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L’ECCESSO DI COMPETITIVITA’

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L’ECCESSO DI COMPETITIVITA’

L’attuale sistema economico europeo è fondanto sul PRINCIPIO DI COMPETITIVITA’, sancito dal Trattato di Lisbona.

Questo principio è fra le maggiori cause del costante aumento della disoccupazione in Europa e della costante riduzione del tenore di vita e dei diritti sociali.

L’assenza di competizione in economia è certamente un fattore negativo, in quanto non stimola l’impegno sul lavoro dal punto di vista qualitativo e porta alla creazione di monopoli e di cartelli, originando prezzi eccessivi per beni e servizi, che ricadono sui cittadini-consumatori.

Partendo da questa evidenza è stato IDEOLOGICAMENTE elaborato il concetto di “massima competitività” che dovrebbe corrispondere alla fine dei monopoli e degli oligopoli, portando a prezzi bassi, il che sarebbe a tuttoi vantaggio dei cittadini-consumatori.

Ma le cose stanno proprio così?

Direi proprio di no.

Innanzitutto constatiamo che in certi settori di mercato i monopoli/oligopoli sono rimasti, ovvero poche imprese hanno il controllo del mercato, tagliando fuori ogni possibile concorrente.
Non intendo in queasta sede sviluppare questo interessante discorso, dato che vorrei dedicarmi alla discussione del principio di « massima competitività ».

Guardiamo quindi a cosa è successo nei settori dove effettivamente esistono molte imprese che competono fra loro.

Che cosa succede quando ad una gara di appalto pubblico partecipano 100 imprese ?
Per vincere non sarà sufficiente fare efficienza nella propria impresa.
Per vincere sarà necessario fornire prestazioni sottocosto, riducendo i salari dei lavoratori, le loro garanzie sociali, tagliando sugli oneri contributivi e fiscali, sui pagamenti verso i propri fornitori, delocalizzando all’estero…
La vittoria dell’appalto porterà inevitabilmente con sè dei tagli che colpiranno, direttamente o indirettamente, i cittadini-lavoratori, colpendo a catena i cittadini-consumatori.
Alla fine il taglio delle prestazioni sconomiche e sociali dei cittadini-lavoratori-consumatori si ripercuote sulle stesse imprese, dato che quei cittadini dovranno necessariamente, per soipravvivere, tagliare sul proprio tenore di vita e sulle spese della propria famiglia.

Che cosa succede, invece, se allo stesso appalto pubblico partecipano solo 4-5 imprese ?

In questo caso per vincere sarà sufficiente fare un po’ di efficienza di impresa, senza andare a colpire i diritti dei lavoratori-cittadini-consumatori.

In questo modo i lavoratori-cittadini-consumatori manterranno il loro potere di acquisto, garantendo la sopravvivenza del sistema produttivo.

L’eccesso di concorrenza e di competitività è un MALE per l’economia e per noi tutti cittadini.

Davide Gionco

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NO AL CETA, TRATTATO DI LIBERO SCAMBIO UE – CANADA

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L’approvazione del trattato di libero scambio tra l’Unione Europea e gli Stati membri da un lato e il Canada dall’altro è un ulteriore passaggio verso il consolidamento del neoliberismo a vantaggio dei grandi gruppi industriali e delle multinazionali a danno dei piccoli produttori.

Il trattato approvato il 15 febbraio 2017 dal Parlamento Europeo ora deve essere ratificato dagli Stati membri, tra cui l’Italia.

Il Parlamento Europeo ha approvato il CETA con il voto positivo del partito popolare e del partito socialista europeo. Questo lascia presagire che anche il Parlamento italiano presto ratificherà il CETA, magari senza alcuna discussione, senza alcun approfondimento, senza alcuna verifica dell’impatto del CETA per la miriade di piccoli coltivatori che si vedranno sempre più annientati dalla importazione di prodotto a basso prezzo e nulla qualità.

Occorre impedire questo ulteriore scempio, questo ulteriore regalo alle multinazionali, occorre creare una rete di controinformazione che coaguli il dissenso e lo trasformi in forza propulsiva per bloccare la ratifica del Parlamento italiano del CETA, per impedire tutte le politiche distruttive imposte dal capitalismo e dal neoliberismo.

Noi ci siamo.

Democrazia in Movimento

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Siamo realisti, vogliamo l’impossibile: attuare la Costituzione.

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L’avvento di Trump, la campagna elettorale francese con la forte ascesa della Le Pen, la Brexit, l’Europa a due velocità ipotizzata dalla Merkel, sono tutti fattori che rendono sempre più probabile una implosione della Unione Europea e dell’Euro.

I pressanti monti di Draghi di questi giorni sono un ulteriore forte segnale in questo senso, una sorta di linea Maginot a difesa dei fragili confini del castello di carta che sono l’UE e l’Euro.

Il punto centrale del ragionamento a quanto pare non è più il “se”, ma il quando e il come.

In altri termini, dato per inevitabile la dissoluzione della Unione Europea e dell’Euro per come sono stati costruiti, occorrere ragionare seriamente su come “governare” questo crollo prima che esso avvenga.

La cieca obbedienza ai dettami ordoliberisti posti a fondamento della Unione Europea e dell’Euro sta impedendo ogni seria riflessione, lasciando tutto lo spazio di reazione ai cosiddetti populismi.

Populismi che altro non sono che manifestazioni di rifiuto di una situazione che sta portando all’impoverimento strati sempre più ampi della popolazione e alla concentrazione di ricchezza in sempre meno mani.

Cosa fare allora?

Se vogliamo evitare che il futuro sia regalato ai nazionalismi egoistici, improntati alla xenofobia, è necessario ripartire dal nostro sistema costituzionale, dalla struttura keynesiana della nostra Costituzione, con la sua centralità del lavoro, dei diritti sociali e dei doveri di solidarietà.

L’opposto del sistema di questa Unione Europea e di questo Euro, improntati all’ordoliberismo della scuola di Von Hayek, uno degli economisti che più ha contrastato le teorie di Keynes.

Basta leggere il discorso di Mario Draghi fatto a Gerusalemme il 18 giugno 2013:

“In this context, it is worth recalling that the monetary constitution of the ECB is firmly grounded in the principles of ‘ordoliberalism’, particularly two of its central tenets:

  • First, a clear separation of power and objectives between authorities;
  • And second, adherence to the principles of an open market economy with free competition, favouring an efficient allocation of resources”.

Tradotto, più o meno: “In questo contesto, vale la pena ricordare che la costituzione monetaria della BCE è saldamente fondata sui principi dell’ordoliberalismo, in particolare due dei suoi principi fondamentali: In primo luogo, una netta separazione dei poteri e degli obiettivi tra le autorità; e in secondo luogo, l’adesione ai principi di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse”.

In sostanza, l’opposto del solidarismo interventista a tutela dei diritti sociali ed economici della nostra Costituzione.

Noi non vogliamo lasciare il nostro futuro in mano al populismo xenofobo e nazionalista dei Le Pen e Salvini, ma non vogliamo nemmeno lasciarlo a questa Europa costruita sulla rigida competizione ordoliberista che sta massacrando fette sempre più ampie di popolazione.

Vogliamo ripartire dalla Costituzione, vogliamo riprendere il progetto sociale, economico e politico delineato dalle Madri e dai Padri Costituenti, convinti che in questo progetto solidaristico, di diritti e doveri sociali, possa trovarsi risposta vera ai bisogni del Popolo, quello che fonda il nostro ordinamento repubblicano nato dalla Resistenza.

Speriamo di poter condividere con voi queste riflessioni e trovare ragioni per portare avanti insieme questo progetto.

Alessandro Crociata

Democrazia in Movimento

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