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IUS SOLI: e se si migliorasse la legge in Parlamento?

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Il dibattito sullo Ius Soli si é fatto via via sempre più ideologico e di muro contro muro.

Rimandiamo a  questo articolo che spiega bene la situazione e le modifiche proposte.

Il problema reale é che la legislazione attuale é carente, visto che dá solo un anno per presentare la domanda e non dá requisiti chiari. Occorre migliorarla non per favorire l’immigrazione ma per dare diritti a chi non li ha.

Il dibattito invece si concentra su una lotta a prescindere pro o contro il concetto stesso di ius soli, che non e neanche quello che é contenuto nel testo di riforma.
Quello proposto é infatti uno ius soli TEMPERATO cioé limitato, visto che non basta essere nati in Italia per avere la cittadinanza ma occorre essere nati da almeno un genitore in possesso di permesso di soggiorno a tempo indeterminato.

Altro discorso é la cosiddetta IUS CULTURAE che consente a chi, arrivato prima dei 12 anni, ha seguito almeno 5 anni di scuola in Italia o a chi ha conseguito un titolo di studio italiano.

Non é quindi una cittadinanza “regalata” come chi é contro vuole far credere.
C’é comunque spazio per migliorare la legge in Parlamento, che dovrebbe servire a questo, ad esempio aggiungendo un esame di Lingua e Cultura Italiana, soprattutto di Educazione Civica. E giá questo sarebbe un requisito che molti “veri italiani” non passerebbero.

Altra critica alla legge sono i tanti (quasi 1 milione) che sarebbero aquisirebbero improvvisamente la cittadinanza e che potrebbero votare “per ringraziare” proprio il PD che gliel’ha concessa con queste modifiche. Si potrebbe prevedere allora una moratoria e un periodo in cui questi “nuovi italiani” non possano votare (basterebbe un anno per escluderli dalle prossime politiche) cosí da lasciar passare un po’ di tempo e togliere il pericolo di “voto di scambio”. Non é infatti detto che gli immigrati votino PD, le statistiche ci dicono che probabilmente il loro voto si ditribuirebbe piú o meno equamente tra i vari partiti, compreso la Lega (perché chi é giá qui non sempre vede di buon occhio i nuovi che entrano).

Si richiede anche la reciprocitá coi paesi d’origine e con gli altri paesi europei, ma questa é una cosa che richiederebbe troppo tempo mentre questi “nuovi cittadini” hanno il problema reale di veder riconosciuto il loro diritto all’integrazione ora.

Queste modifiche, poi, non credo aumenteranno l’emergenza immigrazione, dovuta ad altri fattori. Anzi paradossalmente é possibile che questi “nuovi italiani” usino questo loro status per andare all’estero, come fanno giá oggi molti connazionali.

Purtroppo é probabile che si continuerá con il muro contro muro su questo tema. Speriamo almeno si arrivi a un referendum in cui possano essere gli stessi italiani a decidere su un tema cosí divisiva e che riguarda chi si vuole far entrare nella nostra comunitá, come e con quali requisiti.