La storia di Shinola rappresenta secondo Nocera il rilancio e il possibile futuro della città del Michigan. «Se sembra chiaro che aziende come questa sono la soluzione per Detroit, non è così sicuro che possa funzionare per l’intera industria manifatturiera americana», scrive. Oggi le piccole imprese sembrano essere la via d’uscita per una città bisognosa di abitanti, prima ancora che di posti di lavoro. A puntarci è anche Dan Gilbert, l’uomo più ricco di Detroit e 117esimo d’America, che secondo Forbes ha un patrimonio di 4,8 miliardi di dollari. A 53 anni, Gilbert – che è il fondatore di Quicken Loans, principale erogatore di mutui online del Paese – «sta finanziando», come spiega la rivista finanziaria, «la ripresa di Detroit, la città manifesto di tutto quello che è andato male nell’America urbana» ed è per questo considerato da molti il salvatore della Motown.
Negli ultimi cinque anni, il miliardario – che è anche il proprietario dei Cleveland Cavs di Lebron James, di quattro casinò e di altre 110 aziende – ha speso oltre 1,3 miliardi di dollari per comprare settanta edifici in città, alcuni dei quali destinati a diventare uffici per piccole imprese. In una delle sue sale conferenza Gilbert ha un grande plastico che raffigura il centro cittadino in miniatura, i cui edifici si illuminano man mano che li acquista. All’interno di quei palazzi ha trasferito i suoi 12 mila dipendenti e ha persuaso altre grandi aziende, a cominciare da Twitter e Microsoft, a spostarsi verso il centro: in poco tempo ha trovato oltre 140 inquilini, molti dei quali sono startup o piccoli imprenditori che lui stesso aveva finanziato.
Recentemente David Laitin, professore di scienze politiche a Stanford, e Marc Jahr, ex presidente della New York City Housing Development Corporation, hanno proposto di ripopolare Detroit offrendo asilo politico ai profughi siriani in fuga dalla guerra civile. «Immaginate che questi due disastri, uno sociale e uno umanitario, siano uniti per produrre qualcosa di positivo», hanno scritto in un editoriale apparso a maggio sul New York Times. «I rifugiati siriani sarebbero la comunità ideale, dal momento che gli arabi americani sono già una presenza vivace e affermata nell’area metropolitana di Detroit».

Un espediente simile per attrare nuovi abitanti in città lo ha escogitato il governatore del Michigan Snyder, che a gennaio 2014 ha lanciato un programma per rivitalizzare Detroit attraverso l’infusione annuale di 50.000 immigrati, e ha creato il Michigan Office for New Americans. «Secondo noi, sia lavorando con le comunità di immigrati già esistenti che attirandone di nuovi si porteranno benefici a Detroit», spiega al Corriere della Sera il direttore dell’ufficio Bing Goei, che citando uno studio della Wayne State University sostiene come la forza lavoro arabo americana guadagni 7,7 miliardi di dollari nelle quattro contee dell’area metropolitana di Detroit, e abbia generato 544 milioni di introiti fiscali negli ultimi anni, mentre il potere d’acquisto della comunità latina e asiatica del Michigan nel 2014 è stato rispettivamente di 9,8 miliardi di dollari e di 11,8 miliardi. «Anche per questo riteniamo che gli immigrati – i rifugiati arrivano in Michigan soprattutto dal Medio Oriente, in particolare da Iraq e Siria, mentre gli altri, quelli che si trasferiscono per motivi familiari o di lavoro, da tutto il mondo – possano dare un valido contributo alla rivitalizzazione della città di Detroit».
Il Michigan Office for New Americans, spiegano il direttore Goei e la sua vice Karen Phillippi, è stato istituito per stimolare l’economia locale e «si concentra prevalentemente in quattro aree principali: il talento, l’imprenditoria, l’agricoltura e la creazione di un ambiente accogliente». Per quanto riguarda il primo punto, l’ufficio assiste gli immigrati qualificati, istruiti e in possesso di visto nel trovare lavoro. «Sono tutti laureati, alcuni hanno anche un master, e molti sono specializzati nel settore tecnologico», affermano. «Visto che gli immigrati si sono dimostrati negli anni abili imprenditori, stiamo valutando l’idea di ricostruire i vari quartieri fondandoli sulle piccole imprese: fra il 1995 e il 2005, per esempio, un terzo di tutte le nuove startup tecnologiche del Michigan erano formate da immigrati, mentre fra il 2006 e il 2010 in più di 30 mila sono diventati titolari di nuove imprese».
Sul fronte agricolo, invece, il Michigan ha bisogno di almeno 49 mila lavoratori stagionali ogni anno, ma non ha abbastanza forza lavoro locale. «In tutti gli Stati Uniti, il 77 per cento degli impiegati nel settore agricolo è nato all’estero, e le statistiche dimostrano che ogni lavoratore crea altri posti, in genere da uno a tre, lungo la catena», affermano. «Ci battiamo per rendere il Michigan una destinazione per gli immigrati. Il cambiamento porta sempre rischi, ma crediamo che coinvolgendo tutte le comunità esistenti saranno minimizzati».
***
Nei momenti più bui della bancarotta, per ripianare i debiti cittadini, l’emergency manager Orr aveva pensato di vendere le opere d’arte della straordinaria collezione del Detroit Institute of Arts, il più noto dei bellissimi musei cittadini, fra cui spiccano gli impressionati murales della serie “Detroit Industry”, commissionati da Henry Ford e dipinti fra il 1932 e il 1933 dall’artista messicano Diego Rivera, che immortalano la catena di montaggio dello stabilimento Ford.


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PENSIERI VELOCI / le unioni giuste ( la Grecia che non ti aspetti )
« Ultimo post da Luigi Intorcia il Gio 30 Mar 2017 00:36:10* »
Due anni inserivo a questo indirizzo

http://www.democraziainmovimento.org/forum/index.php?topic=1529.msg16764#msg16764
 il perchè della crisi.

Dopo due anni è venuto il momento di verificare i risultati della crisi.
Il titolo descrive le unioni giuste da quella sbagliate ( la Grecia che non ti aspetti ), per un semplice motivo.

Nel mondo esistono altre situazioni esattamente uguali a quella della Grecia. Quella più tremenda per la devastazione che ha portato, è la caduta dell'impero delle auto.

D E T R O I T 
Detroit (IPA: /dɪˈtʰɹɔɪt/) è una citt  degli Stati Uniti d'America, capoluogo della contea di Wayne, principale centro dello Stato del Michigan.
 DA WIKI = https://it.wikipedia.org/wiki/Detroit

Fondata nel 1701 da cacciatori di pellicce francesi, è oggi più nota come capitale dell'industria automobilistica statunitense. Nella bandiera di Detroit compaiono i gigli di Francia e i leoni d'Inghilterra, a simboleggiare il ruolo svolto dalle due potenze nella storia della città situata al confine fra il Canada francese e i territori colonizzati dai britannici.

Situata lungo il fiume Detroit, di fronte alla città canadese di Windsor, si trova nella regione dei grandi laghi americani, al centro di una vasta zona industriale.
Detroit è la diciottesima città degli Stati Uniti con una popolazione di 701.475 abitanti (4,3 milioni nell'area metropolitana) secondo i dati del U.S. Census Bureau del 2012: si tratta di meno della metà della popolazione che la città aveva al suo apice negli anni cinquanta. L'amministrazione cittadina ha subito, nel 2013, una bancarotta, la più grande nella storia delle città statunitensi, ma a dicembre 2014 è uscita dall'amministrazione controllata. Il centro cittadino sta vivendo un rilancio: malgrado i tagli ai servizi pubblici e finanziari, si è costruita la sede della Compuware, sono stati aperti tre casinò, si è rinnovato il complesso Renaissance Center, sede mondiale della General Motors.
el 1904 venne prodotto il Model T. L'industria di Ford (e di tutti i pionieri del settore come i fratelli Dodge e Walter Chrysler) rafforzò la posizione di Detroit come capitale mondiale dell'automobile. L'industria spronò la spettacolare crescita della città nella prima metà del XX secolo, attirando numerosi nuovi abitanti, in particolare lavoratori dagli Stati del sud. Rapporti razziali tesi furono evidenti durante il processo al Dr. Ossean Sweet, un medico nero di Detroit assolto dall'accusa di omicidio dopo aver sparato in mezzo ad una folla che lo assaliva durante il suo spostamento dalla parte "nera" della città a quella "bianca". Con l'introduzione del proibizionismo, il fiume divenne il principale canale per l'importazione di alcolici canadesi.

Con l'industria arrivarono le tensioni, raggiungendo il culmine negli anni trenta quando la United Auto Workers rimase coinvolta in aspri contenziosi con gli operai dell'industria automobilistica di Detroit. L'attivismo della classe operaia di quegli anni portò alla notorietà alcuni leader di casa, come Jimmy Hoffa e Walter Reuther. Gli anni quaranta videro la costruzione della prima autostrada urbana al mondo, la Davison, e la forte crescita industriale, che portarono a Detroit il soprannome di "Arsenale di democrazia". La città fu sottoposta a dura prova durante la seconda guerra mondiale, quando decine di migliaia di lavoratori si trasferirono a Detroit per lavorare nelle industrie belliche. Molti di questi immigrati furono sia bianchi che neri provenienti dagli Stati del Sud. Trovare casa diventò quasi impossibile.

La "12th Street Riot" nel 1967 accelerò l'allontanamento dei bianchi dalla città. La percentuale di residenti neri crebbe rapidamente e, non solo i bianchi continuarono a lasciare la città, ma l'immigrazione dei neri dal sud continuò. Dal momento in cui i negozianti e i piccoli proprietari emigrarono per le continue ribellioni, gli introiti provenienti dalle tasse subirono un rapido declino. Nell'arco di dieci anni molti edifici nella zona sud-est vennero abbandonati e molti di questi rimasero per anni in stato di degrado. Nel 1973 venne eletto il primo sindaco nero, Coleman Young. Lo stile di Young durante i suoi cinque mandati (1974-1994) di carica non fu ben accolto da molti bianchi.

La crisi petrolifera dal 1973 al 1979 scosse l'industria automobilistica degli Stati Uniti, mentre le utilitarie di produzione straniera fecero il loro ingresso sulle strade tradizionalmente dominate dalle case automobilistiche americane. "Rinascimento" fu una parola spesso utilizzata dai leader politici della città dalla 12th Street Riot, rafforzata dalla costruzione del Renaissance Center alla fine degli anni settanta. Nel 1980 si tenne a Detroit la Convenzione Nazionale Repubblicana che promosse Ronald Reagan per la campagna presidenziale.

Il 18 luglio 2013, la città ha dichiarato fallimento, a causa dell'impossibilità di pagare debiti stimati tra i 18 e i 20 miliardi di dollari.[3] Nonostante fosse stata ventilata la possibilità di ottenere fondi vendendo, tra l'altro, opere del rinomato museo cittadino, il Detroit Institute of Arts, un giudice ha espressamente escluso dalla liquidazione tutte quelle istituzioni no-profit compreso il museo, che anzi diventerà indipendente dall'amministrazione locale[4]. Il 7 novembre 2014 un tribunale fallimentare ha approvato il piano proposto dalle autorità municipali per cancellare 7 dei 18 miliardi di debito, avviando tagli del 4,5% sulle pensioni di 12.000 dipendenti pubblici e lo stanziamento di 1,7 miliardi di dollari da investire in servizi. Il 10 dicembre 2014 Detroit è uscita dal regime di amministrazione controllata


Storia demografica di Detroit
Anno      1820   1860   1900   1920   1940   1950   1960   1980          2000                  2010                   2012
Popolazione   
                1.422   45.619   285.704   993.678   1.623.452   1.849.568   1.670.144   1.203.368   951.270   713.777   701.475

Detroit città fantasma: come scompare una città per la crisi economica
Nell’arco di pochi anni le vie con le classiche villette americane sono diventate strade disabitate

Se c’è una città simbolo della crisi economica, quella città è Detroit. Identificata per anni con la General Motors, il declino della città è andato di pari passo con quello dell’azienda automobilistica.
Nel corso degli ultimi anni, la città americana ha visto calare il numero dei propri abitanti, molti dei quali si sono trasferiti dopo aver perso il lavoro: nel primo decennio del XXI secolo Detroit ha perso oltre 200mila abitanti e questo crollo si è ripercosso pesantemente sull’aspetto della città.
Per documentare questi cambiamenti, il tumblr GooBingDetroit ha raccolto immagini della città presi dalle mappe di Google e Bing: lo stesso punto della città viene “fotografato” a distanza di anni e il confronto è impietoso. Case che vanno in rovina fino a sparire, la sensazione di essere di fronte a una città fantasma




























Detroit è fallita e ora le case si vendono a 300 euro
Il disastro economico americano


Sembrano affari. Case a un quarto d’ora di macchina dal centro di Detroit in vendita a 300 euro. Sì, 300 euro. Case di 120-140 metri quadri con tre camere da letto, due bagni, cucina e salone. E ce ne sono pure da 100 euro, persino da 50 euro. Te le tirano dietro.
Basta fare una passeggiata virtuale su siti di agenzie immobiliari come Realtor.comper trovare diverse di queste villette nei sobborghi a Nord-Ovest di Detroit svendute a prezzi di liquidazione totale. Ma la domanda che s’impone è semplice: qual è la fregatura? L’inghippo c’è, ed è triplice.
Primo, bisogna considerare i quartieri in cui si trovano queste abitazioni super low-cost. Si tratta di aree punteggiate di case abbandonate dove non circola alcun vicino sorridente e pronto a prestarti lo zucchero o la tagliaerba. Al massimo si può incontrare qualche loquace spacciatore di crack. «Case a prezzi assurdi», ha commentato un anonimo lettore su uno di questi siti di saldi immobiliari, «mi domando se il pacchetto comprenda anche le munizioni che ti servono per evitare di essere impallinato in giardino». E un altro ha rincarato la dose: «Lì quando vai a letto devi indossare una armatura>>

Mettiamo che il nostro potenziale acquirente sia un ex marine molto coraggioso, che sa come farsi rispettare e non si scoraggia per la presenza di vicini poco socievoli. Bene, dovr  considerare un secondo problema: la criminalit  fa sì che queste case all’interno siano completamente da rifare. Diverse squadre di ladruncoli hanno via via lasciato l’appartamento vuoto. Qualsiasi cosa avesse un minimo valore, dai lampadari ai lavabi dalla moquette agli infissi è stata portata via. Per poterle abitare, queste case, occorre rimetterle a nuovo. Da cima a fondo. «Tutto quello che è trasportabile all’esterno è a rischio», ha spiegato Jeremy Brown, un agente immobiliare di Detroit. «Mentre stai facendo i lavori ti conviene pagare qualcuno che dorma in casa e faccia la guardia. E appena la villetta è sistemata bisogna fare il trasloco alla svelta. Questi non sono quartieri facili, la gente si arrangia come può, cerca di sopravvivere».
Tutto vero. Ammettiamo, però, che nonostante i vicini poco rassicuranti e nonostante la casa sia da rifare completamente, l’idea di un immobile da comprare a 300 euro sia comunque allettante. A questo punto il potenziale impavido acquirente deve considerare un terzo fattore: queste sono case pignorate e abbandonate da anni, per cui chi subentra deve accollarsi le tasse di propriet  anche degli anni precedenti in cui non sono state versate. Solo nel 2011, l’ultimo anno per il quale si dispone di dati, la contea di Wayne di cui Detroit fa parte, si è ritrovata un buco di 170 milioni di dollari per tasse immobiliari non pagate. Tornando al nostro ipotetico acquirente, i grattacapi non sono ancora finiti. Naturalmente deve anche sborsare la commissione all’agenzia immobiliare. E appena firma il contratto la casa viene automaticamente rivalutata, il che si traduce in un aumento delle tasse di propriet .
A dispetto di tutti questi elementi che fanno pensare che queste case a 300 euro non siano per nulla un affare, ma più probabilmente una rogna, qualcuno può continuare a ritenere che siano un investimento. Specie se, come sperano questi inguaribili ottimisti, in futuro la zona verr  riqualificata.
«Campa cavallo», spiega Jada Hill, che di recente ha comprato con il marito una casa in una zona migliore a 80mila dollari (60mila euro). «In aree così malconce a meno che un mucchio di gente non arrivi tutta allo stesso tempo non si riqualifica un bel nulla. Ciò che deve scolpirsi in testa la gente è che le case non sono delle scommesse, sono dei posti in cui vivere. Finché la gente le compra per rivenderle e non pensa neanche lontanamente di metterci piede come diavolo si fa a rivitalizzare il quartiere?».
Dibattiti e polemiche di una citt  ufficialmente fallita qualche giorno fa e in forte crisi da decenni, strozzata da un debito che oggi sfiora i 19 miliardi di dollari, dove gli edifici abbandonati sono ben 78mila e dove gli immobili in svendita a prezzi da fine mercato sono migliaia. Si pensi che l’anno scorso all’annuale asta delle case pignorate della contea di Wayne ne sono state sbolognate 12mila, alcune delle quali al prezzo di partenza di 500 dollari (377 euro).
Di fronte a questi dati la domanda è sempre la stessa: come ha potuto Detroit arrivare a questo punto? Come ha spiegato a Linkiesta Thomas Sugrue, professore di Storia e Sociologia all’universit  della Pennsylvania autore di libri e saggi sul declino della Motor City, si è trattato di un mix di razzismo e cattiva gestione finanziaria.
«A cominciare dagli anni Cinquanta – dice Sugrue – i bianchi si sono trasferitinell’hinterland, e con loro si sono spostati anche i loro soldi. Le tensioni razziali latenti sono scoppiate sul finire degli anni ‘60, in particolare nel 1967, durante cinque giorni di scontri in cui persero la vita 43 persone: 33 neri e dieci bianchi. Dopo quei fatti la citt  si svuotò. Così Detroit citt  ha perso gran parte dei proventi delle tasse. Senza soldi in cassa è difficile ristrutturare scuole, strade, ponti».
Secondo Sugrue l’altro aspetto da considerare è che a partire dagli anni ‘80 il governo federale ha tagliato molto i fondi alle citt . Le spese per le metropoli sono passate dal 12 al 3 per cento. «Per cui – continua Sugrue – citt  come Detroit, che gi  dovevano far fronte alla diminuzione delle entrate delle tasse perché la popolazione diminuiva si sono trovate in gravissima difficolt . E invece di prendere decisioni dolorose per snellire il numero dei loro dipendenti hanno continuato a operare come se nulla fosse, sulla base del tornaconto elettorale di breve termine».
Una delle istantanee di questo disastro, a cui ha anche contribuito la grande recessione del 2008, sono queste case fantasma in vendita online a 300 euro o poco più. Sembrano affari, ma il rischio del classico bidone è reale.



http://www.linkiesta.it/it/article/2013/07/27/detroit-e-fallita-e-ora-le-case-si-vendono-a-300-euro/15426/

Gi  leggendo il necrologio di Henry Ford II – nipote di Henry, uno dei padri del capitalismo americano, morto di polmonite a 70 anni il 29 settembre 1987 – si scopre un uomo che aveva passato  la parte finale della vita a cercare di ricostruire la sua citt  in declino: dall’inizio degli anni Settanta aveva provato a rianimare l’economia locale, arrivando a realizzare sulle rive del Detroit River un mastodontico complesso di sette grattacieli inaugurato nel 1977, a cui aveva dato il nome di Renaissance Center.

Da allora sono passati circa quarant’anni, e la ripresa di Detroit è stata annunciata decine di volte. Eppure, nonostante i profeti della rinascita, le abitazioni hanno continuato a svuotarsi. In mezzo secolo la citt  ha visto fuggire due terzi della sua popolazione – quelli che potevano permettersi un trasferimento nei bianchi sobborghi benestanti – e nei quartieri derelitti sono rimasti quasi esclusivamente i disperati, per lo più afroamericani. Oggi la citt  trabocca di case in rovina prossime al crollo e di lotti abbandonati, ha infrastrutture scadenti e un sistema scolastico inadeguato, oltre a un altissimo tasso di criminalit .
Nonostante abbia sempre deluso le aspettative e sia arrivata due anni fa a dichiarare bancarotta, Detroit sta provando ancora a superare la sua reputazione decadente. Ricominciare non è facile, ma in citt  si respira la voglia di lasciarsi conquistare dall’epica tutta americana del derelitto che, dopo essere caduto, rinasce. Il centro, che a lungo aveva ricordato la desolazione delle immese praterie del Midwest, si sta rianimando, l’economia vede uno spiraglio appoggiandosi soprattutto sulle startup tecnologiche che attraggono giovani e sulle piccole imprese, nelle case si riaccendono le luci, grazie anche alla comunit  creativa che a Detroit ha trovato un luogo economico dove poter vivere e lavorare.
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ECONOMIA / SPOSTATO: perchè esiste la crisi
« Ultimo post da Luigi Intorcia il Gio 30 Mar 2017 00:30:39* »
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PENSIERI VELOCI / DURI A VIVERE
« Ultimo post da Luigi Intorcia il Lun 27 Mar 2017 12:43:07* »


FISCAL COMPACT?

Piovono report , articoli, fondi, contro analisi ma tutte ad indicare che è impossibile mettere in esecuzione una delle peggiori politiche fiscali mondiali.
Inutile rifare le analisi, non possiamo mantenere il patto europeo così com’ è, ovvero dobbiamo obbligatoriamente disattenderlo. Manovre dell'ordine di 45/50 miliardi di euro in un solo anno per rientrare dal debito pubblico per 20 anni e portarlo al 60% del pil annuo è impossibile. Tutto il settore produttivo, non può trasferire questa massa di mezzi finanziari e non avere nessuna ripercussione negativa. Chi ha imposto questo meccanismo perverso con il fiscal compact mira ad affossare l'economia italiana. L'effetto della non ripresa è già evidente da tre anni a questa parte, ma il clou si avrà nel 2018, quando andrà in esecuzione reale l'applicazione del  fiscal compact.

 Quello che è intollerabile è il fatto della totale incapacità della classe politica di assumersi la responsabilità di infrangere il patto per l'Europa, perché a livello elettorale prenderebbe una batosta. Ecco perchè non fanno assolutamente nulla. Però poi vengono a gonfiarci di balle destra e sinistra , non solo, ma paventano pure nuove elezioni che costeranno altri 400 milioni di euro è Questo è lassismo e irresponsabilità allucinante. Quando un politico se ne viene e dice questo, dovrebbe dimettersi all'istante e non chiedere di essere nuovamente rieletto. Con nuove elezioni non cambierà assolutamente nulla, se continuano a starci loro sugli scanni. Con l'attuale classe politica i proventi della lotta all'evasione non potrà mai e poi mai essere restituita al contribuente, per abbassare le imposte che paga, se lo facessero ai fini del debito pubblico non cambia un fico secco, quindi levatevi dalla testa l'idea che i soldi recuperati vadano a beneficio di chi già paga. Chi controlla il bilancio pubblico se non incassa 90 miliardi sotto forma di minori imposte e li incassa altrettanto perché 90 miliardi in piè arrivano dalla evasione che teoricamente potrebbe anche essere azzerata con mezzi poderosi di controllo fiscale ( e lo faranno!! ) perché tutti pagano, il rientro sul debito è = a 0. L'Europa invece ci sta dicendo:< se recuperate 90 miliardi di evasione dovete prima rientrare dal debito e lo dovete fare per i prossimi 20 anni>. Quale politico o forza politica italiana avrà il coraggio di dire NO ! Ci manderanno un imbecille prima o poi o ce lo manderemo tutti noi, perché sarà costretto a dire no comunque. Allora perché questi farabutti attuali non lo fanno sin da ora che aspettare invece altri due anni che dissanguerà irrimediabilmente la nostra economia  Sapete cosa penso è Che l'attuale classe politica italiana è esattamente identica ai generali che comandavano l'esercito italiano prima della disfatta di Caporetto. Ci voleva un battaglia persa per cambiare i generali. Ci vorrà una nuova catastrofe economica per cambiare i vertici economici italiani, insomma non vedo alternative all'orizzonte. Prima andremo a sbattere e poi ci risolleveremo e forse potremmo rinascere ma tradiremo per la terza volta nella storia umana moderna. Lo faremo, il popolo italiano è il popolo che tradisce di piè sulla faccia della TERRA.
esiste un problema tecnico legale quasi insormontabile. Il fiscal compact è definito non  come un trattato europeo ma un trattato internazionale. Il punto piè grave e assurdo nello stesso tempo è che il recepire le norme del fiscal nella legge di stabilita, fa rientrare tutte le norme di delega fiscale nell'art 75 della costituzione che testualmente cita < è indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
 La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.>  questo significa che mentre il fiscal compact entra con norma rafforzata nella gestione per la delega fiscale, trasformandosi automaticamente in legge di bilancio e quindi di norme tributarie, non è soggetta a referendum. Questo implica che solo lo stesso potere legislativo che impone il fiscal compact può deliberare una legge che la contrasta, ovvero la maggioranza politica del senato e del parlamento e promulgata dal presidente della repubblica. In ogni altro sistema ci sarebbe l'inammissibilità costituzionale della legge che contrasti con il fiscal compact!


leggendo questa fonte http://www.pagina99.it/2017/02/27/fiscal-compact-ovvero-come-far-crescere-il-debito-ue/

che è integralmente riportata per verificare la lucida follia di pesci ( o squali )  rinchiusi in barili avvelenati che lasciano sgomenti

<Governi e Commissione di Bruxelles possono revisionarlo nei prossimi mesi, modifiche che scatterebbero dal 2018 con l’inserimento definitivo nei trattati della Ue. Perché finora in quei trattati il Fiscal compact non c’è. Ma di che si tratta? Al centro c’è l’obbligo di ridurre ogni anno il debito pubblico di un ventesimo della parte che eccede il 60% del Pil. Una tagliola che si aggiunge alla regola di non superare il 3% di deficit, anzi di azzerarlo in tempi rapidi. Azzeramento che per l’Italia non è la parità perfetta ma, tenuto conto di altri fattori, lo 0,5% di disavanzo strutturale.
Significa che il debito, oggi oltre il 133% del Pil e in cifra assoluta di 2.217 miliardi, dovrà essere tagliato di circa il 65% dall’anno prossimo, una cifra insostenibile? No, vuol dire che dovrà scendere di 3,6 punti in rapporto al Pil. Se questo aumentasse dell’1,5% (traguardo lontano per l’Italia, ma meno della crescita media europea), con un altro 1,5 di avanzo primario al netto degli interessi sarebbe “sufficiente” un taglio di 5-6 decimali. Otto miliardi. Che scenderebbero negli anni successivi.
Il problema è che, con le elezioni in arrivo, Pier Carlo Padoan ha già difficoltà a far digerire una correzione di 3,4 miliardi. Ancora: quest’anno vanno al voto francesi e tedeschi, con esito incerto soprattutto per la Francia. Se non vincerà Marine Le Pen (in questo caso tutti questi discorsi finiranno nel cestino assieme all’euro) è importante capire se il titolare dell’Eliseo sarà l’ex socialista Emmanuel Macron, più vicino alla linea anti-austerity renziana, o il post-gollista François Fillon, pronto a rinnovare l’asse con Angela Merkel.
Gli ultimi sondaggi Opinionlab danno Macron in discesa, appaiato a Fillon ammaccato ma vivo. Per l’Italia la vittoria di Fillon restringerebbe i margini di trattativa sul Fiscal compact, che pure esisterebbero: l’accordo infatti prevedeva anche di favorire investimenti e occupazione. Mentre a fine anno scade il Quantitative easing della Bce, e benché Mario Draghi ipotizzi acquisti selettivi in pratica Btp italiani e Oat francesi, il nostro debito diverrà più caro, le manovre di bilancio più complicate.
«È sconcertante come da noi se ne parli poco, se non per la campagna anti-euro di grillini e leghisti», dice a pagina99 un importante banchiere italiano. «Eppure le maggiori operazioni finanziarie iniziano a prevedere clausole contro il rischio di disgregazione dell’euro». L’aumento di capitale da 13 miliardi di Unicredit mette in guardia dall’eventualità che «uno o più Paesi nella moneta unica indicano referendum per adottare valute alternative». E la variabile “eurexit” è prevista anche nell’offerta per ora informale della francese Psa per acquisire la Opel dalla General Motors: la trattativa è prevista in dollari, non in euro.
Qualche cifra quantifica il rischio-Italia: «Si parla di un 15-20% di possibilità di uscita dall’euro», dice il nostro interlocutore. «Ma non dimentichiamo i pronostici ottimistici sbagliati, dalla Brexit in poi». Dunque le possibilità di ammorbidire il Fiscal compact non sono molte. Eppure il patto è stato finora un insuccesso: il debito medio dell’eurozona è passato dall’89% del 2012 al 90,1% del 2016.
La Francia dal 90,6 a quasi il 100%. La Spagna dall’86 al 100,9%. Rispetto al 2007, ultimo anno pre-crisi, il debito spagnolo è aumentato di 183 punti, quello francese di 52, quello italiano di 33. Solo in Germania il debito è calato fin quasi al 60%. Le critiche degli economisti keynesiami come Kenneth Arrow e Robert Solow, e quelle ancora più nette di Thomas Piketty, restano fondate. Ma agitarsi a vuoto può presentare all’Italia un conto ancora più salato.
Un rapporto di Mediobanca Securities che per il titolo “Il rischio ridenominazione in altra valuta del debito italiano si riduce nel tempo” è stato strumentalizzato da grillini, leghisti e dintorni, snocciola alcune cifre. Innanzi tutto il “rischio si riduce” ma non per gli italiani perché dal 2013 i Btp contengono la Clausola di azione collettiva (Cac) che consente ai creditori, se superano il 25% del totale, di rivalersi contro il Tesoro.
I titoli vincolati dai Cac ammontano a 902 miliardi; il Tesoro potrà non riconvertirli, poniamo, in lire, pagandone però capitale e cedole con un aggravio del 30-40% per la svalutazione. Poi ci sono i 210 miliardi comprati dalla Bce attraverso la Banca d’Italia. E i derivati contratti da banche ed enti per assicurarsi sui Btp, soggetti al diritto inglese, con obbligo di rimborso immediato: perdite secche di 37 miliardi. Stessa cosa per i titoli in valuta estera, 48 miliardi. Tirando le somme, si ( fonte mediobanca )  stima un conto di 280 miliardi solo per il Tesoro.
Draghi dice che l’euro «è irreversibile». Non si può uscirne, neppure a suon di referendum. Questo però finché la moneta unica regge. Per questo il Fiscal compact è stato finora uno strumento nelle mani della Germania che ha meno da perdere anche in caso di morte dell’euro. >



I Paesi indebitati e recidivi, Italia in testa, per rinegoziarlo hanno una sola via, cominciare a ridurre il debito?

Chiunque abbia scritto questa frase è un pazzo da rinchiudere. Perchè?

lo stato prenderebbe soldi da chi non li ha ( e non li ha mai avuti creandoli dal niente ) e in cambio paga interessi, con gli interessi chi non ha soldi, compra altri titoli e prende altri interessi.
Dal 1982 ad oggi ci chiediamo del debito schizzato alle stelle? Con una media di 60 miliardi in valore attuale per 35 anni siamo da 2100 sino a 3000 miliardi passati dalle casse dello stato alle casse delle banche e ci troviamo a 2250 miliardi di debito ( gennaio 2017 ).
Un grandioso affare....... ma non  è stato solo quello italiano   a mettere in atto questo sfracello, dato che nel mondo esiste un debito pubblico globale pari ad oltre 44.000 miliardi di dollari.

In cifre 44.000.000.000.000. Ma il fatto fantastico è che la nazione più indebitata sulla faccia della terra sono gli USA con 14.508.000.000.000 $ e corrisponderebbe alla più grande potenza economica mondiale?

Oppure che la Germania finanziando con 400 miliardi di euro ( e nessuno la butta fuori dalla UE ) le sue ultra fallite banche osano andare a finanziare i titoli del debito delle altre nazioni? ma non basta e gli stati uniti stampano soldi virtuali e comprano i titoli del debito di altri stati ancora, fra cui quelli di tutti gli stati europei.

Solo UNO ha tentato nella storia moderna di mettere in atto la stessa cosa  e fu ADOLF HITLER.
CHE SI CHIAMI CON UN ALTRO NOME UN SUO INDEGNO DISCENDENTE, FORSE DEVE FAR RIFLETTERE E DEVE PORTARCI A PRENDERE UNA SOLA DECISIONE: FUORI DALLA EUROPA
Luigi Intorcia
 
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PENSIERI VELOCI / SIAMO TRUFFATI NON DEI FALLITI
« Ultimo post da Luigi Intorcia il Gio 23 Mar 2017 15:32:07* »
Un muro nero si sta avvicinando a tantissimi disoccupati soprattutto giovani a velocità pazzesca. Una generazione sta scomparendo e quella successiva fatta da 50 enni, è completamente tagliata fuori dallo stato sociale. Non avrà niente e non avranno nulla i figli, questi ragazzi  sono condannati ad un sistema di impoverimento che non farà  prigionieri. Un sistema che obbliga a far stare a casa il 70% dei nostri giovani, senza lavoro,  significa triplicare all'istante l'indigenza assoluta.
PER CUI IL PROBLEMA DA RISOLVERE IMMEDIATAMENTE E' IL LAVORO, LA PRODUZIONE E I STRAMALEDETTI REDDITI


Tutti i cittadini, hanno  firmato tantissimi  patti SOCIALI  con lo stato,  fra cui quello della  contribuzione obbligatoria   e questo disastrato STATO, attraverso leggi incostituzionali messe giù da una classe dirigente, la peggiore mai avuta dall'Italia dal dopo guerra ad oggi,  li hanno  violati sistematicamente uno ad uno in uno stillicidio che dura da 5 anni, scalone contributivo  esodati e porcate varie, pagate con lacrime e sangue vero da parte di ogni cittadino di questa nazione, per garantire pensioni d'oro a pochi privilegiati, gli stessi, che seduti sullo scranno a non fare letteralmente NIENTE, ci stanno annientando.
Quando la pressione contributiva arriva a coprire una media del 40 % ante imposte del reddito, io cittadino a te stato ho pagato anche la reversibilit  al superstite, chiunque esso sia lo sapevo prima e lo so dopo, come lo sa prima chi ti imberta montanti assurdi di reddito e poi con una legge te li toglie.

Dal  momento che tu stato, non garantisci più la prestazione, che 'ORA' ti sto lautamente pagando, significa che i contributi al 40% sono una bestemmia. Da semplici calcoli una pensione di reversibilit , incide per poco più del 15% dell'intero montante contributivo, ma per garantirselo un cittadino, è obbligato a versare 35 anni di contributi!!  Con il cavolo che lo stato rinuncia al 40 % del reddito! Mentre la reversibilit  sar  una pia illusione  per gli sciagurati che avranno una casa e poco più della miseria che  è come una  condanna a morte definitiva. Questa non è una   illusione,  ma una tragica realt .......  Ecco perchè è anche una immane porcata
Pensione di reversibilit : che cos’è, chi ne ha diritto, come si richiede.
La pensione di reversibilit , o pensione ai superstiti, è una prestazione che viene riconosciuta ai familiari dell’assicurato (iscritto a una gestione previdenziale) defunto, che può essere lavoratore o pensionato: in particolare, parliamo di pensione di reversibilit  se l’assicurato era gi  pensionato e di pensione indiretta se l’assicurato lavorava ancora. Questo trattamento economico viene erogato dall’Inps e varia a seconda del grado di parentela col defunto del superstite avente diritto e del suo reddito.

l'approfondimento era qui lo scorso anno: http://www.democraziainmovimento.org/forum/index.php?topic=1820.0

NORMATIVA, MA FATE ATTENZIONE A COME SI PERDE.........

Pensione di reversibilit : chi ne ha diritto

Il trattamento spetta:

al coniuge (anche se è separato o divorziato, in quest’ultimo caso se titolare di un assegno di mantenimento) fino a un determinato limite di reddito; il componente dell’unione civile è equiparato al coniuge;
ai figli (sino a 26 anni se studenti universitari, sino a 21 anni, se studenti delle superiori, altrimenti sino alla maggiore et ), o senza limiti se inabili e cioè con problemi fisici o mentali tanto da trovarsi nell’assoluta e permanente impossibilit  di svolgere qualsiasi attivit  lavorativa;
ai nipoti minori, anche se non formalmente affidati, solo se siano a carico degli ascendenti (quindi nonno o nonna) alla data della morte;
ai genitori over 65 senza pensione;
ai fratelli ed alle sorelle inabili.
Perché possa essere erogata la reversibilit , è necessaria la vivenza a carico del defunto: la vivenza a carico è presunta per i figli minori, mentre deve essere provata per gli altri familiari.


 
Pensione di reversibilit : a quanto ammonta

La pensione di reversibilit , per le gestioni facenti capo all’Inps, è liquidata in base a determinate percentuali applicate alla pensione spettante all’assicurato:

coniuge (o componente dell’unione civile) solo: 60%;
coniuge (o componente dell’unione civile) ed un figlio: 80%;
coniuge (o componente dell’unione civile) e due o più figli: 100%;
un figlio: 70%;
due figli: 80%;
tre o più figli: 100%;
un genitore: 15%;
due genitori: 30%;
un fratello o una sorella: 15%;
due fratelli o sorelle: 30%;
tre fratelli o sorelle: 45%;
quattro fratelli o sorelle: 60%;
cinque fratelli o sorelle: 75%;
sei fratelli o sorelle: 90%;
sette o più fratelli o sorelle: 100%.
La pensione, poi, può essere ridotta se il beneficiario supera determinati limiti di reddito:

reddito superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld), calcolato in misura pari a 13 volte l’importo in vigore al primo gennaio: in questo caso, la percentuale di cumulabilit  del trattamento di reversibilit  è pari al 75%;
reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo Fpld: in questo caso, la percentuale di cumulabilit  del trattamento di reversibilit  è pari al 60%;
reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo Fpld: in questo caso, la percentuale di cumulabilit  del trattamento di reversibilit  è pari al 50%.
In pratica, la pensione è ridotta, a seconda dei casi, del 25%, del 40%, o del 50%, se il reddito del beneficiario supera, rispettivamente, 19.573,71 euro, 26.098,28 euro, 32.622,85 euro, per l’anno 2017.


 
I limiti al cumulo dei redditi non devono essere applicati se chi percepisce la pensione fa parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili. Inoltre, il trattamento proveniente dal cumulo dei redditi con la pensione ridotta non può essere inferiore a quello spettante, se il reddito risulta pari al limite massimo della fascia precedente a quella in cui si colloca il reddito posseduto.

Bisogna ricordare, poi, che la pensione di reversibilit  è integrabile al minimo, se non si superano i limiti di reddito (per conoscerei limiti di reddito: Integrazione al minimo, quando non è dovuta?).

Pensione di reversibilit : come si richiede

Se la gestione presso cui il pensionato era assicurato fa capo all’Inps (ad esempio fondo pensione lavoratore dipendenti, gestione artigiani o commercianti, gestione separata), è possibile inviare la domanda tramite il sito dell’istituto, attraverso la pagina servizi per il cittadino, sezione “domanda di prestazioni previdenziali”: pensione, ricostituzione, ratei maturati”. Attraverso questa funzione, tra l’altro, si possono richiedere anche i ratei di pensione maturati e non riscossi dal defunto.

Per compilare la domanda di reversibilit  online, è necessario essere in possesso del codice Pin dell’Inps o dell’identit  unica digitale Spid. In caso contrario, ci si può rivolgere a un patronato.

Affinché la domanda sia completa bisogna allegare una serie di certificazioni indispensabili: certificato di morte, di matrimonio e stato di famiglia alla data del decesso (tutte e tre attraverso un’autocertificazione); attestazione che non siano in corso sentenze di separazione con addebito e di non avvenuto nuovo matrimonio; dichiarazione sul diritto alle detrazioni d’imposta; dichiarazione reddituale.


 
Pensione di reversibilità: quando può terminare?

L’erogazione di tale trattamento non dura per sempre, in quanto il diritto alla pensione per i superstiti può finire in questi casi:

il coniuge si risposa;
i figli vengono meno allo stato di inabilità;
i figli universitari terminano o interrompono gli studi;
i figli universitari compiono il 26esimo anno di età;
i figli studenti (non universitari) compiono il 21esimo anno di età;
i figli non studenti diventano maggiorenni;
i genitori iniziano a percepire un’altra pensione;
i fratelli celibi e le sorelle nubili si sposano o percepiscono un’altra pensione;
i nipoti minori, equiparati ai figli, si trovano nelle medesime condizioni dei figli per cui è prevista la cessazione del diritto alla pensione.

IL MURO E' IN AVVICINAMENTO INESORABILE E UNA VALANGA DI SOGGETTI INDIGENTI, IRROMPE A RITMI INCALZANTI , CHE ADOMBRA LA DEFINITIVA CERTEZZA CHE LO STATO SOCIALE SIA DEFINITIVAMENTE TRAMONTATO.
ENTRO 4 ANNI I POVERI ASSOLUTI PASSERANNO DA 5,5 A OLTRE 10 MILIONI DI CITTADINI.

QUESTA EMERGENZA NON ASPETTA NE' I SERMONI SULLA COSTITUZIONE, NE ATTUATORI DEI PIFFERI E DEI CIUFOLI INSIEME, NON ASPETTA CHE SI FACCIANO ASSEMBLEE INUTILI FRA CAPI E CAPETTI, NON ASPETTA, CHE  LA SINISTRA SIA PIU' SINISTRA E LA DESTRA SIA PIU' A DESTRA, NON ASPETTA L'ORDITO CAPITALISTA, NON ASPETTA IL COMPIMENTO DI MEGA AFFARI DELLE MULTINAZIONALI, NON ASPETTA  CHE SPARISCA LA CORRUZIONE, NON ASPETTA CHE GLI AEREI TORNINO A VOLARE, NON ASPETTA CHE I MANAGERS  SIANO TOCCATI DAL SEGNO DIVINO DI NON RUBARE INGAGGI DA VIAGGI SU MARTE ANDATA E RITORNO  E FACCIANO IL LORO DOVERE E  NON ASPETTA CHE LE IDEOLOGIE DI CUI SONO IMBEVUTI TROPPI IMBECILLI,  FINISCA ALL'ISTANTE.

IMBECILLI,  CHE INVECE DI RIMBOCCARSI LE MANICHE,  ULULANO ALLE LUNE 24 ORE SU 24,  NON ASPETTA CHE LA PIANTINO CON PROBLEMI ESISTENZIALI  E INFINE NON ASPETTA CHE SI ACCUSI CHE SIA NAZIONALISTICO PROTEGGERE I CITTADINI.

TUTTI QUESTI  SOGGETTI, CHE HANNO NELLA LORO CORDA IL FAR ASPETTARE A RAGIONE O A RAGIONE, IN QUANTO IL TORTO LO HANNO E BASTA,  SONO LA PARTE PESANTE DEL PROBLEMA E MAI DELLE SOLUZIONI, CHE NON ARRIVERANNO MAI.
BISOGNA LASCIARE SPAZIO AI VERI DECISORI,  SPERANDO CHE NON SIANO DEI PAZZOIDI E  ABBIANO IL CORAGGIO DI OSARE DOVE  DIO NON VUOLE PIU' OSARE PER SCONGIURARE ULTERIORI DRAMMATICHE LOTTE LE CUI CONSEGUENZE NEFASTE SONO INCALCOLABILI. 
Luigi Intorcia 
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PENSIERI VELOCI / Se resta, resta! Ma non sparisce
« Ultimo post da Luigi Intorcia il Lun 20 Mar 2017 12:50:22* »



Le tabelle sull'evasione fiscale italiana in termini di volume annuo ci parla di una costante pari a oltre 500 miliardi in un anno ( 537 NEL 2013 fonte banca d'Italia )  da cui il volume di interscambio non genera gettito.


Tenendo conto che il valore è costante e attualizzandolo da almeno 69 anni nella stessa misura pari a  500 miliardi di euro, siamo a un valore corrente  attualizzato pari a  34.500 miliardi di euro spariti o eclissati  dal 1948 ad oggi?.

Questo implica che fuori dall'Italia esisterebbe  una ricchezza evasa pari a tre volte il valore totale corrente di tutta l'Italia, incluso tutto il valore delle opere d'arte.

Sui libri di storia l'evasione fiscale è un problema che è presente da sempre, da millenni. Nell'antica Grecia Dracone descrive molto bene il fenomeno e istituì le COLONIE TRIBUTARIE nel 660 a.c.

La grandezza del numero e della assurdità che ne consegue DEVE FAR RIFLETTERE TUTTI QUANTI INDISTINTAMENTE.

In una analisi successiva molto più grave, che indica come assurda quella ipotesi ci sono due evidenze:

1) molta evasione sarebbe reinvestita e quindi produce imposte comunque; ( perchè nessuno ne parla?)
2) avanzo primario del 2016 composto da un risparmio di 14 miliardi sugli oneri finanziari e l'aumento del pil che ha determinato un sopravanzo doppio rispetto al preventivato.
I conti non tornano con + 133 miliardi di gettiti contributivi e gettiti fiscali, netti evasi,   in quanto abnormemente sballanti nei valori di calcolo delle imposte.

Orbene, diciamo tutti che esiste? Quanto sia vero questo assunto, se è IMPOSSIBILE?

Ma perchè il mef non dichiara che sono stati polverizzati oltre 600 miliardi di pil in 7 anni?
Parliamo di quasi 85 miliardi di euro in media  che equivalgono a  17 volte il gettito totale tasi sulla prima casa, che secondo le stime è stato sottratto al consumo per quasi il 90% di esso?
la deviazione su consumo invece deriva dalla sparizione del reddito che è stato imbertato dallo stato, in più aumentando la pressione fiscale a livelli insopportabili. Quindi la forchetta deriva da più gettito fiscale e deviazione dal consumo.

E' chiaro l'ordine di grandezza?

Si conclude che è sparito completamente tutto il pil pari a 25% di esso 'reale' e che il pil italiano reale è quello effettivo e non esiste un pil aggiuntivo sommerso se non per polvere, per quanto fastidiosa sia, ma ben 10 volte inferiore che si rapporta perfettamente   ai  19 o 20 miliardi recuperati dalla lotta ai fantasmi.

Se questo è vero, il gettito evaso essendo 10 volte in meno determina l'inesistenza di evasione a questi  volumi assurdi, come indicato e  presuppone  che   siamo difronte ad uno dei disastri economici più gravi della storia italiana.

Lo specchio reale?

17 milioni di indigenti di cui 5,5 milioni di cittadini assoluti il 60% di disoccupazione giovanile reale e 14 % di disoccupazione reale.

Pertanto è la realtà che vale, non le pie valutazioni fatte da giocolieri dei pallottolieri strapagati e che stanno al disotto dell'intelligenza  di  buona classe di bambini modello, di un qualsiasi asilo nido in Italia i cui calcoli sarebbero molto più esatti.
Tutto il ragionamento, diventa devastante,  in relazione alla perdita di posti di lavoro, che è un fiume di sangue e disperazione che ha colpito milioni di lavoratori di cui molti hanno messo fine alla loro esistenza suicidandosi.
La riflessione è obbligatoria.
Luigi Intorcia


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PENSIERI VELOCI / IL CALCINCULO
« Ultimo post da Luigi Intorcia il Sab 18 Mar 2017 20:01:30* »
Allo sciocchino, sprovveduto,  sembrerebbe una parolaccia, più o meno volgare e vabbè.

Ma il calcinculo esiste davvero. E' una giostra tipo centrifuga,  munita di catenelle, dove si appendono delle seggiole dove il giostrato  stando seduto, dovrebbe colpire chi sta davanti a lui con un colpo del piede  e che naturalmente, punterebbe alle terga di chi lo precede.
nella immagine...eloquentemente, si nota il detto meccanismo


In realtà, il calcinculo rappresenta molto più gravemente,  quello che in queste ore si sta compiendo, ovvero le nomine e le conferme dei managers  pubblici o para_ pubblici_para_ culi,  messi a capo per strepitosi meriti, eccelsi e specchiati dalla  trasparenza e  sempre i nobili dal sangue blu dell'alta finanza, osannati come esseri davvero  molto speciali,  nelle principali aziende partecipate dello stato.
Se i nomi precedono i meriti o i meriti precedono i nomi, scegliete voi, quello che risulta alla fine, è che mentre nei partiti si assiste alla pagliacciata della  rottamazione, in un altro partito padronale,  i cittadini votano convinti  in un sistema truffa on line  e il capo dice dopo una mezz'oretta, che tutti si sono sbagliati a votare, il prescelto 'nun sadda fare', in quanto non gradito,  in un altro ancora  cambiano i nomi di micro agglomerati  scambiati per non partiti, ( alcuni li cambiano il nome anche in corso di anno ) perchè porta tremenda sfiga costituire partiti di questi tempi, altri ancora sparlano di attuare le costituzioni, in quanto sanno 'attuarle' meglio rispetto a come facevano prima,  con degenerati dalle elucubrazioni  di pluri trombati dal parlamento e senato ( rottamati  che non si rassegnano ).
La singolarità,  è che invece  nelle nomine delle gestioni delle imprese pubbliche, assistiamo inebetiti   alle grandi restaurazioni dei sacri imperi e delle dinastie da principi  azzurri,  alle ingessature o più semplicemente al tentativo che va sempre a buon fine,  di incrementare la vendite per le  fabbriche delle colle,  con cui si incollano i sudici  culi rattrappiti,  di alcuni loschi personaggi sulle stesse sedie che sono  sistematicamente scambiate, ma sono sistematicamente le stesse terga,  che le accolgono schifate.
Se le sedie potessero parlare............ci farebbero sconvogere, nell'urlare la loro indignazione! 
Personaggi, che sono trattati come quei giocatori di calcio, che senza aver giocato la partita, o meglio avendole giocate malissimo tutte quelle precedenti,  si strapagano pure per giocare  le prossime?

In rapida successione..........quello che aveva in gestione l' Alitalia alcuni giorni fa, accorgendosene dopo un anno o due  che accumulava una media di  milione di euro di perdite al giorno, risolve facilmente  la faccenda mettendo in licenziamento coattivo altri 2.000 dipendenti, idem per poste ( licenziamenti di esuberi) , idem per Finmeccanica ( licenziamenti per esuberi ), Trenitalia licenziamento per esuberi, Eni ( licenziamenti per esuberi) e di tutte le altre consorelle della sfortuna, stesso modus operandi.

Alla fine, queste aziende, che sono portate a livelli di esasperazione nella cattiva gestione sistematica  , di questo passo, fatalmente,  saranno completamente svuotate, spolpate e poi cedute al prezzo più basso.
Operazione sistemica invalsa dai primi anni ottanta e che  CONTINUA IMPERTERRITA DI ANNO IN ANNO!

Ma questi managers per chi lavorano, per come lavorano, per dove lavorano e gli interessi di chi fanno?

Ebbene negli ultimi 15 anni dove sono stati hanno eliminato lavoratori perchè costavano troppo, di converso, hanno creato un danno per miliardi e miliardi di euro a tutta la comunità  che deve foraggiare con il ricorso al finanziamento pubblico non per l'investimento ma per pareggiare perdite  con tasse che vanno a loro volta ad ingrassare le banche in un effetto concatenato semplicemente pazzesco.

Il sistema Italia è senza alcun futuro, ma il milione e mezzo all'anno a questa feccia gli viene garantito lo stesso.

Pazzia nella pazzia nel premiare pochi cialtroni, regalando privilegi a vita.

Peggio di così.......? Che qualcuno definisca il peggio.

Luigi Intorcia
39
PENSIERI VELOCI / MONETADOTTO ( termine registrato )
« Ultimo post da Luigi Intorcia il Sab 11 Mar 2017 00:40:23* »
Ebbene si, un autore a caso di Democrazia in Movimento nel mese di marzo del 2017, certo tal Luigi Intorcia coniò un nuovo termine il

M O N E T A D O T T O


LUIGI INTORCIA
( E NON COPIATELO )!!
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Iniziative Varie / Re:Proposta di modifica dell'art. 75 Cost.
« Ultimo post da Davide Gionco il Ven 03 Mar 2017 00:03:08* »
Saluti a tutti.

Dopo quasi 8 anni di vita in Svizzera ho imparato ad apprezzare i pregi della Democrazia Diretta.

Mie osservazioni:

1) Bene eliminare il quorum: chi vota decide, gli altri sono votanti astenuti che accettano la decisione dei votanti.

2) Sarebbe bene votare su qualsiasi argomento. Il popolo che vota è un organo legislativo a tutti gli effetti e si deve assumere la responsabilità delle conseguenze del proprio voto. Sarà compito dei promotori e degli oppositori del referendum spiegare i quesiti e le conseguenze del voto.

3) Sarebbe bene avere anche dei referendum propositivi: il popolo è un organo legislativo.

4) Sarebbe bene disciplinare rigorosamente la pari concessione di spazi informativi pubblici e privati in modo che sia uguale e in quantità significativa per entrambi gli schieramenti. I cittadini devono essere messi nelle condizioni di essere informati sui quesiti (spiegherò meglio come funziona in Svizzera)

5) Cambierei le condizioni di ammissione dei quesiti referendari:
a) con le prime 50'000 firme si ha il diritto di chiedere il parere della Corte Costituzionale sul quesito, la quale deve esprimere un parere ufficiale di ammissibilità entro 60 giorni
b) in caso di ammissibilità la raccolta firme potrà continuare per il tempo stabilito di XX giorni (quanti sono oggi?)
c) il numero di firme valide da raccogliere resta di 500'000
d) cambierei le modalità di validazione delle firme, che oggi sono troppo limitative, favorendo le forze politiche che mettono a disposizione consiglieri comunali (o regionali o deputati) per l validazione o favorendo i ricchi che possono pagarsi i notai.
Si potrebbero raccogliere firme semplici collegate al documento di identità.
I responsabili della raccolta firme le porterebbero poi a validare presso un pubblico ufficiale (anagrafe?).
Saranno poi predisposte verifiche sistematiche sul 30% delle firme raccolte, confrontandole con la firma sui documenti dei firmatari.
In caso di violazioni si prevedano pene molto severe, tipo carcerazione per 5 anni.
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