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Tornare alle origini della costruzione europea?

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I capi di Stato e di Governo riuniti ieri a Roma per l’anniversario del Trattato di Roma, sottoscritto il 25 marzo 1957, hanno detto a chiare lettere che bisogna riprendere i valori fondanti dei padri costituenti europei, quelli appunto del Trattato di Roma.
Ma di quali valori parlano?
In tema di valori, se leggiamo la Costituzione della Repubblica Italiana, immediatamente percepiamo che sono quelli fondati sulla lotta partigiana. Approfondendo gli interventi dei Costituenti tutto questo è ben presente. Basti leggere i resoconti della prima sottocommissione su quello che sarebbe divenuto l’art. 13 Cost. per rendersene conto.
Nella discussione sulla libertà personale erano evidenti i segni della sofferenza degli abusi dello stato poliziesco fascista e si voleva evitare per il futuro quegli orrori fatti di torture e cancellazione della dignità umana.
Sempre in tema di valori costituzionali, questi li troviamo ben delineati nella prima parte: lavoro, eguaglianza, solidarietà, salute, istruzione.
Quali sono, invece, i valori espressi nel primo atto istitutivo della Comunità Economia Europea, quella che alcuni, blindati da uno stato di polizia indegno della democrazia del nostro Paese, hanno celebrato ieri 25 marzo 2017?
Meglio: vi sono valori espressi nel Trattato di Roma. Mi pare di no.
Il Trattato firmato a Roma il 25 marzo 1957 è niente altro che uno squallido trattato commerciale, finalizzato a eliminare dazi e creare un mercato di libero scambio delle merci e dei capitali. Dove la libera circolazione delle persone è un mero accessorio, nemmeno tanto rilevante.
ARTICOLO 2. “La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme della Comunità, un’espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita e più strette relazioni fra gli Stati che ad essa partecipano“.
ARTICOLO 3. “Ai fini enunciati all’articolo precedente, l’azione della Comunità importa, alle condizioni e secondo il ritmo previsto dal presente Trattato: a) l’abolizione fra gli Stati membri dei dazi doganali e delle restrizioni quantitative all’entrata e all’uscita delle merci, come pure di tutte le altre misure di effetto equivalente, b) l’istituzione di una tariffa doganale comune e di una politica commerciale comune nei confronti degli Stati terzi, c) l’eliminazione fra gli Stati membri degli ostacoli alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali, d) l’instaurazione di una politica comune nel settore dell’agricoltura, e) l’instaurazione di una politica comune nel settore dei trasporti, g) la creazione di un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato comune, h) l’applicazione di procedure che permettano di coordinare le politiche economiche degli Stati membri e di ovviare agli squilibri nelle loro bilance dei pagamenti, i) il ravvicinamento delle legislazioni nazionali nella misura necessaria al funzionamento del mercato comune, j ) la creazione di un Fondo sociale europeo, allo scopo di migliorare le possibilità di occupazione dei lavoratori e di contribuire al miglioramento del loro tenore di vita, m) l’istituzione di una Banca europea per gli investimenti, destinata a facilitare l’espansione economica della Comunità mediante la creazione di nuove risorse, k) l’associazione dei paesi e territori d’oltremare, intesa ad incrementare gli scambi e proseguire in comune nello sforzo di sviluppo economico e sociale“.
La parte seconda del Trattato di Roma dedicata ai “Fondamenti della Comunità” si apre con il titolo primo intitolato “Libera circolazione delle merci“.
ARTICOLO 9. “La Comunità è fondata sopra una unione doganale che si estende al complesso degli scambi di merci e importa il divieto, fra gli Stati membri, dei dazi doganali all’importazione e all’esportazione e di qualsiasi tassa di effetto equivalente, come pure l’adozione di una tariffa doganale comune nei loro rapporti con i paesi terzi”.
“Sogno dei fondatori dell’Europa. Ritorno alle idealità di quegli anni. Bisogna proseguire il cammino tracciato dal Trattato di Roma”.
Tutte belle frasi, ad effetto, tranne poi scontrarsi con la realtà dell’essere quelle idealità così alte e nobili niente altro che un accordo commerciale, seppure sottoscritto con tanto impegno dalle più alte cariche degli Stati.
Su queste fondamenta non poteva che costruirsi quel pessimo edificio che è l’Unione Europea, dove sempre meno persone vogliono abitare, se non quelle che ci traggono l’enorme vantaggio di poter decidere per tutti.
No grazie.
Ci teniamo stretta la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.
Per coloro che volessero approfondire i “valori” (?) del Trattato di Roma: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:11957E/TXT&from=IT
Alessandro Crociata
Democrazia in Movimento
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Le qualità del politico. Il politico dovrebbe …

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In un sondaggio aperto intitolato “le qualità del politico” abbiamo chiesto: “secondo te il politico dovrebbe …”.

Queste le principali risposte sulle qualità che dovrebbe possedere chi fa politica:

  1. essere competente;
  2.  essere onesto;
  3.  guardare al bene del Paese, inteso come Comunità tutta;
  4.  avere idee chiare, e verificate, su ciò di cui ha bisogno il Paese;
  5. essere coraggioso e determinato;
  6. fare compromessi quando servono per il bene della collettività.

Sogno, utopia? Può essere. Però non vi è peggiore sconfitta che arrendersi senza provarci.

Ovviamente non vi può essere “politico di qualità” senza il concorso di tutti, senza la partecipazione sociale della Comunità tutta.

Di certo non vi può essere “politico di qualità” se questo viene scelto dalle segreterie di partito; per questo siamo contrari ai “capilista bloccati” della legge elettorale, perché le segreterie non scelgono i “migliori” ma solo i più “fedeli”, e la fedeltà prescinde dalla qualità.

Per queste ragioni Democrazia in Movimento aderisce alla campagna del Comitato per la Democrazia Costituzionale e invita a firmare la petizione per restituire sovranità agli elettori: https://www.change.org/p/restituire-la-sovranit%C3%A0-agli-elettori

Democrazia in Movimento

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LA SENTENZA SULL’ITALICUM NON CI CONVINCE DEL TUTTO.

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La Corte Costituzionale si è pronunciata sull’Italicum dichiarando la incostituzionalità del premio di maggioranza assegnato con il ballottaggio e la possibilità di scelta rimessa ai capilista eletti in più collegi.

Resta il premio di maggioranza assegnato alla lista che ottiene almeno il 40% dei voti validi.

Questa pronuncia archivia definitivamente il progetto di governabilità delineato dal governo Renzi con l’avallo del Presidente Napolitano. Progetto che poggiava sulle due gambe della riforma costituzionale e della riforma elettorale (V. discorso di Renzi al Senato del 24.2.2014).

Detto questo, il mantenimento del sistema premiale al primo turno non ci soddisfa in quanto consente una grave distorsione del sistema rappresentativo, assegnando alla lista che dovesse superare anche di un solo voto la soglia del 40% dei voti validi ben 340 seggi, con un premio del 15%.

Questo sacrificio alla piena rappresentanza è irragionevole anche alla luce dei dettami della sentenza della stessa Corte 1/2014, laddove si ammette di poter sacrificare (in parte) il principio di rappresentanza solo per conseguire “la formazione di una adeguata maggioranza parlamentare, allo scopo di garantire la stabilità del governo del Paese e di rendere più rapido il processo decisionale”.

A ben vedere i sistemi elettorali conseguenti per il Senato dalla sentenza 1/2014 e per la Camera dei Deputati dalla sentenza del 25.1.2017 denotano una sostanziale difformità che impediranno nei fatti di conseguire la “stabilità del governo del Paese e di rendere più rapido il processo decisionale”, pertanto vengono a mancare quei requisiti di “proporzionalità”, “ragionevolezza” e “bilanciamento degli interessi” al cui concorrere solo è legittimo sacrificare (parte) della “rappresentanza”, espressione della sovranità popolare come prevista all’art. 1 Cost.

La difformità dei sistemi elettorali, del resto, è frutto di una specifica volontà del Parlamento a guida renziana, laddove ha deciso di limitare l’intervento della riforma elettorale solo alla Camera e non al Senato, nella arrogante quanto velleitaria convinzione di poter vincere il referendum costituzionale che vedeva la trasformazione del Senato in organo non più elettivo.

In conclusione, la Corte ha inferto un ulteriore colpo mortale alla governabilità renziana, ossia quel sistema in cui ci deve essere sempre e comunque un vincitore che prende il banco e con esso tutti i poteri dello Stato senza limiti e validi contropoteri; però ha consentito delle inammissibili aperture, salvando premio di maggioranza al primo turno e capilista bloccati, che possono incidere sul sistema di rappresentanza democratica, senza per ciò stesso far conseguire alcun vantaggio in termini di maggiore efficienza del sistema, anzi ponendo ulteriori gravi questioni come il collegamento diretto tra i capilista e le segreterie di partito, con quanto ciò significhi in termini di selezione di adeguato personale politico.

Noi di Democrazia in Movimento proseguiamo la nostra lotta per la piena attuazione della Costituzione, per la piena realizzazione della Sovranità Popolare e per la eliminazione di questi obbrobri antidemocratici fatti salvi dalla sentenza della Corte Costituzionale.

Alessandro Crociata

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